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dennis hopper fotografa l'hollywood ribelle degli anni '60

Dennis Hopper ha recitato in Gioventù Bruciata, ha diretto Easy Rider e ha anche fotografato i suoi amici Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Jasper Johns.

di i-D Staff
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26 ottobre 2015, 2:31pm

Dennis Lee Hopper viene solitamente associato alle sue iconiche performance nei film - ha diretto e recitato in Easy Rider con Peter Fonda e Jack Nicholson, ha interpretato un foto reporter nel cult Apocalypse Now di Francis Ford Coppola e un gangster terribilmente fuori di testa in Blue Velvet di David Lynch.

Ma Hopper è stato anche un acclamato fotografo, attivo soprattutto negli anni '60. Alla Galerie Thaddaeus Ropac di Parigi è ora in corso Icons of the Sixties, una selezione di 35 fotografie vintage in bianco e nero, scattate tra 1962 e il 1967: una cronaca dalla West Coast di gente della beat generation, di artisti pop e stelle di Hollywood. L'amicizia tra Hopper e i compagni attori è testimoniata attraverso immagini di soggetti come Paul Newman (a petto nudo, mezzo in ombra, molto bello) e i fratelli Fonda (Peter con un treppiede, Jane che coccola Roger Vadim).

 La sua cerchia comprende la scena artistica e la controcultura. Ha catturato in un'immagine James Rosenquist immobile in piedi sotto un cartellone di una pin-up bionda, Robert Rauschenberg che si muove frenetico durante una riprese, Roy Lichtenstein seduto davanti a una delle donne piangenti dei suoi dipinti, Niki de Saint Phalle immersa nel suo lavoro e Andy Warhol - che ha avuto una grande influenza su Hopper dopo il loro incontro nei primi anni '60 - con un sorriso impertinente e un fiore in mano. Ci sono inoltre scatti di pietre miliari della musica, come Tina Turner, The Byrds, Jefferson Airplane, e il produttore Phil Spector. Hopper ha in seguito riflettuto sulle sue immagini, "le mie idee erano molto glamour, perché volevo che le persone fossero belle davanti all'obbiettivo... e volevo che le foto avessero qualcosa a che fare con le realtà delle loro parole."

Scattate sfruttando solo la luce naturale, nelle sue stampe troviamo delle inquadrature dalla forma irregolare, causate dall'emulsione. Hopper era attento allo sfondo (poster, cartelloni pubblicitari), che aggiungeva un livello in più oltre all'iconografia del soggetto: un cartellone per il drink messicano Jarritos, la parola "American" sul muro di mattoni.

Nella mostra, oltre alle fotografie, ci sarà la ricostruzione della scultura Bomb Drop, un'opera contro la guerra realizzata in plexiglass, neon e acciaio inossidabile, che rappresenta una replica in larga scala di una bomba della Seconda guerra mondiale. L'originale, costruita da Hopper nel 1967, durante la guerra del Vietnam, è stato abbandonato in pasto alla polvere nel deserto nel New Mexico.

Si può inoltre vedere: un proiettore che mostra una pellicola di 16mm di una performance del 1983 alla Houston Big H Speedway. Rappresenta Hopper mentre gioca con gli esplosivi e urla "wooooooooo!" in una nuvola di fumo. "La dinamite non scoppia da sola - la lasci in un cerchio e ci entri dentro semplicemente," consiglia. (Le sue bravate spericolate lo hanno poi portato a ubriacarsi nel deserto e alla riabilitazione a causa della droga.)

Un gruppo di oggetti memorabili della vita di Dennis Hopper include i vecchi passaporti e la corrispondenza, regalandoci un'immagine inedita del suo privato. "Caro Dennis, ci sono rimasto un po' male quando Elaine Dutka della rivista Time mi ha detto che pensi che io sia andato in giro a dire che ho parlato male di Easy Rider," si legge in una lettera del 1986 da parte di un mittente sconosciuto, scarabocchiato con una penna marrone. In una cartolina mandata da Hopper a Garica Florincia si legge: "Arrivato a Lima / sono passate 3 ore / vado ad Arrequipa..." Una nota scritta a macchina da Susan Loesser della rivista Life del 1970: "Abbiamo la prova che Mr. Hopper nel passato ha fatto uso di eroina." Questi frammenti mettono in luce Hopper, oltre ai suoi ruoli nei film, come una figura edonista e lunatica, astutamente in linea con gli anni '60.

'Icons of the Sixties' resterà fino al 9 gennaio 2016 alla Galerie Thaddaeus Ropac di Parigi.

ropac.net

Crediti


Testo Sarah Moroz
Foto Dennis Hopper, su cortese concessione della Galerie Thaddaeus Ropac