i local natives ci parlano del loro nuovo album 'sunlit youth' e della scena artistica di los angeles

i-D ha incontrato la band californiana al TOdays Festival di Torino per parlare di com'è nato il loro ultimo album e di com'è essere un artista a LA nel 2016.

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06 settembre 2016, 8:30am

"È sempre così caldo qui? Veniamo da Los Angeles e anche da noi è caldo, ma non così!" I Local Natives mi mancavano e mancano dall'Italia da tre anni. O meglio, la musica dei Local Natives manca da tre anni in generale. Poi, fortunatamente, ad aprile è arrivata Past Lives e, almeno io, ho ricominciato a sentirmi meglio. 
Per chi ancora non conoscesse questa band, i Local Natives sono 5 ragazzi - Taylor Rice, Kelcey Ayer, Ryan Hahn, Matt Frazier e Nik Ewing - di Los Angeles, California. Taylor, Kelcey e Ryan si sono conosciuti alla Tesoro High School di Orange Country e durante gli anni dell'università, la UCLA, incontrano Andy Hamm (che lascerà il gruppo nel 2011) e Matt. Nel 2008 decidono di andare a vivere tutti insieme a Silver Lake e di creare i Cavil at Rest che poi diventeranno i Local Natives. Non so bene come etichettare il loro genere musicale, alcuni li definiscono indie rock, altri indie folk ma credo sia uno dei pochi gruppi che possiamo considerare indie vecchio stampo. Ho conosciuto la band nel 2010, non come si conosce solitamente un gruppo nuovo. Sicuramente non tramite Spotify e nemmeno grazie a MySpace. Era luglio ed ero ad una serata in un locale della costa Marchigiana insieme ai miei amici del mare. I Local Natives avevano appena suonato ad Ancona e alcuni miei amici storici, che erano al concerto, erano riusciti a convincere due ragazzi della band ad unirsi a noi per bere qualcosa. Oggi, nel 2016, i Local Natives sono considerati una delle migliori band indipendenti a livello mondiale. Hanno in attivo due album, Gorilla Manor (2009) e Hummingbird (2013) e, prendete nota, il 9 settembre uscirà il loro terzo LP intitolato Sunlit Youth, un disco che bilancia perfettamente la spensieratezza di Airplanes e la delicatezza di You and I

Siamo stati a Torino lo scorso 28 agosto dove suonavano all'interno del TOdays Festival - uno degli eventi più interessanti della scena italiana - insieme a Crystal Fighters, Goat, Victor Kwality e a The Brian Jonestown Massacre, per intervistarli e soprattutto per vederli dal vivo. Per chi se li fosse persi (il 28 agosto, con 30 gradi all'ombra, essere in città e non in spiaggia con una Corona non è proprio invitante) torneranno in Europa per un tour questo autunno e saranno in Italia per una sola data, il 15 novembre al Circolo Magnolia di Milano.

Il 9 settembre uscirà Sunlit Youth, il vostro terzo album. La fine di una trilogia dopo Gorilla Manor e Hummingboard. Qual è il significato di questo titolo? Qual è la cosa più importante che accomuna questi tre album?
Taylor Rice: Possiamo considerare questo album come la fine di una trilogia, certamente la fine di un percorso che abbiamo fatto insieme negli ultimi 8 anni. Il titolo Sunlit Youth è nato perché ciò è che volevamo esprimere nell'album è questo sentimento di possibilità, di apertura e forse anche la perdita di speranza in un certo senso. Voglio dire, quello che intendiamo è che il mondo è questa cosa che puoi fare a modo tuo e di cui hai il maggior controllo. Parlando invece della trilogia, Gorilla Manor parlava di giovani ragazzi, anche un po' ingenui, che dividevano la stessa casa e che si divertivano come pazzi e l'album era più emotivamente vicino a questi sentimenti; Hummingbird invece è un album catartico per noi. Si parla di momenti molto difficili che abbiamo vissuto, come per esempio la morte, la separazione o problemi in famiglia. Questo disco dà l'impressione di voler reclamare che possiamo avere il controllo su come vogliamo che le nostre vite siano e, musicalmente, il sentimento che volevamo raggiungere è che c'è una sola regola: non importa come le canzoni dei Local Natives devono o non devono essere, se ti emoziona devi inseguire quello che provi. Riassumendo tutto, per Sunlit Youth possiamo dire che ciò che lo accomuna con gli altri è lo spirito giovanile che è ancora molto presente in noi, ma siamo più orientati vero il futuro.
Kalcey Ayer: A me sembra come un film: il primo album era divertente, come l'inizio di un film, poi nel mezzo invece incontri momenti tosti e alla fine li superi. Questo album è come la fine di un film; hai imparato dalle tue esperienze e sai come divertirti di nuovo.

