l’archivio di oltre 3000 abiti di cecilia matteucci lavarini

Quando stravaganza ed eclettismo incontrano l'alta moda non può che nascere una galleria fotografica di rara bellezza. Perdetevi insieme a Cecilia tra kimono giapponesi dell'Ottocento, tailleures di Coco Chanel, Dior e Saint Laurent.

di Mattia Ruffolo
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29 marzo 2017, 11:25pm

La stravaganza, in termini di moda, si sa non accomuna tutti ma in certi casi quando l'esuberanza è colta e le provocazioni diventano consce, il discorso cambia.

Cecilia Matteucci è nota per aver sposato appieno questa filosofia. Nella sua vita, tanta mondanità: aste, mostre, teatri e ovviamente sfilate. La si può incontrare in Via Monte Napoleone, alle vernici della Biennale di Venezia o anche su Instagram. Nel dicembre 2012, Manuela Pavesi e Benoît Béthume, l'avevano già fotografata nel The Wise Up Issue di i-D, ritraendola con i capi del suo archivio, perché la sua più grande passione, è collezionare moda. Fin dalla nostra prima telefonata ci siamo da subito intesi e focalizzai sulla questione, mettere in mostra quello che ancora non ci aveva mostrato: kimoni giapponesi dell'Ottocento, tailleures di Coco Chanel degli anni Venti, abiti di Balenciaga, i Dior fin dagli inizi, Saint Laurent, gli anni Ottanta, Novanta, fino ad oggi. "Se vieni a trovarmi indosso anche il Biki della Callas" mi ha detto; così qualche giorno dopo sono andato a conoscerla.

Il nostro primo incontro è avvenuto in una meravigliosa abitazione nel centro di Bologna, Palazzo Bentivoglio, casa della sua amica Gaia, dove un paio di giorni prima Cecilia aveva fatto recapitare abiti e accessori per il nostro servizio fotografico. Lì abbiamo fatto i nostri primi scatti. Solo in un secondo momento mi ha aperto le porte della sua casa-archivio: un appartamento che negli anni ha assorbito e stratificato il suo incondizionato interesse per la moda: abiti ovunque, sulle poltrone, sui manichini (che Cecilia chiama le sue bambine), fuori e dentro gli armadi già ricolmi. Pile di libri, inviti e packaging Chanel - che da una vasca da bagno si elevano come dei totem fino al soffitto - abbiamo continuato ad animare e scattare i suoi abiti.

In maniera del tutto frammentaria, tra una preparazione e l'altra, sono riuscito a fare qualche domanda a Cecilia, che a dire il vero a parlar troppo si scoccia. In fin dei conti a sublimare ogni parola c'è già la sua immagine.

Casco Chanel / Scarpe Gucci by Alessandro Michele, abito Gucci by Frida Giannini

Andiamo subito al dunque: 'prima di uscire, guardati allo specchio e togliti qualcosa' tutte cazzate?
Aggiungi qualcosa! Certo, la sicurezza è qualcosa che non tutti hanno.

Quando e dove hai acquistato il tuo primo abito da collezione?
Il primo negli anni Ottanta in un mercato di Forte dei Marmi; poi ho continuato nelle case d'asta, da Christieʼs e Sothebyʼs.

Abito Alexander McQueen / Anelli Gucci by Alessandro Michele

E oggi quanti abiti possiedi?
Ah, tra accessori e abiti haute couture e prêt-à-porter, più di 3000. Sono una collezionista eclettica. Per me vestirmi è una forma di cultura.

C'è qualcosa che non indossi?
Io non porto mai né piumini, né infradito. Ho solo un piumino di seta imbottita di Chanel anni Ottanta, e uno in pailettes oro di Moncler.

Soprabito broccato russo XIX secolo.

Indossi mai abiti da uomo?
Ho indossato una sola volta uno smoking di mio marito per un servizio fotografico.

Qual è il tuo criterio d'acquisto?
Compro i capi immagine della stagione. Quelli dalla pubblicità.

Kimono in seta ricamato XIX secolo

Ma un approccio così esuberante e massimalista non crea distanza?
Mah, devo dire che sono anche fin troppo avvicinata. Le persone talvolta mi fotografano e non so che fine fanno quelle foto. Allontana chi non capisce.

[Quando poi le chiedo di parlarmi del concetto di scomodità…]
(Ride) Per me il concetto di scomodità non esiste. Io faccio la felicità delle vendeuse perché quando entro dentro una boutique chiedo 'cosa avete di importabile?' Certo che se vado all'Esselunga - e ci vado - o da NaturaSì - che è il mio supermercato bio preferito - metto la tuta, perché mi abbasso… Sapersi vestire è mettersi la cosa giusta al momento giusto.

Maglia in lamé Saint Laurent by Hedi Slimane. Gonna Christian Dior by Maria Grazia Chiuri / Cappotto damascato, abito ricamato e stivaletti, tutto Chanel. Occhiali Fendi.

Come sei arrivata ad Instagram?
Sinceramente, io non sono una tecnologica. Non so neppure chi mi segue. Il profilo me l'ha creato la Gaia; è lei che ha detto che doveva regalarmi al mondo. Hai visto quella foto che ho postato in cui Lagerfeld è riflesso nei miei occhiali?

Il designer più vicino al tuo concetto di stile?
Non posso fare un solo nome. Ad esempio, la mia ultima ossessione è Alessandro Michele. Un'esplosione! Ho trovato Galliano straordinario. E poi c'è Lagerfeld. Un genio. Adesso dicono che qualcuno che lo affianca, allora io rispondo che sa servirsi delle persone giuste, perché tutte le collezioni hanno ancora qualcosa di intrigante. Lagerfeld è un gran genio.

Abito e maschera Alexander McQueen. Scarpe Salvatore Ferragamo.

Perché secondo te in Italia non c'è una realtà come il MET o il V&A?
La galleria del Costume di Palazzo Pitti può essere una grande realtà e per quanto mi riguarda ho già fatto testamento. La loro collezione vanta pezzi del Settecento e dell'Ottocento semplicemente meravigliosi. Poi sai, nei periodi della guerra, quando è cambiata la società, le nobildonne fiorentine si sono ritrovate a restaurare chilometri di tetti, e non andavano certo a fare acquisti a Parigi. Per questo gli donerò tutto quello che loro non hanno: Chanel dagli anni Venti in poi, Lagerfeld da quando ha cominciato. Ho i primi Dior, poi quelli di Saint Laurent e tutto il resto.

Qual è l'aspetto della mondanità che più ti intriga?
Mi interessa molto più il collezionismo che la mondanità, ma gli eventi che amo di più sono le prime dell'Opera.

Headpiece John Rocha, Kimono in seta ricamato XIX secolo / Abito lamé Christian Dior Boutique.

Quanto 'palco' c'è nella tua vita?
Talco?

Palco!
Bah, io credo di essere naturale. Tengo a una cosa particolarmente, essere unica.

Qual è la cosa più importante che speri si dica di te…
Gli abiti non si possono modificare…

Kimono in seta Gucci by Tom Ford

Crediti


Tutti i capi provengono dall'archivio di Cecilia Matteucci
Testo e Direzione Creativa Mattia Ruffolo
Foto Guglielmo Profeti
Un ringraziamento speciale a Gaia Rossi