ricordando david bowie, leggenda della musica

​Dopo la triste notizia della sua scomparsa, ricordiamo l'iconica pop star David Bowie riproponendo un'intervista di i-D del 1987.

di i-D Staff
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13 gennaio 2016, 10:55am

"È stata la prima intervista che io abbia mai fatto…" racconta Tricia Jones, "E accadde per caso. Ai tempi davo una mano al magazine e si era deciso di mettere in copertina star più affermate, piuttosto che artisti agli inizi della loro carriera, come Madonna (che nessuno conosceva). Mi sono offerta di organizzare qualche intervista e Bowie era tra quelli con cui ci era stato suggerito di iniziare. Mi ci è voluto moltissimo tempo per trovare un accordo con il suo PR, che era gentile, ma sembrava ci fossero un sacco di cose da chiarire prima di poter procedere. Comunque finalmente, dopo due o tre mesi ho ricevuto una chiamata in cui mi dicevano che l'intervista aveva ricevuto l'okay e che mi sarei potuta recare ad Amsterdam la settimana seguente. A quel punto spiegai che ci doveva essere stato un errore: non ero io a dover fare l'intervista, ma Dylan [Jones] che era l'Editor in quel periodo. Mi risposero 'Ci dispiace, ti è stata data l'autorizzazione, quindi sarai tu a farla o non ci sarà nessuna intervista'.

A dire il vero, ai tempi non ero nemmeno una grandissima fan di Bowie. Ovviamente Dylan non mi credette: pensava che avessi fatto tutto di proposito! È stato veramente imbarazzante e giuro, Dylan ci ha messo anni per riuscire a bersi la mia assurda, ma veritiera, versione dei fatti. Francamente, ero terrorizzata - accettai di farlo, ma ricordo di star seduta sull'aereo, da sola, sentendomi come se dovessi andare dal dentista. Come traspare dall'intervista, Bowie è stato stupendo. I primi due terzi delle domande sono mie, evidentemente, mentre le ultime più incentrate sulla musica sono un'idea di Dylan. Bowie continuava a mandare via il PR, in modo che potessimo continuare a parlare. Così finii per prendermi una cotta per questo uomo molto carismatico!"

Potresti essere diventato David Bowie, la famosa rock star, senza tutti gli alter ego? O eri troppo timido?
No, non credo che all'epoca avrei avuto la forza mentale per uscire e iniziare a cantare le mie canzoni così, di colpo. Per me l'importante è sempre stato creare un personaggio interessante. Ora però non è più così. Non del tutto.

Ti piace circondarti di altre persone o hai bisogno dei tuoi spazi?
Non più di altri. È bello avere vicini e amici. Sono abbastanza riservato quando lo voglio essere. Mi piace evadere a volte, ma anche la vita sociale. Ne ho una buona e mi mancherebbe se non ce l'avessi. Le persone che frequento di solito non vengono dal mio settore. Di solito non sono musicisti - ci sono un paio di miei contemporanei con cui ho stretto amicizia, come Iggy (Pop), ovviamente, e Mick Jagger. Gli altri sono dei conoscenti. A volte incontro qualche artista emergente. Ho conosciuto Nick Rhodes e Simon Le Bon dei Duran Duran perché ci trovavamo nella stessa zona a inizio anno. Mi stanno simpatici. Sono dei ragazzi apposto.

Ti piace ancora la fama? O il prezzo da pagare è troppo alto?
Oddio! Tutto dipende dal modo in cui la prendi, credo - tocchiamo ferro - io per esempio cerco di affrontarla in un modo che mi procuri la minor quantità di stress possibile. Non mi metto in situazioni che potrebbero potenzialmente fottermi. Cioè, non vivo ad Hollywood. Vivo nel posto più tranquillo del mondo. A Londra ho ancora i miei amici di sempre che ogni tanto vado a trovare. Mi trovo a Londra molto più spesso di quanto la gente si aspetterebbe, perché sono abbastanza bravo a passare inosservato - sono sempre stato dell'opinione che se vuoi farti conoscere, se vuoi essere visto, ti basta uscire per locali portandoti dietro una ragazza carina, in modo da avere i riflettori puntati addosso e fare cose che portano l'attenzione su di te. La reazione più frequente quando mi faccio vedere in pubblico sono 'Oh, ciao David, non avrei mai pensato di vederti qui.' Diventa un problema quando ti trovi a vivere il tipo di vita che fa Michael Jackson. Almeno credo. Non lo so davvero, ma da quanto si sente in giro Jackson è completamente isolato da tutto. Ci sono passato anch'io, negli anni '70, so come ci si sente - è un incubo, una sensazione che non vorresti provare mai più. Sono troppo navigato per lasciare che mi accada ancora.

