Ecco com'è nato l'alter ego di Bowie che cambiò per sempre la storia del rock'n'roll

A spiegarci è il fotografo leggendario Mick Rock, colui che ha catturato l'essenza dell'icona epocale Ziggy Stardust.

di Jane Helpern
|
10 settembre 2015, 1:10pm

Nel 1972 scese sulla terra un extraterrestre dai capelli rosso fuoco che avrebbe cambiato per sempre la storia del rock'n'roll. Si chiamava David Bowie, ed esattamente il 16 giugno 1972 rilasciò il suo primo album, The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, dando alla luce un proprio alter ego cosmonauta che si muove teatralmente tra le categorie del femminile e maschile, dell’umano e dell’alieno senza soluzione di continuità, e per questo diventato il simbolo della fluidità e dell’irriducibile bisogno di libertà del decennio. A documentare questa genesi glitterata, scintillante e glamour c'era il fotografo inglese Mick Rock, laureato a Cambridge, poi reporter per OZ magazine e oggi conosciuto come "l'uomo che documentò gli anni '70” attraverso le fotografie delle personalità musicali di spicco dell’epoca, come Iggy Pop, David Bowie e Lou Reed, che col passare tempo sono poi diventati suoi amici, instaurando un rapporto di confidenza che traspare da ogni immagine. Questi scatti sono confluiti in un libro in edizione limitata—solo 1972 copie! Tutte firmate da Bowie e Rock—, edito da Taschen, The Rise of David Bowie: 1972-1973: realizzato nel 2015 col consenso di Bowie, a distanza più di 40 anni dal decennio d’oro della storia del rock’n’roll, il volume include centinaia di foto mai viste prima di Bowie, intime, inedite, di backstage, quotidiane e di grandi performance, scattate nell’arco di 20 mesi, tra il 1972 e il 1973, quando Rock era il fotografo ufficiale del Duca Bianco—"ufficiale," si fa per dire, spiega Rock, “diciamo che era un termine usato in modo molto blando.”

Poco prima che uscisse il libro, nel 2015, abbiamo deciso di incontrare il leggendario fotografo al Roosevelt Hotel di Los Angeles, per parlare di Bowie, della libertà di fare ciò che si voleva negli anni ‘70, di com’era fare musica all’epoca dei fax, del suo libro e della mostra annessa, Shooting for Stardust: David Bowie and Co., tenutasi nel 2015 presso la Taschen Gallery a Los Angeles.

Ti chiamano il fotografo "ufficiale" di Bowie. Ma quanto era ufficiale?
Le etichette discografiche avevano i loro fotografi, ma molti artisti preferivano lavorare con artisti che conoscevano personalmente. Nessuno mi ha mai effettivamente assunto. E il manager di Bowie non mi ha mai pagato. Ma, per via dell’interesse verso ciò che facevo, la gente ha iniziato a seguire il mio lavoro. In particolare, all’inizio del mio percorso con Bowie ho scattato una serie di foto con lui allo specchio. È stato allora che David ha detto al manager: "Mick mi vede come mi vedo io," e così mi portarono in America. Non mi diedero un compenso, ma pagarono tutte le spese. In quegli anni era tutto diverso, di fatto non avevi bisogno di tanti soldi per vivere.

fotografie-david-bowie-ziggy-stardust-mick-rock

Quindi eri il fotografo ufficiale-non-ufficiale?
Diciamo che ero l'unico fotografo nei paraggi—all’epoca non c’erano tutti i media di oggi e piaceva l'idea che di un artista non circolassero troppe immagini. Ho scattato una foto a David vestito di bianco al Plaza Hotel, con intorno tre guardie del corpo, ed è una foto emblematica dell’impatto che il tour di Ziggy Stardust ha avuto sulla sua carriera e sulla sua personalità artistica: prima nessuno gli dava fastidio per strada, a malapena lo riconoscevano, ma poi tutto è cambiato. Quando siamo tornati in Inghilterra era un casino totale andare in giro, la gente era impazzita per lui. Riguardando le foto, è evidente questo climax: nelle immagini più vecchie si limitavano a fissarlo, e poi piano piano iniziano a essere sempre più invadenti, fino a cercare di salire sul palco e afferrarlo.

