joan didion è l'ultima icona letteraria

Esce questa settimana The Last Love Song, una nuova biografia di Didion che ci porta nel mondo dell'acclamata giornalista.

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ago 26 2015, 8:20am

photography Julian Wasser

"Lei è pubblicità perfetta per se stessa," ha detto una volta Norman Mailer riguardo a Joan Didion, dopo averla vista a una festa. Il commento dimostra un lato di Didion che adesso le appartiene più che mai. È considerata una delle più grandi stylist e croniste della cultura del XX secolo della letteratura Americana, Didion ha anche costruito (inconsapevolmente o no) un suo particolare marchio di fabbrica durante gli anni - la capricciosa California degli anni '70 unita all'intellettuale New York - che l'ha resa una delle scrittrici più alla moda dei nostri giorni.

Didion ha recentemente prestato il volto per la Primavera 2015 di Céline e della rispettiva campagna. "Non ne avevo idea," ha detto al New York Times parlando del fatto che le foto sono diventate virali su internet. In più, la nipote della scrittrice ha lanciato lo scorso anno un progetto su Kickstarter per un documentario in uscita (se contribuirete potrete ricevere un paio di occhiali della sua personale collezione). 

La febbre da Didion è alta. Il che fa della biografia scritta da Tracy Daugherty, The Last Love Song, in uscita il 25 di agosto tramite la St. Martin's Press, di un tempismo perfetto. Il libro ripercorre la sua vita dalla giovinezza a Sacramento fino aVogue e alle sue serata tra l'elite di Hollywood. Daugherty afferma che ci sono voluti cinque anni per scriverlo ma 40 per farlo.

Qual è stato all'inizio il tuo rapporto col lavoro di Didion? Le cose sono cambiate quando hai cominciato le ricerche per la biografia? 
Penso che fossi di ritorno dal college alla fine degli anni '70 quando lessi per la prima volta un suo lavoro. Il nuovo modo di fare giornalismo non era ancora esploso - le persone non se ne interessavano come invece fanno oggi, così scoprire il suo lavoro è stato una rivelazione: la saggistica poteva essere vista come forma di letteratura e come forma d'arte. The White Album è stato il suo primo lavoro che ho letto e sono rimasta colpita di quanto di sé riuscisse a mettere nella storia e allo stesso tempo quanto riuscisse a estraniarsene. Lo stile frammentario, il ritmo, il tempismo erano tutte importanti per me, giovane scrittrice. Quando ho cominciato con la biografia non ho cambiato la mia opinione di lei. Ho continuato ad aver ancor più rispetto per lei e per quanto fosse stata intrepida durante tutta la sua carriera. 

C'era qualcosa di lei che hai scoperto durante la tua ricerca? 
La cosa che mi ha sorpreso di più è stata studiare nel dettaglio i vecchi numeri di Vogue e Mademoiselle. Aveva esordito scrivendo per quelli che noi chiamiamo riviste e io non ci avevo mai veramente prestato attenzione. Erano pazzeschi negli anni '50 e '60; pubblicavano cose grandiose. Aveva iniziato a scrivere di moda e cultura pop e penso che questo sia molto importante. Sin dagli inizi guardava alle tendenze del mondo della moda e della cultura pop, penso che abbia sempre avuto un suo sguardo personale sulle cose che gli altri scrittori non hanno. Poteva prevedere i trend che sarebbero arrivati, capire quando c'era qualcosa di nuovo nell'aria. 

Ha lavorato come staff writer Vogue, e ha posato per le ads di Gap e Céline. Come descriveresti il suo rapporto con la moda durante gli anni? 
Ha scritto su ciò che aveva imparato come giovane scrittrice presente nella fotografia di moda. Ha visto persone come Irving Penn che erano lì per creare una scena artificiale realizzando scatti di moda in un certo modo. E ne aveva il controllo. Questa è stata una lezione importante per lei come scrittrice. Quando si scrive si elaborano contenuti artificiali. Devi decidere come sistemare tutto il materiale. Penso che le abbia insegnato molto dal punto di vista visivo delle cose. 