Qual è il bello di invecchiare?
Posso dire che cazzo voglio! [ride] Quando sei giovane pensi che qualsiasi piccola cosa tu faccia nella vita di ogni giorno sia sacra e importante. Quando cresci, quando invecchi, ti rendi conto che le azioni di una persona non contano poi così tanto nel grande disegno universale. Credo, spero, che nel mio caso, io inizi a prendermi sempre meno sul serio man mano che passa il tempo. Ti fa tornare a guardare le cose dalla giusta prospettiva - che è molto più semplice e meno stressante.

Hai il completo controllo sulla 'macchina Bowie'?
Oh, non c'è nessuna macchina. Solo io.

Ti senti mai come se dovessi fare le cose solo perché le persone se lo aspettano?
Mi è capitato di fare cose per le ragioni sbagliate, ma non accuserei mai nessuno di avermi manipolato in alcun modo. Non direi mai 'Sono stato manipolato negli ultimi dieci anni.' Ho fatto degli errori madornali, ma per fortuna tutti a causa mia. Non posso dare la colpa a nessuno tranne che a me stesso. Ho smesso di avere manager e cose di quel tipo dal 1977.

Sarei impertinente se chiedessi quali sono stati questi errori madornali?
Un paio di cose. Fare i film sbagliati, credo, anche se non lo vedo come un grande problema. Per me sono solo brutti film… E forse aver fatto uscire troppo velocemente uno o due album che non avrei mai dovuto fare. L'etichetta mi aveva messo fretta, ma non mi ha manipolato.

Di quale album ti penti?
Tonight nello specifico, solo perché i pezzi sono buoni presi individualmente, ma messi insieme non costituiscono un album coerente. È stato un errore mio perché non ci ho pensato prima di entrare in studio.

E per quanto riguarda i film?
Gigolò… Penso sia necessario ripensarci con un briciolo di ironia. Mi sono divertito moltissimo durante le riprese perché già a partire dalla seconda settimana ci guardavamo intorno dicendo 'è una merda, almeno divertiamoci!' E l'abbiamo fatto davvero… però era un film tremendo. Era solo un film tremendo, cioè, non è la fine del mondo né nulla di simile. Quando uno inizia la propria carriera con Laughing Gnome è molto facile non fare un dramma delle cose e vederle solo come un'esperienza!

Chi sono i tuoi idoli?
Non ho idoli, nemmeno uno. Non riesco a pensare a neanche un essere umano che io possa definire un idolo. Ci sono persone che ammiro, questo sì. In questo momento, una persona che ammiro è Gorbachev. Penso sia un possibile candidato per il premio Persona dell'anno, per tutto ciò che sta cercando di fare. Senza voler fare i fini e concentrarsi solo sui suoi secondi fini, penso davvero che ci sia quest'uomo che si trova ad affrontare l'inaccettabile introduzione di una catastrofe nucleare e non abbia intenzione di lasciare che accada. Uno deve credere che è così che si sente. Perché se non credi sia così, allora significa che abbiamo due persone lì fuori che giocano a questo gioco e io penso sia un qualcosa di assolutamente terrificante. Però ciò che si crede è che faccia parte di un nuovo regime in Russia, un genere di regime mai visto prima, e sono dell'opinione che questa cosa stia scuotendo le fondamenta. Se riuscirà a sopravvivere apporterà dei cambiamenti davvero interessanti in quel Paese.

Cosa ti piace fare nei giorni in cui non lavori?
Nei giorni in cui non lavoro? Beh, dipende dal periodo dell'anno!

Sciare?
Sì, esatto! Se parliamo dei mesi tra febbraio e aprile allora è proprio questo che faccio. Negli altri periodi dell'anno lavoro, sinceramente. Non penso passi un giorno senza che io butti giù qualcosa. Anche se si tratta solo di una frase. Se in una settimana non sono riuscito a scrivere nemmeno un paragrafo o due di idee sento di essere stato davvero pigro.

Conservi i tuoi quaderni degli appunti?
Certo, ma non riesco a capirci nulla. Uso abbreviazioni, il che significa che per una settimana o due non ci sono problemi, ma poi dimentico cosa significhino. Diventano completamente indecifrabili!

