l'inaspettata bellezza dei set porno vuoti

Per anni, Jo Broughton ha aspettato che gli attori porno se ne tornassero a casa per poter immortalare i meravigliosi scenari che stanno dietro a infermerie sexy e finte classi di liceali.

di Alice Newell-Hanson
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03 febbraio 2016, 12:20pm

"C'è un sacco di amore in questi set," afferma la fotografa Jo Broughton al telefono da Londra. A metà degli anni '90, da studente d'arte in Essex, Jo ha lavorato come assistente in uno studio pornografico grazie a un equivoco amministrativo.

"All'inizio andavo a prendere il pranzo, servivo il tè, ridipingevo i set…ero la classica tuttofare," spiega. Tuttavia, dopo aver fatto amicizia con il proprietario dello studio (un ex dipendente del gigante dell'industria dell'intrattenimento per adulti Paul Raymond), Jo, una teenager disfunzionale (come lei stessa si descrive), finì per vivere nello studio per qualche tempo. Più tardi, quando iniziò a far pulizie in quel posto, cominciò a scattare le elaborate scenografie abbandonate dopo le riprese. "Ricordo delle giornate strane," mi dice.

Anche se da tempo è passata a un altro studio di fotografia e sta lavorando sia per il suo progetto artistico sia per altri fotografi commerciali, Jo è da poco tornata a mostrare i suoi lavori alla London Art Fair. "Ho già esposto la serie qualche volte prima di questa e non ho ricevuto molta attenzione. Le persone non erano pronte ad accogliere la mia arte a causa di tutte le sue connotazioni, ma credo che ora sia arrivato il momento in cui il mio lavoro potrà finalmente venire apprezzato," afferma. Ben lontana dal limitarsi a catturare il lato volgare delle scenografie, le immagini di Jo strizzano l'occhio all'ironica teatralità della fotografia per adulti e documentano un'era ormai passata, in cui, in set di questo genere, si potevano trovare dei veri e propri capolavori di artigianato.

Qual è il lavoro più strano che ti hanno fatto fare allo studio?
Una volta Steve mi ha fatto sedere in un bagno mentre stava scattando una ragazza. Il mio compito era quello di soffiare bolle di sapone verso le sue parti intime. Ricordo di essere stata tanto terrorizzata da non riuscire a tenere gli occhi aperti. E ogni giorno c'erano il tè e il caffè da portare. Non importava di che set si trattasse, io dovevo prepararne quantità industriali.

Si trattava della prima volta che lavoravi in uno studio fotografico?
Sì, sono stata mandata lì a fare un tirocinio dall'università. Pensavano fosse uno studio di moda. Così la prima volta che mi sono presentata lì indossavo un vestito da ballo (e non ho idea del perché fossi convinta che fosse la cosa più adatta da indossare in uno studio di moda!). Non avevo idea di che posto fosse. Abbastanza rapidamente, però, imparai che era meglio mettersi addosso vestiti vecchi perché tanto ci si sarebbe sporcati. Non ho mai detto all'università che tipo di studio fosse in realtà.

Hanno mandato lì altri studenti?
Il tipo che mi ha mandato lì era il responsabile della mia facoltà. Tempo dopo ho scoperto che suo figlio è addirittura comparso in un film. Mi chiedevo sempre perché mi facesse l'occhiolino quando mi trovavo sul set. Pensavo avesse un tic! Ero così ignara di ciò che accadeva intorno a me. Penso a loro piacesse il fatto che ero un po' naive.

Quando hai realizzato che, effettivamente, non si trattava di uno studio di moda?
Jo Guest, una porno star famosa verso la fine degli anni '90, arrivava sul set con reggicalze, merletti e un piccolo cappello. Poi si sdraiava su un lettino di un'infermeria e si infilava un termometro nel sedere.

Hai raccontato cosa stava accadendo alla tua famiglia e agli amici?
No. Nonno però ci è arrivato da solo. All'epoca condividevo l'appartamento con dei disadattati. Alcuni di loro pensavano di essere streghe e stregoni e se ne andavano in giro con le loro magliette tinte a nodi. Ero molto giovane. C'è anche da dire che mi era stato ordinato dallo studio di non raccontarlo a nessuno. A quell'epoca, se lavoravi nell'industria del porno, eri il demonio. La gente chiamava spesso lo studio per insultarci.

Chi realizzava le scenografie?
Una ragazza dello studio... A dire il vero frequentava la mia stessa università! La cosa che non smetteva di stupirmi è quanto impegno e lavoro richiedessero. Il noleggio di tutti i mobili, i giorni di costruzione… Erano soliti dipingere enormi sfondi per le scenografie. Una volta ne hanno creato uno in stile impero romano.

Quando hai iniziato a far foto ai set?
A dire il vero ho lasciato lo studio per un po'. Credo che Steve mi abbia dato il benservito ad essere sincera. Ero molto impacciata. Poi, quando stavo facendo la specialistica al Royal College of Art, la donna delle pulizie che lavorava allo studio si ammalò, così Steve mi disse che potevo usare lo studio e che mi avrebbe pagata per pulirlo. Ho iniziato a fotografare le scenografie quando non c'era più nessuno. Era sempre una sfida arrivare lì prima che si sbarazzassero di tutto. Lo staff dello studio era contento perché sistemavo sempre tutto io dopo aver finito con le foto, così a loro non rimaneva più nulla di cui occuparsi.

Come sono cambiati i shoot dai tuoi tempi da assistente?
Quando avevo 17 anni le leggi erano molto più rigide. Si potevano vedere solo peni flaccidi, si trattava di pura suggestione. Ma anni dopo, grazie a internet, tutto è diventato sempre più intenso. Mi ha scioccata vedere quanto l'industria sia cambiata.

Che valore aggiunto hanno le foto se mostrate nel 2016, quasi una decade dopo?
Mostrano un'era che non esiste più. Mostrano lavori di artigianato. Di solito giravano su pellicola e a volte su diapositiva, dove si può contare su un limitatissimo margine d'errore: non si poteva sbagliare. Si può vedere quanta attenzione c'era per il dettaglio, quanto si divertivano a ideare i scenari e le storie.

Quali erano i tuoi set preferiti?
Adoravo i palloncini a elio e pensavo che la grotta nel ghiaccio fosse eccezionale. E poi anche la camera rosa, la luce era assolutamente fenomenale. C'erano cinque fari, ora ci si limita alla luce diretta. A quell'epoca Steve usava la luce posteriore sui capelli! Si trattava di un ambiente molto creativo.

Che voto daresti a questa esperienza lavorativa? Quali sono le cose più importanti che hai imparato sull'essere una fotografa?
Steve ha una formazione da fotografo, era davvero utile quando si trattava di confrontarsi su idee per progetti. Ho anche imparato che al mondo c'è qualcuno per ognuno di noi! Ma ciò che davvero mi ha aiutata a divenire una fotografa migliore è la grande lezione di umanità che ho ricevuto.

jobroughton.com

Crediti


Testo Alice Newell-Hanson
Foto Jo Broughton

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