Il rapporto con la fama, le dipendenze e le scelte sbagliate: quella volta che abbiamo intervistato David Bowie

​L'8 gennaio 1947 nasceva la stella più luminosa della storia della musica. Nel 2016, a soli due giorni dal suo 69esimo compleanno, ci lasciò per sempre 💔 Lo vogliamo ricordare così.

di i-D Staff
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08 gennaio 2021, 12:12pm

“Era il 1987, e ai tempi si era deciso di mettere in copertina di i-D star più affermate, piuttosto che artisti agli inizi della loro carriera come Madonna—che, sembra impossibile, ma all’epoca nessuno conosceva,” racconta Tricia Jones, la co-fondatrice di i-D magazine insieme al marito Terry. Così, tra i vari nomi suggeriti a Tricia per iniziare a muoversi nella direzione giusta, c’era anche quello di David Bowie.

Ma arrivare al Duca Bianco nel pieno degli anni ‘80 non era un obiettivo semplice, né immediato. “Mi ci è voluto moltissimo tempo per trovare un accordo con il suo PR, sembrava ci fossero un sacco di cose da chiarire prima di poter procedere. Finalmente, dopo due o tre mesi di attesa, ho ricevuto una chiamata che non dimenticherò mai: l'intervista aveva ricevuto l'okay.” Peccato che c’era stato un malinteso: si sarebbe dovuto occupare dell’intervista Dylan Jones, l’Editor dell’epoca, non Terry. Ma non era più possibile tornare indietro: “Ci dispiace, ti è stata data l'autorizzazione, quindi sarai tu a farla o non ci sarà nessuna intervista,” rispose il PR di Bowie.

Ecco che Terry Jones si ritrovò di punto in bianco a fare la prima intervista della sua vita, con David Bowie. “Ovviamente Dylan non mi credette,” racconta, “pensava che avessi fatto tutto di proposito! “A dire il vero, ai tempi non ero nemmeno una grandissima fan di Bowie. È stato veramente imbarazzante. E ricordo che Dylan ci ha messo anni per riuscire a bersi la mia assurda, ma onesta, versione dei fatti.”

“Francamente, ero terrorizzata,” ricorda. “Accettai di farlo, ma mi sentivo come prima di andare dal dentista.” Ma alla fine andò tutto liscio: come traspare dall'intervista, Bowie fu stupendo, come solo lui sapeva essere. “Continuava a mandare via il PR, in modo che potessimo continuare a parlare,” racconta Terry. “Così finii per prendermi una cotta per questo uomo dal carisma irresistibile.”

Saresti diventato la famosa rock star che sei oggi, senza tutti i tuoi alter ego? O eri troppo timido?
No, non credo che all'epoca avrei avuto la forza mentale per uscire e iniziare a cantare le mie canzoni così, di colpo. Per me l'importante è sempre stato creare un personaggio interessante. Ora però non è più così. Non del tutto.

Ti piace circondarti di altre persone o hai bisogno dei tuoi spazi?
Mi piace avere persone vicine e amiche. Ma sono anche abbastanza riservato quando lo voglio essere. Mi piace evadere a volte, ma anche immergermi nella vita sociale, mi mancherebbe se non l'avessi. Le persone che frequento di solito non vengono dal mio settore—ho stretto amicizia giusto con un paio di artisti a me contemporanei, come Iggy [Pop, NdT], ovviamente, e Mick Jagger. Le altre sono conoscenti. A volte mi capita di incontrare e passare del tempo con qualche artista emergente, ad esempio ho conosciuto Nick Rhodes e Simon Le Bon dei Duran Duran a capodanno. Mi stanno simpatici. Sono dei ragazzi a posto.

Ti piace ancora la fama? O il prezzo da pagare è troppo alto?
Oddio! Tutto dipende dal modo in cui la vivi, io cerco di fare in modo che mi procuri la minore quantità di stress possibile, evitando di mettermi situazioni che potrebbero potenzialmente fottermi. Per questo ho scelto di non vivere a Hollywood né a Londra, ma nel posto più tranquillo del mondo; in città ho ancora i miei amici di sempre, che ogni tanto vado a trovare.

Giro per Londra molto più spesso di quanto la gente si aspetterebbe, sono piuttosto bravo a passare inosservato. Infatti la reazione più frequente quando vengo notato in pubblico è qualcosa del tipo: “Oh, ciao David, non avrei mai pensato di vederti qui.” La fama diventa un problema quando hai uno stile di vita come quello di Michael Jackson, che da quanto si sente in giro Jackson sembra essere completamente isolato da tutto. Ci sono passato anche io, negli anni '70, e so come ci si sente, è un incubo, una sensazione che non vorresti provare mai più. Sono troppo navigato per lasciare che mi accada ancora.