C'è stato un cambiamento importante nel processo di scrittura di questo album rispetto agli altri due? Com'è il processo creativo dei Local Natives?
Ryan: Questa volta il processo è stato diverso rispetto a quello dei due precedenti, abbiamo scritto molte più canzoni di quante ne scriviamo di solito e questo è dipeso dal fatto che noi tre (Ryan, Kalcey, Taylor) abbiamo composto le canzoni separatamente. Poi abbiamo portato tutte le nostre idee nello studio di registrazione, invece di chiuderci tutti e 5 in una stanza improvvisando pezzi come fossimo una rock band. Quindi credo che questo processo di scrittura sia più sperimentale, e che ci permetta di far uscire nuovi suoni e nuove idee di canzoni rispetto a prima. Come diceva Taylor, ci piace seguire quello che ci emoziona anche se quello che ne esce fuori è diverso da ciò che facevamo in precedenza.

Quali sono le band con cui siete cresciuti musicalmente e che continuano ad influenzarvi nella scrittura di un album?
Taylor: È interessante perché per questo album abbiamo avuto molte più influenze musicali da parte di artisti che non avevamo mai ascoltato prima. Su Sunlit Youth si possono percepire la musica elettronica, hip hop ma anche gruppi come Fleetwood Mac. Ci siamo buttati su molti nuovi artisti che non avevamo mai utilizzato per scrivere un album. Se sei cresciuto in California e suoni in un gruppo con tre cantanti che ascoltano un sacco di musica anni '60, questo farà parte del DNA musicale della band. 3 cantanti, 3 scrittori, dobbiamo essere per forza democratici e i Beach Boys sono parte integrante. In Villany si possono trovare questi vibe e possiamo considerarla come l'ultima canzone rock che abbiamo fatto, forse.

Qual è il vostro album preferito al momento?
Kalcey: Mi piace molto il nuovo album dei Bad Bad not Good. Li conosci? Sono un quartetto di Toronto che suona jazz. Il disco sembra fatto da una band degli anni '70 che puoi trovare nel negozio di dischi storici, ma in realtà è un album molto figo. Pieno di collaborazioni molto interessanti, tra cui una fatta con Charlotte Day Wilson che suonerà con noi negli Stati Uniti per alcuni concerti.

Los Angeles è una città con molte particolarità, qual è il vostro approccio creativo in rapporto a LA?
Taylor: Il rapporto creativo con la città di Los Angeles gioca un ruolo molto importante. Quando siamo tornati in città dopo il lunghissimo tour di Hummingboard abbiamo respirato quest'aria di creatività nell'ambiente artistico. Credo che LA adesso stia attraverso questo momento culturale dove tutti vogliono trasferirsi in città perché sembra possano esserci molte più possibilità, un luogo dove chiunque può inventarsi qualcosa di nuovo e realizzarlo, non solo in ambito musicale ma anche nel design o nell'arte. Quindi possiamo certamente considerare Los Angeles come protagonista del nostro album perché è casa nostra.

Sono assolutamente innamorata di Everything All At Once. Credo sia una delle canzoni più belle dell'album. Mi dite chi l'ha scritta e perché?
Kalcey: È una canzone che ho scritto io e che ho portato in studio, ma era una di quelle che non sapevamo se inserire o meno in Sunlit Youth, ma sono contento che ce l'abbia fatta. Durante la scrittura di questo album abbiamo ascoltato tantissimo Scremadelica dei Primal Scream e mi è entrato talmente in testa per cui ho iniziato a buttar giù qualcosa con l'effetto Filter Sweep. Hai presente che effetto è? Sembra quel un suono che senti quando esci dall'acqua. A parte tutto, Everything All At Once è nata mente cazzeggiavo al pianoforte a casa ed è uscito questo pezzo un po' alla Beatles. L'ho fatta ascoltare subito a Ryan. Non avevo ancora inserito un ritornello e lui ha iniziato a dirmi "No devi aggiungere questo, qui", quindi lui ha scritto il ritornello e siamo riusciti a finirla insieme. Sono molto contento che questa canzone ci sia nell'album perché credo che il modo in cui è stata scritta è stato davvero unico.

Sunlit Youth uscirà il 9 settembre su Loma Vista Records.

thelocalnatives.com

Crediti


Testo Benedetta Borioni
Foto Martina Caruso