Hai detto di considerarti il guardiano dell’immagine dell'artista. Cosa significa?
Mi consideravo "un" guardiano, non "il" guardiamo, ci tengo a sottolinearlo perché David ha lavorato con moltissimi fotografi. Se devo essere onesto, non mi importava dell’opinione degli editor dei magazine, mi interessava solo cosa pensavano gli artisti, Iggy, Lou e David. Mi identificavo molto con loro e la loro attitudine, erano persone con cui avevo dei rapporti intimi. Volevo riuscire a catturarla e rappresentarla, e che amassero ciò che facevo. Ho un sacco di altre foto che non pubblicherò ora, in questo libro, e forse mai. Anche se fossi senza un soldo, non lo farei. Tutti prendiamo in considerazione il fatto di sfruttare qualcosa o qualcuno che conosciamo, penso sia normale—tu mi sfrutti per un servizio, io ti sfrutto per la scena, la scena sfrutta le persone, etc.—, è nella natura dell'uomo. Ma il punto è farlo in modo onesto e responsabile.

fotografie-david-bowie-ziggy-stardust-mick-rock

Tutti adorano la tua foto di Bowie e Mick Ronson che mangiano sul treno. Hai mai capito il perché?
Non lo so, dimmelo tu! Credo sia perché è uno scatto estremamente quotidiano, con un'atmosfera rilassata, anche per via della semplicità del cibo (piselli e patate bollite), dunque colpisce per via del netto contrasto con i due soggetti—che appaiono come due creature esotiche— e l’immaginario solitamente annesso a loro. Certo, il fatto che David non avesse le sopracciglia—si è presentato così da un giorno all’altro—ha sicuramente dato all’immagine quel quid in più. La foto fu pubblicata in un formato molto piccolo nel mio libro su Bowie Moonage Daydream, perché pensavo fosse uno scatto poco importante, invece mi sbagliavo. Inoltre, credo che ci sia anche un altro aspetto da considerare: l'occhiata che si scambiano i due sembra molto cospiratrice e complice, come se sapessero di conoscere il segreto del rock'n'roll e di poterlo rigirare a loro piacimento.

Vogliamo saperlo tutti, quindi te lo chiedo: quanto ci metteva Bowie a prepararsi?
La maggior parte delle volte si truccava da solo, ci metteva un po', ma diventò sempre più efficiente. I capelli dovevano stare su in qualche modo, e c’era la make up artist Suzi Ronson (la moglie di Mark) che lo aiutava con capelli, trucco e styling. Nel libro ci sono molte foto di David che si prepara; si cambiava spesso, pensa che in quei 20 mesi l’ho scattato con 74 outfit diversi. Una delle mie preferite è quella in cui sembra che stia per togliersi la maschera, ma ovviamente non lo fa.

fotografie-david-bowie-ziggy-stardust-mick-rock

Il tuo lavoro non è mai stato così popolare come oggi. Qual è il motivo, secondo te?
Chi avrebbe mai intervistato un fotografo del rock negli anni ‘70? A chi interessava? Erano tutti focalizzati sui musicisti. Il lato positivo di internet è che, per qualche motivo che non riesco a individuare, dal '96 ha fatto scoppiare l'interesse nei confronti della fotografia, dell’immaginario e della documentazione del classic rock, così anche verso il mio lavoro. Ho scattato un sacco di soggetti iconici di quegli anni, da Syd a Lou a Iggy e Debbie. Credo che ognuno abbia il suo destino, ma non tutti hanno la lucidità per coglierlo e capacità per compierlo.

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro da te?
Beh, dopo il libro di Bowie, il documentario di VICE su di me e filmerò il mio programma TV On the Record with Mick Rock, vorrei fare un libro sui gatti, ma tutti vogliono che continui a fare libri sul rock.

fotografie-david-bowie-ziggy-stardust-mick-rock

Crediti


Testo di Jane Helpern
Immagini su gentile concessione di Taschen

Tagged:
david bowie
Música
Rock'n'Roll
Mick Rock
Life on Mars?
anni 70