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ecco come i millennial ritornano a vivere l'amicizia offline

Dato l'indebolimento che Facebook sta registrando, esaminiamo come i millennial e la Generazione Z stanno vivendo la loro vita offline, dalle comunità co-living al divieto di avere cellulari.

di Jane Helpern
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25 novembre 2015, 10:55am

Photography Petra Collins for Me and You

Oramai è ufficiale: i social media stanno entrando visibilmente in crisi. L'ultimo scacco alla vita online è stata la campagna virale della star di Instagram Essena O'Neil, che mira a smantellare Instagram e gli altri social, responsabili secondo lei dell'infelicità di moltissimi adolescenti al giorno d'oggi. Sia che vogliate prendere parte anche voi a questa campagna o che la vediate solo come una mossa pubblicitaria, la scelta di O'Neil, per quanto controversa, sembra rispecchiare totalmente quella dei millennial, pronti a spostarsi offline e a riconnettersi alla vita reale.

Negli ultimi dieci anni moltissimi dei nostri rapporti con gli altri si sono sviluppati attraverso gli schermi dei nostri smartphone o dei nostri computer. Abbiamo twittato, messaggiato, bloggato, instagrammato, likeato, fatto snap, fatto swipe a destra e a sinistra. Sono nate (e morte) intere carriere e personalità senza nemmeno mettere piede fuori dalla porta di casa. Ora che la nostra capacità di usare queste piattaforme per creare false realtà è stata messa sufficientemente alla prova i giovani desiderano qualcosa di più profondo e autentico.

Nel mondo offline la geografia ha reso la connessione tra persone reali una vera sfida. Credenze popolari riportano che la maggior parte delle città degli Stati Uniti sembrano essere state create apposta per tenere divise le persone; se si aggiunge il fatto che i giovani vivono in quartieri in cui non è possibile spostarsi a piedi, allora si elimina l'opportunità di stabilire delle connessioni sane e spontanee.

Inoltre, la nascita di vere e proprie squadre di ragazze che sono diventate celebrità ha dato al concetto di amicizia una grande importanza.

In The Female Friendship Myth, Phoebe Maltz Bovy afferma che, a causa della nostra ossessione per le amicizie tra celebrità, come quella tra Taylor Swift e della sua gang o il connubio Jenner/Hadid, "la mancanza di un gruppo di amiche è molto più grave rispetto all'essere single." Se una volta eravamo gelose delle ragazze che avevano il fidanzato, ora la nostra invidia si è spostata dalle ragazze... a molte altre ragazze! Quando vediamo immagini di gruppi di ragazze che si divertono insieme ci sentiamo come se tutti stessero uscendo senza di noi. Ma non disperate, c'è un'app anche per questo!

Squad, che fino ad ora ha già guadagnato più di 1.7 milioni di dollari, aiuta uomini e donne a espandere i propri circoli social e a formare la loro tanto agognata compagnia. L'app connette gruppi di 2-6 persone con altri gruppi composti da 2-6 amici e ha un ruolo fondamentale in quel fenomeno pubblicizzato da Instagram che mira a promuovere la propria compagnia. In un certo senso è la risposta all'invidia tra gruppi. L'amministratore delegato Adam Liebman spiega che l'app era stata progettata per simulare il modo con cui facciamo amicizia nella vita reale. "Non creiamo una personalità per una singola persona di proposito, ma ci interessiamo delle persone che escono con i loro amici, passano dei bei momenti e poi, quando si sentono già sicuri e a proprio agio, incontrano nuove persone."

Liebman ci dice che Squad è stata usata per tutti i tipi di connessioni, dai fan dello sport che cercano nuove persone con cui guardare le partite, ai gruppi che si sono incontrati ai bar e continuano ad uscire dopo il loro primo incontro. "Fino ad ora abbiamo visto una percentuale sorprendentemente alta di abbinamenti di compagnie che in realtà si sono incontrati in vita reale," dice Liebman. "Gli esseri umani sono delle creature sociali per natura e Squad si basa su questo."

