Fotografia Mitchell Sams

per raf simons è ora di lasciar perdere lo streetwear

Dalle t-shirt con la scritta DRUGS della scorsa stagione all'arcobaleno di satin della s/s 19 il passo è breve.

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giu 22 2018, 9:11am

Fotografia Mitchell Sams

Chi?
Dal momento in cui nel 1995 ha lanciato il suo brand, Raf Simons ha sempre combattuto l'estetica iper-sessualizzata dell'epoca, preferendole invece un immaginario giovane, dinamico e androgino. "Tutti quei machi abbronzati e muscolosi erano l'opposto di ciò che volevo rappresentare," ha spiegato Raf Simons a Jo-Ann Furniss in un'intervista del 2001 sul numero di i-D The Inspiration Issue. Ispirandosi alla scena punk di Anversa e a designer come Martin Margiela e Helmut Lang, Simons ha sviluppato negli anni una visione più oscura, più sporca e underground di qualunque suo contemporaneo. Da quel giorno sono passati 23 anni, ma il genio nato in Belgio continua a sfidare il sistema, immergersi nella realtà che più gli è congeniale e coltivando le sue passioni e ossessioni.

Ma questa rielaborazione del passato non ha nulla di nostalgico, stimolandoci invece a visitare nuovi e sconosciuti luoghi. Dalla reinterpretazione dei capi più simbolici della nostra società al suo approccio esplicitamente grafico, dalle silhouette innovative alle musiche da rave delle sue sfilate, Simon è sempre stato non uno, ma due passi avanti rispetto a tutti i suoi colleghi. Dopo tre stagioni alla NYFW, per la primavera/estate 19 è tornato a sfilare a Parigi, dichiarando che è ora di lasciar perdere lo streetwear. "Abbiamo bisogno di nuovi panorami e nuove forme," ha spiegato nel backstage. "Ovviamente anche io ho fatto la mia parte, ma là fuori ci sono davvero troppe felpe con stampe grafiche. Qualcosa deve cambiare." E il cambiamento per Raf Simons è stato "il diy che incontra l'haute couture" pensato per le nuove generazioni. Negli anni '70 il punk è nato come reazione alla scena musicale dell'epoca. Oggi, Simons vuole reagire al dominio incontrastato dello streetwear.

Cosa?
Ancora una volta, Simons ha cercato ispirazione negli anni a cavallo tra i '70 e gli '80 e si è poi gettato a capofitto nel futuro. Una sorta di copia e incolla dell'immaginario punk. T-shirt traforate, anelli, stampe, tanto nero, sovrapposizioni: solo lui poteva prendere lo spirito della tribù ribelle per eccellenza, portarlo nel suo atelier e trasformarlo in qualcosa di completamente diverso e nuovo, ma senza perdere però un grammo dell'energia originaria del movimento a cui si ispira. "Ci sono molti riferimenti al punk, come spille da balia, borchie e pelle nera, però ho voluto mettermi alla prova e inserirli in un contesto contemporaneo. Non volevo che l'associazione tra la mia collezione e il mondo punk fosse troppo immediata per il pubblico."

Wow!
Nell'insieme, Raf Simons ha offerto al pubblico un dialogo continuo tra passato e presente, alta moda e capi quotidiani, diy e haute couture. A fine sfilata c'è stato un afterparty in collaborazione con Undercover al quale ha partecipato praticamente chiunque, da Naomi Campbell a Marine Serre. Ma ad averci colpito e a consolarci nel successivo hangover è stato in realtà l'arcobaleno di satin visto in passerella. "Tutto, tranne i jersey e un paio di completi spezzati, è stato realizzato in satin," ha spiegato il designer. Si tratta di un tessuto estremamente difficile da usare (e cucire), molto più comune su una passerella haute couture che ai rave nei magazzini dimenticati. Quindi no allo streetwear e sì al satin.

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Crediti


Fotografia di Mitchell Sams

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.