Fotografia di Ed Templeton

vent'anni di incazzatissime creste punk

Erano gli anni '80 quando Ed Templeton ha iniziato a fotografare i tagli alla Mohawk dei ribelli californiani. Poi ha girato il mondo, e intanto ha continuato a fotografare i punk. Il risultato si chiama 'Hairdos of Defiance' ed è incredibile.

di Emily Manning
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20 marzo 2018, 3:43pm

Fotografia di Ed Templeton

Ed Templeton ha scoperto lo skateboard quando andava alle superiori. Entrare a far parte di questa subcultura giovanile gli ha permesso di accedere anche a un'altra scena alternativa, quella punk.

"Il solo fatto di possedere una tavola da skateboard mi ha fatto entrare in contatto con ragazzi che fino a quel momento avrei evitato. Sembravano cool, ma mi terrorizzavano," mi racconta Templeton ricordando gli anni di Huntington Beach. "Hanno iniziato a chiedermi 'tu skatei, vero? Se vuoi puoi uscire con noi.' E lì mi si è aperto un mondo. Mi prestavano le loro cassette, quelle dei Dead Kennedys tipo. Intanto io skateavo sempre di più, loro mi hanno preso sotto la loro ala e di lì è cominciato tutto."

Nel comunicato stampa della sua nuova mostra Hairdos of Defiance Templeton ripercorre un momento particolare: la mattina in cui il suo amico Ron Hanstein è entrato nel loro liceo con una cresta punk da capogiro. "Gli ho chiesto come faceva a farsi una roba del genere in testa e lui mi ha risposto semplicemente 'albume e gelatina Knox.' Poche ore dopo l'hanno cacciato da scuola."

Nello stesso modo in cui la serie Teenage Smokers ritrae solo adolescenti con la sigaretta in mano e in Teenage Kissers ci sono solo ragazzini che limonano, Hairdos of Defiance è una collezione di folli tagli alla Mohawk. E basta. Due decenni di ritratti che immortalano focolari di ribellione giovanile, scattati durante le gite di Templeton al molo di Huntington Beach, ma anche nei suoi lunghi viaggi in altri continenti. Come tutte le sue migliori fotografie, anche queste catturano l'eccentricità del quotidiano in un mix di humor ed empatia.

Perché hai deciso di esporre solo ritratti di persone con tagli alla Mohawk?
Tutto è nato dal nome della mostra. Il mio amico Mike Burnett è un fotografo che lavora per il magazine Thrasher e ci capitava molto spesso di andare in tour insieme; seguivamo gli skateboard nelle loro competizioni in giro per il mondo. Una volta abbiamo visto dei ragazzini con la cresta e Mike mi ha detto: "Guardali, sono hairdos of defiance." [Intendendo che quelle capigliature fossero un atto di resistenza, NdT.] Il modo in cui ha buttato lì quella frase mi ha subito colpito, e quella definizione mi è rimasta impressa; ogni volta che vedevo un taglio alla Mohawk pensavo "ecco, questo è un hairdo of defiance."

Poi, quando la Roberts Projects mi ha proposto di esporre nei loro spazi ho iniziato a pensare a quale tema mi sarebbe piaciuto esplorare e subito mi è venuta in mente quella frase. Ho iniziato a scartabellare il mio archivio fotografico e mi sono accorto che, nel corso degli anni, avevo sempre avuto una certa propensione a fotografare questi ragazzi con creste assurde. Quando li incontravo per strada li fermavo sempre, facevamo due chiacchiere e a volte chiedevo loro se potevo fargli una foto. Non era un progetto né una serie, attiravano semplicemente la mia attenzione. Lo facevo perché mi andava, e basta.

