dieci anni da metallaro

La fotografa Sanna Charles ha passato dieci anni on the road per documentare gli irriducibili fan degli Slayer per un nuovo libro, God Listens To Slayer.

di Felix Petty
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24 aprile 2015, 5:00pm

A partire dal Download festival del 2003 fino al NME festival, la fotografa Sanna Charles è finita per innamorarsi profondamente della band Slayer, che sono stati protagonisti della scena metal seguiti da legioni di fan zelanti. Tanto che ha scelto di imbarcarsi in un progetto di 10 anni per fotografarli. Attraversando l'Europa, li ha seguiti durante i festival e i concerti,  mentre pogano o si rilassano a casa, il progetto si è pian piano evoluto in un documento dedicato ai metallari nella loro totalità, allontanandosi dai preconcetti legati a questo tipo di sottocultura per registrare i codici della "tribù" in modo onesto e divertente. 

Qual è stata la tua esperienza con gli Slayer e i loro fan prima del tuo progetto?
Crescendo a Londra, ho avuto l'opportunità di conoscere molta musica, e ci sono un sacco di influenze tra le varie realtà. Mi ero avvicinata al rock e al punk e passavo il tempo al The Crobar di Soho, quello con molta probabilità è stato il luogo in cui ho scoperto la musica degli Slayer e le persone che l'amavano. 

Cosa ti ha spinto a continuare a fotografare i loro fan per 10 anni? 
A quell'epoca cercavo un progetto a cui lavorare per molto tempo, avevo un background nella fotografia di musica e avevo sempre amato l'idea di essere parte di una sottocultura musicale... è una sorta di famiglia. Con i fan degli Slayer  la musica diventa aggressiva e al di là delle sbarre si sfogano, ma dopo le prime file è tutta un'altra storia; le persone si aggrappano ai loro amici, c'è tanta sovreccitazione e attesa, un'atmosfera di puro divertimento. Ho voluto dare a me stesso l'opportunità di camminare e guardarmi attorno fotografando le persone prima e dopo gli show e catturare la loro energia.

Hai notato molti cambiamenti durante quel periodo? I fan del metal solitamente si dice non siano inclini al cambiamento?
È una domanda difficile, perché a quell'epoca mi sono fatta molti amici cercando di salire sulle loro spalle ai concerti. Forse fotografare mi ha permesso di vedere i fan metal in modo diverso... Penso di aver avuto anche io degli preconcetti nei loro confronti inizialmente ma poi ho velocemente cambiato opinione quando ho conosciuto alcune persone di mentalità così aperte. La scena è cambiata nel senso che sempre più persone sono musicalmente coinvolte, anche per quanto riguarda le donne. Ma la scena heavy metal è come se fosse bloccata in un pacchetto temporale, soprattutto considerando il modo in cui i fan reagiscono alla musica. 

Vedi questo progetto come un ritratto dei fan dei Slayer, oppure da un punto di vista più ampio, lo ritieni un documento della corrente metal in generale? 
È assolutamente diventato qualcosa di più vaso, cosa che è probabilmente dovuta al fatto che non chiedevo sempre alle persone se fossero lì per vedere i Slayer, e comunque dalle loro risposte in molto casi ho ottenuto un dato. Ho voluto documentare l'esperienza di essere presente a eventi con altre mille persone unite dall'amore per la musica heavy e forse ciò che rende diversi questi tipi di festival è proprio questo senso di unione e di intesa, questo ha reso l'atmosfera sempre molto rilassata.