Che impatto ha avuto sulla tua vita diventare padre?
Immenso. Ma è stato un processo lento. Ho avuto la reazione tipica dei padri - cos'è questa creaturina buffa che mi gira intorno e emette questi strani gorgoglii. è stato quando ha iniziato a gattonare ce mi sono reso conto che raggio di sole avesse illuminato la mia vita. Ricorda che io e la mia ex-moglie abbiamo convissuto per soli due anni, anche se siamo stati sposati così a lungo. Un giorno ho improvvisamente capito che qualcosa doveva cambiare nella vita di Joe perché non veniva accudito nel modo giusto. Ho deciso di prendere in mano la situazione, procedere per vie legali e ottenere la custodia. Come probabilmente sai, non è così comune per un padre ottenere l'affidamento di un figlio, specialmente in Svizzera. Questo spiega, senza dover spendere molte altre parole, come stesse andando la sua vita dalla parte materna della famiglia. Era una tragedia. Così mi sono preso tutta la responsabilità e da quel momento ho iniziato a crescere con lui. è stato bellissimo, una fonte di risorse, disciplina e energia.

Qual è la più importante lezione di vita che impartiresti a Joe (alias Zowie) e i suoi coetanei?
Non pensate nemmeno a fare uso di droghe. È una cosa di cui non posso sottovalutare l'importanza. È orribile ciò che ti può fare, come ti può fottere. Questo è il consiglio basilare che potrei dare in termini generali. Già, [ride] e con droghe intendo anche l'alcohol ragazzi! E le sigarette…

Se dovessi replicare la tua vita, quali parti taglieresti?
Non riesco a pensarci. Ho commesso un sacco di errori e ho fatto anche cose buone. Ma non riesco a pensare alla mia vita come se fosse un film da editare. Sono tutte cose che ho fatto. Sono io. Dalle cazzate alle cose fatte bene. Credo che, per la mia assoluzione, lascerei fuori la parte dove inizio a far uso di droghe - ecco che torniamo sull'argomento, perché così tante cose brutte sono accadute a causa della dipendenza. Se avessi potuto cancellare quel periodo una buona parte della mia vita sarebbe stata completamente diversa, come sarebbero stati diversi i sei anni in cui ho cercato di rimettermi in sesto. Questa è l'altra cosa che la gente non capisce - è così facile arrendersi.

Devi affrontare un sacco di cose spaventose crescendo. Un sacco di depressione, un sacco di dipendenze diverse che si susseguono. Io, per esempio, sono passato all'alcohol. Mi ci è voluta un'eternità per riuscire a lasciarmi tutto alle spalle. È una cosa che va avanti, si trascina all'infinito. Diventa difficile perché anche il tuo metabolismo cambia e ora è stato provato scientificamente che se hai una dipendenza è molto semplice passare ad un'altra. Trovo senza senso di cercare far passare gli eroinomani al metadone, perché alla fine crea dipendenza almeno quanto l'eroina. Il mio problema era la cocaina, così sono passato dalla cocaina all'alcohol: è così che funziona. Devi essere tanto fortunato da trovarti circondato da amici che ti sostengono, ma possedere anche la volontà di essere tu stesso a frenarti. Devi essere tu a sapere che non puoi continuare così. Questo rappresenta l'ostacolo maggiore. Se riesci a superare questo, poi va tutto bene. Perché una volta che hai una dipendenza, ce l'hai per la vita. Il tuo metabolismo ha subito un cambiamento, proprio come quello di un alcolizzato. Gli basta un drink ed è andato. Completamente sbronzo. Per il resto del weekend, ciao Bert. E torna il lunedì colmo di rimorsi e sensi di colpa e tutto il resto. Si tratta di una cosa orribile. Non riesci a tollerare un solo drink.

Sei un materialista?
A dire il vero non lo sono mai stato. Per me sono sempre state più importanti le idee. Non ho mai comprato il macchinone. Una volta mi hanno dato una macchina lussuosa nella quale andare in giro. Ho avuto una limousine nel 1973 e nel 1974, ma non sono un tipo da limousine. Non sono un tipo da macchine sportive. Non lavoro per quel genere di cose. E così non le ottengo! A me piace incontrare le persone. Quando qualcuno arriva inaspettatamente. Una persona che mi stava simpatica e che pensavo fosse scomparsa dalla faccia del pianeta che ricompare così, dal nulla. Quando li incontri per caso e capisci che nulla è cambiato. Questa sì che è una bella cosa.

