Quantcast

anche palermo era punk: foto di anarchici, nasi rotti ed eroi urbani

Federico Rocco

Fabio Sgroi non ha solo vissuto la scena punk palermitana. L'ha anche fotografata. Oggi, il libro 'Palermo 1984-1986' edito da Yard Press ne mostra l’archivio completo.

Nella prima metà degli anni ’80 Fabio Sgroi vive sulla sua pelle la crudezza e la brutalità della Palermo che non ti aspetti, quella che Francesco De Grandi riassume così: "Punk, anarchici valprediani eravamo LA CUBA, un gruppo di attrattori impazziti, un avamposto Cyberpunk nell’interzona della Palermo anni ’80 spazzata dal vento dell’eroina statale di Villa Siringa e del Liceo Artistico puzza di piedi. Disegnatori di altri mondi, di sordide buttane e di mostri malinconici." Una vita fatta di anfetamine, di setti nasali rotti e di mostri malinconici frutto dell’immaginazione malata delle gang di strada. Con una sprezzante dose di freddezza e complicità, in quell'epoca Sgroi fotografa da autodidatta un habitat ostile e popolato da branchi di lupi notturni accovacciati nel buio. "Mandrie di anarchici febbricitanti, punk valprediani arroccati sul ponte non terminato di via Belgio, rampa vertiginosa che si ferma al suo climax in un vortice violento e gelido di cavi d’acciaio e tondini arrugginiti" e spettri ambulanti vicino a Villa Adriana, superstite liberty sopravvissuta a "demolizioni incontrollate e mazzette fruscianti in un far west dove le leggi sulla tutela del monumenti storici venivano platealmente sospese."

In questa Palermo colpita da un sole feroce si aggirano i protagonisti del lavoro di Sgroi. Si uniscono in gruppi d’azione come squadracce per bastonare a sangue i membri delle gang rivali o nemici personali, agitati da un odio inspiegabile e fomentati dalle fendimetrazine, estorte dalle farmacie da finte facce d’angelo e "bimbi appena piumati." Tutto questo tra le classi d’arte del liceo Artistico e Villa Siringa, "avamposti cyberpunk in decomposizione, o negli ultimi discopub dei quartieri dormitorio," dove la strafottenza è la base fondante della legge della giungla. "Giungla di sordide buttane e fanzine indipendenti," ma con ancora una paura radicata e profonda nei confronti dell’autorità paterna, addolcita solo dai panorami di quella che Fabio Sgroi chiama "la Palermo felicissima," ultimo miraggio incontaminato di questi ragazzini eroi.

Lo stile dei selvaggi di Palermo è lo specchio dei loro ideali. Ideali che lottano tra la putrefazione e la massima vitalità. E allora si vedono "magliette nere con scritto Democristiani di Merda a candeggina e felpe bucherellate da pepite ardenti di sigarette, jeans stretti fino a far scoppiare le palle, canottiere bianche per vedere su di me il sangue del nemico, anfibi militari scuri a sponda alta e punta rinforzata (punk antiborghesi simbolo delle lotte di classe), capelli rasati a tazza come Ranx e cinghie di cuoio ai polsi." I cultori dello stile degli scatti di Fabio Sgroi non vengono dal ventre delle città, come i Selvaggi Napoletani di Toty Ruggieri o i paninari della Milano da bere, ma vengono da fuori, sono clan indigeni destinati a trasformarsi in autentiche tribù urbane.

Questo spaccato di Sicilia che non ti aspetti è al centro del volume Palermo 1984-1986 pubblicato da Yard Press, di cui vi mostriamo qui in anteprima alcune immagini e da cui sono tratte le citazioni del testo introduttivo scritto da Francesco De Grandi.

Segui i-D su Instagram e Facebook.

L'epoca punk vi affascina? Qui trovate quello che fa per voi:

Crediti


Testo Federico Rocco
Foto Fabio Sgroi
Uno speciale ringraziamento va Yard Press per la concessione del materiale fotografico e testuale.