Qual è stata la cosa più sorprendente nei vari incontri con i fan degli Slayer durante tutti questi anni?
Penso siano semplicemente la felicità e la semplicità che contraddistingue i fan degli Slayer nel volersi aiutare a vicenda. Nel capire come organizzare il tour, mi sono imbattuta in alcuni forum dedicati agli Slayer e ho postato una sorta di annuncio pubblicitario per chiedere se alcuni di loro volessero incontrarli in città prima del concerto. Alcuni dei meeting sono stati abbastanza strani, sembravano più degli appuntamenti al buio, ma in alcuni casi ci veniva offerto un posto letto e il tour per la città.  Penso che era sorprendente quanto i fan dei Slayer potessero essere affettuosi, ma poi c'è Londra che trovo una città molto fredda in cui vivere, invece usciti da lì le persone sono accoglienti e amichevoli, sia che seguano gli Slayer o no.

Sei diventata amica dei fan degli Slayer?
Sì, sono rimasta in contatto con il capo del fan club russo, con sede a Mosca, è finito anche a collaborare in alcuni testi per il libro. Un altro amico che ha partecipato a scriverlo è stato una persona che ho incontrato forse a un concerto dei Slayer o al Crobar, ha un fantastico gilè fatto di toppe dedicato agli Slayer che solitamente indossava costantemente ma adesso si  rassegnato a lasciarlo tra la polvere del un guardaroba. Mi ha permesso di usarlo per la mostra al Ditto in occasione del lancio del libro.

C'è ovviamente una componente-moda nei look dei fan degli Slayer e del mondo metal, era qualcosa che ha attirato la tua attenzione? 
Sono sempre rimasta colpita al tempo dallo sforzo che i fan metal mettevano nel gareggiare tra di loro con gilè e giacche personalizzate da toppe. Questi scontri ci sono stati per decenni, tra pesanti chiodi di pelle e borchiati e abiti da biker...  quindi una parte di me ha cercato sempre questo aspetto nei fan più giovani. Se guardi al documentario Heavy Metal Parking Lot del 1986, potrei dire che lo stile in particolare richiama quello americano, magliette strappate come quelle dei tizi nel film Rivers Edge, non penso che questo stile si sia diffuso in tutta Europa. Gli europei, o potrei dire gli europei del nord, hanno avuto a che fare con un clima schifoso così al tagliare le maglie preferiscono indossarle della giusta misura. Un sacco di fan metal cercavano di ispirarsi allo stile dei loro idoli e dopo aver fotografato le band per un po' di anni ho cominciato ad apprezzare gli stili delicati dei loro fan. Se fai parte della scena musicale o di una sottocultura ci sono elementi a cui ti devi uniformare, ma quello che è importante è come tu scegli di farlo e molti di questo rappresenta il creare la propria identità a partire da quello che si indossa. Per alcuni è molto teatrale, per altri minimal e un po' grunge.

Quanto è stato importante contestualizzare la sottocultura attraverso i pensieri e le memorie che i fan avevano della band? 
Ho voluto includere alcuni testi ma non ho voluto essere troppo teorica, anche per quanto riguarda gli Slayer e la parte dedicata alla fotografia. Il testo aveva bisogno del punto dei vista dei fan. C'era la preoccupazione che il testo potesse essere troppo ripetitivo, mentre i fan sono sempre molto positivi riguardo alle loro band del cuore, ma mi sono sentita sollevata quando ho ricevuto il testo da Sadistik Fornicator (che è anche un amico che mi ha prestato il suo gilè degli Slayer da battaglia) che oggre la sua fondamentale prospettiva da fan. 

E allo stesso modo quanto important è stato dare spazio e mostrare i fan fuori dal contesto degli show e fotografarli nelle loro case?  
Poiché il progetto è durato per un periodo di tempo molto vasto, ci sono stati momenti in cui volevo solo fotografare persone in luoghi diversi che non fossero strade, così chiedere a ciascuno se si poteva scattare a casa loro sembrava la scelta migliore, in più sono una persona alquanto chiassosa. Mi piace pensare che queste immagini aiutino a dare un aspetto personale alla narrazione del libro, dare una senso di normalità al caos. 

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Crediti


Testo Felix Petty
Foto Sanna Charles, su cortese concessione della Ditto Press

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