Fotografia di Collier Schorr. Moda di Carlos Nazario

la prima intervista di nathan westling dopo la transizione

"Stessa persona, stessa agenzia, capelli diversi, pronome diverso." Collier Schorr ha intervistato e fotografato per noi Nate.

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07 maggio 2019, 6:08am

Fotografia di Collier Schorr. Moda di Carlos Nazario

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero 356 di i-D, "The Voice of a Generation Issue" dell’estate 2019

Un uomo risponde al telefono e dice con tono interrogativo: "Collier?" Chiedo chi è. Mi risponde "Nate.” Questa è una storia vera. Questa è la trasformazione. Negli ultimi sei mesi il modello, fino ad allora conosciuto come Natalie Westling, si è trasformando, cambiando sostanze chimiche, pronomi, identificazioni e intonazioni. Durante questo periodo, l'agenzia di modelli che lo rappresenta, la The Society, mi ha contattata per chiedermi di scattargli un nuovo composit. Ho accettato subito: amo Nate e sapevo che sarebbe stato un grande progetto. Stessa persona, stessa agenzia, capelli diversi, pronome diverso. Avevo già fotografato persone che hanno affrontato un processo di transizione, ma non come parte un progetto; era semplicemente successo in quanto fotografa di moda. Comunque, questi servizi fotografici mi hanno fatto capire quanto l’argomento affascini i media. E così, all'inizio della nostra intervista, ho parlato per la prima volta con Nathan delle persone non queer che vogliono definizioni. Ho detto a Nate che non doveva niente a nessuno. Zero spiegazioni. Zero giustificazioni. Da quando l’espressione gender fluid è entrata nel linguaggio comune, la gente vuole sapere perchè le persone che cambiano sesso vogliono comunque una definizione ben precisa per loro stesse. Perché volersi a tutti i costi etichettare come queer, etero, trans, uomo, donna e così via? Penso spesso a quello che James Baldwin ha detto sulla sua identità sessuale: go the way your blood beats. Vai nella direzione in cui pompa il tuo sangue.

Così, ecco Nathan Westling, lo stesso skater che molti di noi hanno fotografato per anni, con una voce profonda, una calma spiazzante, braccia forti e capelli corti...

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Nate indossa T-shirt Martine Rose. Calze e intimo Vetements. Gioielli dall'archivio del modello.

Collier Schorr: Nathan, questa è stata la tua prima volta da modello uomo. Com’è andata?
Nathan Westling: È stato da quello che mi aspettavo, anche se non in modo negativo. Sono così abituato a indossare abiti femminili, posando in un ambiente completamente diverso, e presentandomi con un look diverso… Ovviamente uomini e donne si comportano diversamente—sono sicuro che l'hai notato— e mi ci è voluto un po’ di tempo per entrare nel personaggio e sentirmi abbastanza sicuro di me da guardare dritto in camera. Ma non l’ho vissuta come una sfida, ho pensato solo: “Oh, è un po' diverso.”

Ci conosciamo abbastanza bene, ma mi è sembrato di fotografare una persona nuova. Forse entrambi avevamo certi cliché in testa all’inizio, pensando a cosa sarebbe apparso più “da uomo”, a pose spiccatamente maschili, e poi ci siamo dimenticati e abbiamo semplicemente scattato delle foto. Durante lo shooting hai cercato di trasmettermi idee e concetti che ti piacevano. Hai cercato di sperimentare con la persona dentro di te, cercando di comunicare agli altri: "Questo è quello che sono.”
Si assolutamente. È stato davvero bello essermi sentito completamente me stesso in quel momento. È stata la mia prima volta come modello uomo, prima del nostro editoriale non avevo idea di cosa avrei provato. Sono davvero contento di come sono andate poi le cose e sono davvero contento di come mi sento. È stato davvero bello condividere la mia storia. È stato davvero una figata!

Penso che la gente voglia conoscere la tua storia. Il problema di base, secondo me, sta nello scarto tra quanto la gente abbia bisogno di sapere, e quanto invece si meriti di sapere. Penso che la comunità eterosessuale sia particolarmente curiosa, che voglia conoscere le sfumature di genere, desiderio e attrazione. A volte fanno domande invasive. Spero che questa non lo sia: come ti relazionavi al concetto di mascolinità quando eri più giovane? È lo stesso tipo di mascolinità che esiste per te oggi? La parola è cambiata o significa ancora la stessa cosa per te?
Penso di essere sempre stato lo stesso. Faccio skate da quando avevo tre anni, sono sempre stato molto mascolino, passavo molto tempo fuori costruendo roba, facendo cose da "ragazzo", frequentando i ragazzi del quartiere. Quando sono cresciuto, mi sono sempre interessato alle stesse cose, niente è mai davvero cambiato. È sempre rimasto tutto uguale.