Il tuo stile fotografico è caratterizzato da un'alta spontaneità dei ritratti, quasi come se tu stessi scattando di nascosto. Ma questi ragazzi sembrano perfettamente consci di essere davanti a un obiettivo.
Di solito non sono molto estroverso. Ho i miei metodi per avvicinarmi alle persone, ma solitamente non provo a parlare troppo con loro, perché non sono il migliore nelle chiacchierate informali. Alcune sono state scattate al volo, ma la maggior parte no: è praticamente impossibile fare una foto decente di questi hairstyle se la persona non è immobile. Di solito chiedevo alla persona se potevo fotografarla, e facendolo mi sono accorto che per la mia generazione i tagli alla Mohawk erano qualcosa da temere. Nel 1985, quando ho iniziato a fare skateboard e ascoltare musica punk, avere una cresta era un modo per dire "lasciatemi tutti in pace." Ma oggi il suo significato è cambiato, assomiglia più a un "hey, guarda come sono cool!" Non ti nascondo che alcuni di quei ragazzi mi spaventavano un po', ma era palese che volessero essere fotografati, lo adoravano davvero. È proprio per questo motivo che passano tutto quel tempo sistemandosi i capelli: vogliono farsi notare. Poi, ovviamente, con il tempo sono diventato sempre meno timido.

Il tuo compagno che è stato cacciato da scuola per la sua cresta punk è un po' il simbolo dell'idea di "hairdos of defiance", no? Lo scopo era esattamente quello di infastidire le autorità senza dire neanche una parola.
Esatto, il significato delle creste punk è proprio creare un senso di disagio nell'establishment. Le tribù dei Nativi Americani sceglievano queste pettinature per intimidire i nemici sul campo di battaglia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, anche un intero battaglione di paracadutisti statunitensi si è rasato per sembrare più agguerrito. Poi, quando i punk di Londra hanno iniziato a fare lo stesso negli anni '70, certo per ragioni ben diverse, la cresta è diventata il simbolo delle controculture. Un modo per dire vaffan***o alla società e schierarsi dalla parte dei perdenti.

Come hai selezionato le foto che avrebbero poi fatto parte della mostra?
La cosa più complessa è stata digitalizzare tutto il mio archivio. Scatto solo su rullino, quindi scannerizzare ogni immagine e categorizzarla per parole chiave ha richiesto un sacco di lavoro. Ho messo una marea di tag, così che anche solo cercando "mohawk" fosse poi facilissimo trovare ogni scatto correlato, dal 1998 a oggi. Molti dei miei progetti sono nati solo dopo questo processo di archiviazione, perché come ti dicevo non ho mai scattato seguendo un filone tematico preciso; ho sempre preferito lasciarmi guidare dall'istinto. Ci sono fotografi che mettono a punto una serie e poi iniziano a lavorarci, e magari continuano per uno o due anni. Ecco, io lavoro in modo esattamente opposto: ho scattato per decenni, e solo ora ho categorizzato il frutto di tutti questi anni passati con la macchina fotografica in mano.

Ti è capitato di fotografare più volte la stessa persona nel corso degli anni?
C'è questo tipo a Huntington Beach che ha un taglio alla Mohawk e spesso lo vedo in spiaggia che legge. Ecco, lui l'ho fotografato più di una volta, ma senza rendermi conto che fosse la stessa persona. Credo che nel libro ci siano due suoi ritratti.

Molti dei tuoi scatti di Mohawk sono stati fatti a Londra. Hai notato qualche differenza tra le creste londinesi e quelle nel resto del mondo?
Non ci ho mai pensato su, onestamente. Ma effettivamente a Londra i tagli alla Mohawk erano molto più precisi; ne ricordo due in particolare, assolutamente perfetti in ogni dettaglio. Pettinati con attenzione, non mi sarei stupita di vederli in passerella. Invece qui in California sono meno curati, lo capisci che quelle creste le hanno tirate su a suon di gelatina e pettini sdentati.

E tu hai mai avuto una cresta punk incazzatissima?
No, e uno dei motivi per cui questi ragazzi mi affascinavano così tanto è proprio perché sapevo che io non avrei mai fatto le loro stesse scelte. Questo perché per me il punk era l'opposto di un taglio alla Mohawk: sai, l'idea di passare ore davanti allo specchio sistemandomi i capelli non aveva molto senso, dal mio punto di vista. Vengo dal punk dei Fugazi, per noi si trattava più di non dare nessun tipo d'importanza all'aspetto esteriore. Inoltre, non l'ho mai fatto perché non credo di essere abbastanza coraggioso! Provo una sorta di ammirazione nei confronti di chi sceglie di farsi una bella cresta punk e poi riesce ad avere una vita sociale e tutto il resto. Li ammiro chi porta questi capelli, ma non potrei o non vorrei mai avere un taglio alla Mohawk.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.

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