Secondo un recente sondaggio di Gallup, un numero sempre maggiore di giovani (di età compresa tra i 18 e i 29 anni) decide di rimanere single e vivere per conto proprio. Il fenomeno ha registrato una crescita significativa dal 52% nel 2004 e del 64% nel 2014. Ma stiamo parlando di un gruppo devoto ai social, cresciuto online 24 ore su 24, da qui il nickname "Generazione FOMO". Aggiungi al mix un mercato di affitti competitivo e capirete che è arrivato il tempo di dare vita a una "co-living," una sistemazione in cui tre o più persone vivono insieme, uniti da obiettivi condivisi e interessi comuni. Proposto in un recente articolo in The Antlantic come "una possibile soluzione per i giovani single", questi "dormitori per ragazzi cresciuti" riprendono l'idea popolare degli spazi di lavoro condivisi e la portano al livello successivo, offrendo dei piccoli spazi abitativi a prezzi abbordabili, provvisti di cucine private, camere da letto e bagni, con aree comune per giocare, cucinare e svolgere altre attività.

Commonspace, una nuova comunità di co-living a Syracuse afferma sul suo sito: "Tutti noi siamo creature sociali e la versione migliore di noi stessi si esprime quando siamo in un gruppo." "I millennial stanno cercando un modo migliore per interagire." dice Troy Evans, il fondatore di Commonspace. "Dai trasferimenti di massa dal centro delle città alle periferie, che hanno avuto come conseguenza il declino dei quartieri urbani, alla nascita di una popolazione di lavoratori indipendenti che come prima cosa lavorano da soli, alla vita frenetica del mondo occidentale che mette meno enfasi nelle connessioni significative, fino alla crescita dei social media. Ognuna di queste cose ha contribuito ad eliminare la nostra capacità di creare connessioni faccia a faccia."

La visione di Evans per una società connessa in modo più intimo non è soltanto accattivante. La sua missione di combinare strutture, tecnologia e cultura in un modo che permetta alla gente di vivere bene le piccole cose, fare esperienza della città e interagire in maniera naturale è quasi utopica. Iterazioni di questo tipo ad ogni modo, come Krash a Boston, NYC e DC (un nuovo residence dedicato che vanta di più di 200 compagnie nate tra le sue mura), Podhsare a Los Angeles (dove si vedono camminare per strada persone con le cuffie e tattoo tribali), Pure House a Williamsburg (che è stato comparato a una "millenial commune"), e il progetto pionieristico di Berlino R50 Baugruppen (portato avanti da un architetto e finanziato da una comunità). Ogni comunità ha il suo stile unico, ma tutte offrono la possibilità di permettersele e opportunità per socializzare in un modo sempre di più isolato.

Il co-living è un'opzione estrema e non è adatto a tutti. Alcuni optano per un cambiamento meno drastico, come nascondere il tuo telefono durante una cena con amici, o accettare una chiamata al posto di mandare un messaggio impersonale. Allie, una manager di marketing per un famoso brand di calze che vive a Los Angeles si sta preparando ad un viaggio in Colombia con i suoi colleghi di lavoro. Arrivati a destinazione saranno accompagnati da un fotografo personale fornito da El Camino Travel, la cui missione è consentire un'esperienza autentica e libera da ogni distrazione che permette alle persone di lasciare i loro telefoni a casa e vivere il momento. Il fotografo consegnerà più di 20 fotografie ogni mattina che i viaggiatori potranno condividere subito sui social media. "Per assicurarci di passare il tempo immersi totalmente in quest'esperienza, senza cercare di catturare l'immagine perfetta per Instagram," dice Allie.

Tutto questo non vuole parlare male del ruolo di valore che hanno i social media nel nostro nuovo mondo social. Può essere che raggiunga il suo pieno potenziale quando usato insieme al contatto umano reale, e come motivatore di esso, non un rimpiazzo. 

Crediti


Testo Jane Helpern
Foto Petra Collins 

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