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T-shirt, cintura e pantaloni Martine Rose. Scarpe R13.

È diventato difficile essere una modella a un certo punto?
Lavorare come modella mi incasinava sempre di più, ma solo dall’anno scorso circa ho davvero iniziato a pensare alla transizione. È stato un processo molto lento. Mi comportavo in modo diverso quando ero una modella: indossavo tacchi, mi truccavo, tutti continuavano a ripetermi che ero bellissima… Tutte parole che non mi rappresentavano davvero. Comunque, ho un rispetto infinito per moda, abiti e stilisti. Ho sempre pensato a questo lavoro come a un modo di creare arte; fai parte di una squadra per creare qualcosa di straordinario. Questo per me è fare il modello, non penso mai: “Eccoci. Un altro giorno, un altro servizio, che palle.” Ogni giorno è diverso dal precedente, mi sento fortunato a non lavorare in un ufficio. Ho sempre considerato questo lavoro come uno strumento per raggiungere il mio obiettivo finale. E amarlo, vivere il sogno.

Ti va di parlarmi di come hai affrontato il discorso della transizione con la tua agenzia?
È stato un argomento di discussione praticamente sin dall'inizio della mia carriera, ma non ero davvero pronto ad affrontarlo con sincerità, almeno non finché non ho iniziato la transizione a novembre. C'erano molte cose che dovevano essere sistemate prima di poter iniziare. Volevo essere finanziariamente indipendente e stabilem volevo che avesse senso per la mia carriera. Probabilmente, se avessi iniziato prima la transizione, sarebbe stato troppo presto.

Com’è prendere il testosterone?
Fa molta meno paura di quanto pensassi. Devo farmi un’iniezione a settimana. Non sono magrissimo, neanche ben piazzato, ma va bene così. Non ero abituato a siringhe e cose così, quindi all’inizio non è stato facile, dovevo abituarmici. Ora non è più così difficile, ma ci ho messo un po’ a trovare il punto adatto per fare l’iniezione. Mi piace il modo in cui sto cambiando, le trasformazioni che il mio corpo sta affrontando.

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Camicia, calze e intimo Vetements.

Ne abbiamo parlato un paio di settimane fa, e la cosa che mi ha colpito è che mi hai descritto il testosterone come una sostanza chimica di cui il tuo corpo sentiva la mancanza.
Sì, è proprio così. Ho parlato con i miei medici e il mio analista di come stavo avendo degli sbalzi d'umore pazzeschi—negli ultimi dieci anni della mia vita sono stato in terapia, ho preso stabilizzatori dell'umore e antidepressivi, funzionavano per un po’ e poi l’effetto svaniva nel nulla e io dovevo aumentare la dose. Con il testosterone invece è diverso; lo prendo una volta alla settimana e mi sento benissimo. Mi sento molto meglio di quanto non mi sia mai sentito.

E la tua voce è diventata ancora più profonda!
Gli altri lo notano più di me, credo perché io mi vedo ogni giorno e i cambiamenti passano inosservati se li vivi nel quotidiano. Non me ne accorgo, ma capisco che se non mi vedi per due o tre settimane, allora i cambiamenti si notano eccome.

Ero così emozionata per queste foto, perché ancora non sappiamo che tipo di uomo sarai. Siccome sei un modello transgender, puoi esprimere te stesso di fronte a una macchina fotografica, così come quando semplicemente cammini per strada.
Assolutamente.

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Completo Martine Rose.

Tantissimi modelli vengono truccati prima di un servizio, tu come la vivi? Sto cercando di capire cosa vuoi e cosa non vuoi fare. Cosa funziona, cosa ti dà fastidio?
Si tratta di rispetto. Quando sei su un set è tutta una questione di collaborazione: sei lì per tutti e tutti sono qui per te. Siamo lì per fare qualcosa insieme. È irrispettoso se mi metti in una posizione in cui sono obbligato a dire di sì, perché mi metti alle strette. No, no, no. Non lo accetto e non l’ho mai fatto. Ma è bello se la gente lo capisce e se mi rispettano.