Provi mai imbarazzo pensando a cose che hai fatto in passato?
A dire il vero no. Lo sono solamente per la questione delle droghe. Penso sia la più grave; per altre scelte che ho fatto non provo imbarazzo ora. Piuttosto temo che potrebbero influenzare altre persone.

Ci sei rimasto male per il modo in cui i critici hanno bocciato il tuo ultimo LP? Alcuni dei loro commenti sono stati davvero pesanti…
Per niente. Mi hanno bastonato per la prima volta dopo Aladdin Sane nel 1973 e da quel momento non hanno mai smesso. Non mi aspettavo qualcosa di diverso. Sono lieto quando qualcuno ha qualcosa di bello da dire sui miei lavori.

Il nuovo LP è quello che ad oggi possiamo considerare il più normale. Perché?
Sapevo di voler fare qualcosa di molto essenziale. Volevo che risultasse fattibile con una piccola band. Doveva essere quindi, logisticamente, un tipo di musica da band di cinque elementi. Ho scritto un qualcosa di piccolo, ma energico.

C'è stato un periodo in cui hai evitato il mainstream. Ora però sembri abbracciarlo.
In realtà non credo di essermi avvicinato al mainstream. Credo che ora la mia musica sia il mainstream. Lo è diventata. Mi piace pensarla così. Le cose che sto facendo nell'ultimo album non sono così diverse in termini melodici da Aladdin Sane, o il rock più duro di Heroes, o Scary Monsters. Credo che Let's Dance fosse il più commerciale. Però non credo che questo sia nato per essere commerciale. Se fosse stato così avrei pubblicato un altro Let's Dance.

Ad eccezione di Absolute Beginners, nessuno dei tuoi pezzi è riuscito a diventare una grande hit negli ultimi tre anni. Non ti preoccupa questo?
No, a dire il vero. Questo perché in Inghilterra non ho pubblicato nessun singolo oltre a Day In Day Out. Non mi interessano le hit. Dylan, i Rolling Stones, io stesso, John Lennon: nessuno di noi ha fatto grandi numeri in termini di vendite di album. Ne abbiamo venduti molti meno di quanto la gente immagini. Chi vende tanto, in questi casi, sono le band come i Foreigner. Quelle band che non riesci ad inquadrare. Loro sì che vendono un sacco. Ce ne sono molti come noi lì fuori: Musicalmente importanti, ma non altrettanto in termini di numeri di vendite. Mi sono sempre ritenuto soddisfatto di come andavano le cose prima di Let's Dance e quando uscì Let's Dance fui davvero contento, a dir poco. Quella è stata la svolta. Ho molto da dire a livello musicale e teatrale. Sarò felice finché riuscirò a farlo.

Quanto ti interessa il mondo della moda? Ti tieni aggiornato sulle ultime tendenze?
Per niente, non ne capisco nulla di moda.

Dei vestiti che indossi sul palco e nei servizi fotografici, quanti appartengono a te? Hai uno stylist personale?
Scelgo io i vestiti che indosso. Certo, ascolto i consigli da altri, ma a quel punto mi vengono proposte tantissime idee e finisco per essere scarrozzato per negozi con qualcuno che ne capisce davvero, per fortuna. Alla fine però sono sempre io che sceglie cosa indossare. Anche se quando compro qualcosa per me, compro capi orrendi. [ride] Non sono proprio bravo con queste cose.

In che indumenti ti senti più a tuo agio?
Pantaloni neri in velluto e camicie in jeans.

Il tuo aspetto fisico conta tanto quanto quindici anni fa?
Dipende dalla situazione in cui mi trovo. Se è per un personaggio allora è fondamentale e se mi trovo sul palco ovviamente deve essere in linea con l'atmosfera. È molto importante, importante come qualsiasi altra cosa che faccio. Però quando non lavoro ho un aspetto orribile. Insomma, non ti volteresti a guardarmi per strada per fortuna, è una cosa che mi aiuta nella vita di tutti i giorni!

È più importante cercare la giovinezza eterna…o invecchiare con grazia?
Ooooooohhh… Penso che la cosa più importante sia provare a diventare vecchi…in modo significativo [ride].

Come vorresti essere ricordato?
Non me ne frega un cazzo. Davvero. Non ci penso nemmeno… È semplicemente bello esser riusciti ad arrivare fin qui.

Crediti


Testo Tricia Jones 
Da The Film Issue, i-D No. 49, Luglio 1987