Per il libro hai intervistato Didion?
Ho parlato con lei prima, ma non per il libro. Non ha voluto parlare per la biografia. Penso che sentisse che aveva raccontato la sua storia nel modo in cui avrebbe voluto farlo e che non le piacesse che altri la raccontassero al posto suo.

Qual è stata la persona più interessante con cui hai parlato? 
La cosa più interessante è stato parlare con le persone che la conoscevano sin dagli esordi della sua carriera. Noel Parmentel, che è stato molto importante per lei anche dal punto di vista affettivo. Sapeva molte cose dei suoi inizi e dei suoi primi giorni a New York. Un sacco di persone dalla sua adolescenza a Sacramento, e altre che erano amiche di sua figlia Quintana. Conosciamo quel periodo intermedio dai suoi saggi e, per me, scoprire notizie sulla sua giovinezza e i suoi anni con Quintana è stato illuminante.

Gran parte del lavoro di un biografo è essere pronto a lavorare sodo, andare in biblioteca e studiare gli archivi. Molti degli scritti di Didion si trovano alla Berkeley. Mi sono recata nelle biblioteche e letto le corrispondenze, che è un ottimo modo per mettere insieme una cronologia. [Suo marito, John] Dunne, come Didion, ha scritto molti saggi personali. Hanno condiviso una fantastica rubrica per Esquire. Questi erano scritti molto privati e rivelano molto della sua vita. 

È stato interessante leggere di come si sia opposta al movimento femminista. Penso che sia stata ammirata da molte donne per la sua ambizione e per la sua abilità di entrare nel mondo maschile del giornalismo. 
La mia ipotesi è che non avrebbe mai detto di essere contro il movimento ma inizialmente non ne vedeva la necessità. È cresciuta in modo indipendente e non ha mai pensato che sarebbe stata in qualche modo ostacolata. Guardando le altre donne avrebbe detto, "Non capisco cosa ti stia colpendo, fai semplicemente quello che vuoi fare." Più tardi ha compreso che c'erano questioni più grandi e problemi economici di rilievo ma non ha mai avuto pazienza per le persone che dicevano, "sono una vittima."

Didion è una delle poche scrittrici tra quelle che conosco che è riuscita a creare un suo personal brand, e questo è il motivo per cui penso che sia una figura così interessante nel mondo della moda. Perché e come ha dato vita a questa immagine di sé? 
Non solo sicura del perché. Perché è diventata un'icona della moda? Da un lato, è sempre stata attenta a questo sin dall'inizio, la sua esperienza da Vogue le ha dato un occhi allenato e le ha insegnato che se fai di te stessa un marchio allora puoi avere un'occasione migliore di diventare famosa, così questo è stato il livello di calcolo. Ma dall'altro, lei non è falsa. Non è come Madonna sempre pronta a ricreare se stessa. Lei è così e questo è tutto. È una donna dura, è una vincente che ha fatto tanta strada, e che non presente mai se stessa come una vittima. 

È interessante vedere Didion acquistare una nuova vita in rete. È molto in voga e se ne parla tanto. Potrebbe essere una delle poche scrittrici sopravvissute a questa trasformazione. Forse è dovuto al suo stile, che è sempre stato frenetico e, in un certo senso, perfetto per il web.

Hai visitato le sue case a Malibu, Brentwood, New York?
Quella di Malibu non c'è più ma sono andata nell'area in cui si trovava e ho visto quella di Franklin Ave dove ha vissuto durante il periodo di Manson. Sono stata fuori dal suo appartamento di New York. E questa è un'altra cosa fondamentale, il biografo è una specie di stalker.

Crediti


Testo Austen Rosenfeld
Foto su cortese concessione di Julian Wasser/The LIFE Images Collection/Getty Images