Penso che fotografi, stylist e producer in generale stiano diventando più istruiti per quanto riguarda il consenso. Il fatto che un modello si presenti sul tuo set non significa che tu, in quanto fotografo, abbia carta bianca; non è come se avessi affittato quella persona per quel giorno e quindi puoi fargli fare quello che vuoi. Il movimento #MeToo, le politiche di tutela dei modelli e la crescente diffusione dei modelli transgender sono tutte cose che stanno aiutando a far capire alla gente come si lavora insieme.
Esattamente. Perché non è compito mio appagare gli altri. Non vengo pagato per questo. Non è giusto. Ma le cose stanno migliorando, è vero.

La situazione sta migliorando e viene costantemente ridefinita. Stavo parlando con una modella l'altro giorno, e mi ha detto vuole fare cose adatte alla sua età, non vuole sembrare una 20enne quando di anni ne ha 30. Quello che dice ha perfettamente senso dal mio punto di vista. In quanto fotografa non mi sento a mio agio nello scattare qualcosa di fondamentalmente falso.
La gente se ne accorge. Dovremmo essere in grado di controllare come vengono rappresentati i nostri corpi e come vengono scattate le nostre foto. Dovremmo poter dire "no" quando è necessario. Il fatto che stiamo ancora parlando di questo, ed è ancora una cosa di cui si debba parlare, è triste.

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T-shirt Lanvin. Jeans Vetements. Cintura Martine Rose.

Tutti vengono rieducati. In qualche modo i fotografi tramandano l’arte da una generazione all'altra. La fotografia che mi è stata tramandata assomigliava a uno dei banchetti di Caligola, andavi a lavorare e arrivavano tutti questi corpi con cui avresti potuto fare tutto quello che volevi. Per me è stato sempre terrificante, ed è per questo che non ho scattato donne per molto tempo, perché non potevo immaginare di guardare una donna e chiederle di fare cose che non mi sentirei a mio agio di fare. Il mondo della moda ora è cambiato in modi che mi hanno reso più facile fare ciò che voglio fare. Sono grata che non mi abbiamo mai chiesto di fare qualcosa che non volevo fare, e che anche a te non venga chiesto di fare qualcosa che non vuoi. Ma vedo ancora certi cliché, e sono ancora sedotta da certi momenti quando scatto. E in un certo senso non sai quanto qualcuno voglia osare o sperimentare, ma è emozionante per i fotografi lavorare con persone che hanno riflettuto molto sulla loro immagine.
Sicuramente, e non penso che avrei potuto farlo in altro modo. Sono un personaggio pubblico e non posso davvero cambiare o nascondermi, quindi sono felice che le persone siano riuscite ad accettarmi. È stato davvero emozionante, un viaggio straordinario. È pazzesco guardarmi indietro e ripensare a quello che è successo nell'ultimo anno...

Infine, ti va di raccontarmi una reazione che ti ha particolarmente colpito?
Tutti i feedback sono stati estremamente positivo. La cosa che mi è piaciuta di più, in generale, è stata l'incredibilità quantità di sostegno che ho ricevuto.

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Giacca, T-shirt e jeans Balenciaga. Cappello dall'archivio dello stylist.
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T-Shirt e pantaloni Raf Simons. Cintura Martine Rose.
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Giacca e T-shirt Raf Simons.
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Cappotto Lanvin. Pantaloni Berluti.
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T-shirt Helmut Lang.
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Giacca, T-shirt e jeans Helmut Lang. Intimo Calvin Klein. Scarpe Nike su gentile concessione del David Casvant Archive.
NATHAN WESTLING COLLIER SCHORR I-D MAGAZINE COVER STORY

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Dai un'occhiata anche alla nostra altra intervista di copertina, quella a Ugbad Abdi:

Crediti


Fotografia di Collier Schorr
Moda di Carlos Nazario

Capelli di Holli Smith per Art Partner. Trucco di Susie Sobol per Julian Watson. Set design di Julia Wagner per CLM. Assistenti alla fotografia Max Dworkin, Jahmad Balugo e Chen Xiang-Yun. Assistenti allo styling Raymond Gee e Gabriela Rosario. Assistente al set design Marcs Marcus. Assistente ai capelli Michiko Yoshida. Assistente al trucco Ayake Nihei. Modello Nathan Westling.