Fotografia di Mitchell Sams

cinque cose da sapere assolutamente sulla sfilata vetements

La vedremo ovunque, per mesi e mesi. Qui i punti che meglio la riassumono.

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lug 3 2018, 9:48am

Fotografia di Mitchell Sams

La location è stata scelta per motivi politici
La sfilata si è tenuta sotto un ponte nelle periferie di Parigi, quelle che spesso i giornali associano ai campi per migranti, non all'alta moda. Il set era composto da un tavolo da pranzo e una serie di sedie di plastica con fiocchi in tulle. Forse un matrimonio Vetements, hanno pensato gli ospiti. Non proprio, in realtà: la location è stata scelta proprio per la sua vicinanza ai campi per migranti; Demna Gvasalia ha particolarmente a cuore il tema della crisi dei rifugiati. "Oggi tutti parlano di guerra e migranti, ma io so davvero cosa significa provare certe esperienze sulla propria pelle," ha detto lo stilista al termine della sfilata. "È strano. Mi sono ispirato alla mia vita, ma contemporaneamente anche a tutto ciò che si vede al telegiornale."

L'invito non era il solito cartoncino scritto a mano
No, si trattava di un biscotto tipico della Germania, e in particolar modo della Baviera, il Lebkuchenherzen. A forma di cuore e decorato con fiori e cuoricini di glassa colorata, l'invito può essere inteso come un riferimento all'infanzia di Gvasalia, che fino alla maggiore età ha infatti vissuto nella città tedesca di Dusseldorf. Una volta arrivati sul posto, gli invitati sono poi stati accolti da calici di Chardonnay, completamente ignari di ciò a cui avrebbero assistito poco dopo...

Demna si è ispirato al passato
Demna ha descritto la sfilata come ispirata ai temi "famiglia e guerra." Sì, è stata una passerella cupa, molto. Lo stilista ha poi aggiunto che se potesse ricominciare da zero la sua carriera, questa sarebbe la collezione con cui inaugurerebbe Vetements. Essendo cresciuto in Abcasia, territorio caucasico rivendicato dalla Georgia ma oggi de facto indipendente, Gvasalia è stato costretto a fuggire dal suo paese e ha sperimentato in prima persona le conseguenze dei conflitti internazionali: la sua famiglia è scappata dalla guerra civile attraverso la catena montuosa del Caucaso quando lui era appena adolescente. A differenza della precedente collezione—incentrata sulle sue radici fashion caratterizzate dagli anni in Maison Margiela—, per questa stagione Demna ha deciso di affrontare invece il dolore e i traumi del suo passato, scegliendo di dare spazio a una narrativa estremamente personale.

Non solo al passato in generale, ma al suo passato
Gli abiti "normali" dalle proporzioni gigantesche sono stati disegnati pensando alle felpe che Demna indossava da ragazzo, in larga parte già usate e ri-usate dai suoi cugini. Anche la nonna 80enne, che dopo i bombardamenti ha perso per qualche mese l'udito, "e l'incredibile quantità di spalline imbottite che usa tutt'oggi," è stata un elemento a cui ispirarsi. Molti dei capi visti in passerella prendono spunto dalla bandiera della Turchia e degli Stati Uniti, ma anche il logo georgiano e quello ucraino. Le maschere in pelle volevano invece simboleggiare la perdita d'identità che il designer conosce fin troppo bene. Ci sono stati alcuni momenti più leggeri, come le scarpe con la Torre Eiffel capovolta o una serie di monete impilate al posto del tacco. "È un modo molto diverso di lavorare da quello a cui sono abituato, perché ho sempre fatto sfilate focalizzate sugli abiti," ha spiegato Gvasalia, aggiungendo che la collezione si è praticamente disegnata da sola, perché la sua mente "continuava a tornare alla Georgia."

I modelli erano quasi tutti di origini georgiane
I modelli sono stati scelti con uno street casting ed è stato Gvasalia stesso a fare lo styling della sfilata, evitando di collaborare come al solito con Lotta Volkova. "Ha fatto arrivare quasi 40 ragazzi dalla Georgia come modelli per la sfilata, ragazzi che gli ricordavano molto il suo passato. Ognuno di loro aveva una certa ingenuità e spesso avevano la sensazione di non essere ascoltati nel loro paese."

Le reazioni post-sfilata non si sono fatte attendere
"È stata terrificante!" ha detto un ospite poco dopo la fine della sfilata. Gli elementi per spaventare il pubblico c'erano, eccome: la musica era forte e batteva dura, i modelli camminavano decisi proprio sopra le teste del first row, la connotazione politica dei capi visti in passerella era impossibile da non notare. Vetements ha inoltre lavorato a un'app per smartphone che collegherà i capi di questa collezione alla pagina Wikipedia sulla pulizia etnica del popolo georgiano in Abcasia. Non capita spesso che un brand affronti tematiche così profonde, specialmente durante la settimana dell'haute couture.

Non credete sia stata così d'impatto? Qui potete riguardarvela tutta...

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.