dark room e icone leather: confessioni di un feticista italiano

Quali regole si devono seguire in un sex club bdsm? Come ci si avvicina agli ambienti fetish? Leather anche nella vita comune?

di Luca Cantarelli
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07 aprile 2017, 11:35am

Le subculture legate a pratiche sessuali sono un mondo variegato, eterogeneo e molto più ampio di quanto si possa immaginare. In particolare, una comunità spicca per diffusione: quella legata alla passione per gli indumenti in pelle. Quando si entra a far parte di questo universo parallelo, davanti all'osservatore si aprono una serie di rituali, codici estetici e relazioni che mostrano chiaramente il concetto basilare di questa subcultura: qui, non si parla esclusivamente di sesso - sarebbe davvero riduttivo farlo - ma piuttosto di un modo di vivere e di essere.

L'estetica leather, impregnata di forti significati e rimandi sessuali, è lontana anni luce da quella spietata e crudele della vita quotidiana; è un'estetica accessibile a chiunque, magri e grassi, vecchi e giovani, che non farà mai sentire nessuno escluso o rifiutato. In quanto subcultura, lo spaccato bdsm del leather ha svariate sfumature, non è mai uguale a sé stesso e muta continuamente: biker fasciati in tute integrali, soldatini cattivi pronti a far lustrare i loro anfibi a suon di lingua, skinny gommosi lucidi di latex, marinai e cowboy con i loro Sendra dalle punte aguzze.

E l'industria della moda attinge ampiamente da questo immaginario, da sempre. Gianni Versace, precursore di quest'ondata, proponeva già nel lontano '93 un'armata di modelli in chaps di pelle borchiati dai forti richiami bondage, ma oggi le passerelle si spingono decisamente oltre. I ragazzi di Balenciaga sfilano in pesanti biker giallo fluo da motocross e wesco di cuoio inguinali. Per gli intenditori, queste sono cose da "femminucce", sbiadite copie delle regole dei club fetish, più severe e meno patinate. Tuttavia, ad accomunare questi due mondi ci pensa una comune estetica spudoratamente virile e hardcore.

Per capire qualcosa in più di questo affascinante universo, abbiamo fatto due chiacchiere con Andrea Pressi, presidente e co-fondatore di Leather Friends Italia. Quasi due metri di austera figura, wesco neri lucidi al ginocchio, pugni stretti nei guanti da poliziotto e un portamento che ricorda le vecchie stampe litografiche che raffigurano i militari old style del Diciannovesimo Secolo.

Come ti sei avvicinato al mondo della pelle?
In modo naturale: potrei dire che sono stati i telefilm che guardavo da bambino (Frank Poncherello del telefilm CHiPs) o le riviste di moda che proponevano ogni anno nelle collezioni capi in leather (sia lodato Gianni Versace). Sono sempre stato attratto da chi indossava guanti di pelle o pantaloni in cuoio nei film, dalle rockstar e dalle forze dell'ordine. Il mio quindi è stato un avvicinamento mentale e fisico del tutto semplice, diretto. Per quel che riguarda invece l'aspetto pratico il momento della svolta è stato quando ho capito che non ero l'unico al mondo ad essere interessato alla materia. Internet è arrivato al momento giusto e ha risposto alle mie domande dopo alcune ricerche: no, decisamente non ero solo nel mondo leather.

Quali sono le tue icone leather?
L'autoritratto di Albrecht Dürer con guanti, Brad Pitt sulla copertina di Vanity Fair del 1995 e Tom of Finland.

Leather anche nella vita quotidiana?
Il mio primo paio di stivali risale alla seconda media e l'anno successivo sono arrivati gli anfibi. Da lì è stata una ricerca continua di un mondo che non sapevo ancora esistesse. Ancora oggi la pelle è parte del mio quotidiano; d'inverno guanti, giubbotti e stivali sono all'ordine del giorno.

Come è nato il club Leather Friends Italia?
Padova è stata la prima porta che si è aperta, lì era attivo il MLCV (Moto Leather Club Veneto), lo storico club che organizzava feste ed incontri. Ho fatto in tempo a partecipare agli ultimi eventi e, quando il club si è spento ho avuto la fortuna di essere lì assieme ad altri sei ragazzi con i quali ci siamo detti che la scena feticista del nord Italia non poteva finir lì. Nel 2010 ci siam rimboccati le maniche dando vita a quello che è oggi Leather Friends Italia divenendone il presidente l'anno successivo. In poco tempo sono emersi moltissimi amici interessati a questo mondo, il club si è rafforzato con nuove leve, sono stati organizzati diversi eventi tra Padova, Brescia e Milano fino ad ospitare nel 2013 uno degli eventi europei più importanti: L'Annual General Meeting dei gruppi europei e l'elezione di Mr. Leather Europe. Che cosa apprezzo di più di tutto ciò? La possibilità di poter viaggiare per il mondo e di saper di trovare un amico in ogni città pronto a condividere una tazza di caffè o una birra. Trovo sia questo il magico potere della comunità feticista.

Quali sono le interazioni fra Leather Friends Italia, realtà prettamente maschile e quella parte di amanti del genere nel mondo femminile?
Il mondo femminile non è ancora così ben inserito nel panorama gay italiano. Abbiamo tutti la nostra amica del cuore certo, ma vederla ad una festa fetish crea ancora un certo sconcerto misto ad imbarazzo. Frequentando in alcune occasioni la comunità d'oltreoceano ho potuto invece riscontrare quanto sia naturale il rapporto tra il mondo femminile e la comunità feticista gay. Un paio d'anni fa sono stato invitato a partecipare ad alcune feste SM (sadomaso) etero in Italia e lì ho riscontrato un'accoglienza e un'apertura che non immaginavo. 

Anni fa con alcuni amici si scherzava sul bon ton della dark room, ne esiste davvero uno?
Sembrerebbe di sì e si chiama buonsenso. Da una parte non disturbare amici impegnati in conversazioni avviate, evitare di intralciare le operazioni di seduzione in atto, non parlare ad alta voce e via di questo passo. Nulla di impossibile dunque, rispettare ciascuno dei presenti e, per quanto possibile, limitare il pettegolezzo del giorno dopo. Più complesso invece è il segnale dei codici, la posizione del bracciale sul polso destro rispetto a quello sinistro, le infinite tonalità degli hanky code, ma per districarsi in questo labirinto servirebbe un'intera serata e un buon calice di vino.

Quanto è forte l'interesse per il mondo leather qui in italia e qual è secondo te la tendenza fetish più comune?
L'interesse per la pelle oggi è più vivo che mai. Ma anche il rubber, diffuso soprattutto tra i più giovani, anche in virtù del fattore economico; stessa cosa dicasi per il feticismo dell'abbigliamento sportivo e le sneakers.

Hai un ricordo in particolare legato alla tua passione?
Il primo paio di pantaloni in pelle presi in un negozio di Parigi; stretti all'inverosimile, due commessi impegnati a chiuderli - perché la regola dice di comprarli sempre di una taglia più piccola - un anno di segni rossi alle anche. Un amore senza fine.

Crediti


Testo Luca Cantarelli 
Foto da YouTube

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