Qual è il bello di invecchiare?
Che posso dire quel cazzo che voglio! [ride] Quando sei giovane pensi che qualsiasi piccola cosa tu faccia nella vita di ogni giorno sia sacra e importante. Quando cresci, quando invecchi, ti rendi conto che le azioni di una persona non contano poi così tanto nel grande disegno universale. Spero di iniziare a prendermi sempre meno sul serio man mano che passa il tempo, di tornare a guardare le cose dalla giusta prospettiva, più semplice e meno stressante.

Hai il completo controllo sulla “macchina Bowie”?
Non c'è nessuna macchina. Solo io.

Senti mai di dover fare le cose solo perché le persone se lo aspettano?
Mi è capitato di fare cose per le ragioni sbagliate, ma non accuserei mai nessuno di avermi manipolato in alcun modo. Ho fatto degli errori madornali, ma per fortuna tutti a causa mia. Non posso dare la colpa a nessuno tranne che a me stesso. Ho smesso di avere manager e cose di quel tipo dal 1977.

Sarei impertinente se ti chiedessi quali sono stati questi errori madornali?
Un paio di cose. Fare i film sbagliati, credo, anche se non lo vedo come un grande problema. Alla fine, per me sono solo brutti film… E forse aver fatto uscire troppo velocemente uno o due album che non avrei mai dovuto realizzare. L'etichetta mi aveva messo fretta, ma non mi ha manipolato.

Di quale album ti penti?
Tonight nello specifico. I pezzi sono buoni, se presi individualmente, ma messi insieme non costituiscono un album coerente. È stato un errore mio, avrei dovuto pensarci prima di entrare in studio.

E per quanto riguarda i film?
Gigolò. Ma credo sia necessario guardarlo oggi con un briciolo di ironia. Mi sono divertito moltissimo sul set, già dalla seconda settimana di riprese ci guardavamo intorno dicendoci “è tutto una merda, almeno divertiamoci!” E l'abbiamo fatto davvero… però era un film tremendo. Era solo un film tremendo, cioè, non è la fine del mondo. Quando uno inizia la propria carriera con un brano come The Laughing Gnome, è molto facile non fare un dramma delle cose e vederle solo come un'esperienza!

Provi mai imbarazzo pensando a cose che hai fatto in passato?
A dire il vero no. Lo sono solamente per la questione delle droghe. Penso sia la più grave; per altre scelte che ho fatto non provo imbarazzo ora. Piuttosto, temo che potrebbero influenzare altre persone.

Chi sono i tuoi idoli?
Non ho idoli, nemmeno uno. Non riesco a pensare a un solo essere umano che io possa definire tale. Ci sono persone che ammiro, una di queste è Gorbachev. Se evitiamo di concentrarci esclusivamente sui suoi presunti secondi fini, quest'uomo sta cercando di evitare una catastrofe nucleare. Almeno, io credo che le cose stiano così, perché altrimenti significherebbe che ci sono due persone lì fuori [Gorbachev e il presidente degli Stati Uniti Reagan, NdT] che stanno giocando con le sorti del mondo, e sarebbe qualcosa di assolutamente terrificante. Secondo l’opinione pubblica, Gorbachev starebbe cercando di fondare un nuovo regime in Russia, qualcosa di mai visto prima, e sono dell'idea che stia scuotendo le fondamenta del paese per davvero. Se riuscirà a sopravvivere, apporterà dei cambiamenti davvero interessanti.

Cosa ti piace fare nei giorni in cui non lavori?
Nei giorni in cui non lavoro? Beh, dipende dal periodo dell'anno!

Sciare?
Sì, esatto! Se parliamo dei mesi tra febbraio e aprile, allora è proprio questo che faccio. Negli altri periodi dell'anno, lavoro. Non penso passi un solo giorno senza che io butti giù qualcosa. Anche se si tratta solo di una frase. Se in una settimana non sono riuscito a scrivere nemmeno un paragrafo o due di idee, sento di essere stato davvero pigro.

Conservi i tuoi quaderni degli appunti?
Certo, ma non riesco a capirci nulla. Uso abbreviazioni, il che significa che per una settimana o due non ci sono problemi a decifrarli, ma poi dimentico cosa significhino. Diventano completamente incomprensibili!

Che impatto ha avuto sulla tua vita diventare padre?
Immenso. Ma è stato un processo lento. Inizialmente, ho avuto la reazione tipica dei padri: cos'è questa creaturina buffa che mi gira intorno ed emette questi strani gorgoglii? È stato quando ha iniziato a gattonare che mi sono reso conto che quel raggio di sole aveva illuminato la mia vita. Io e la mia ex-moglie abbiamo convissuto per soli due anni, e un giorno, improvvisamente, ho capito che qualcosa doveva cambiare nella vita di Joe [aka Zowie, NdT], che non veniva accudito nel modo giusto.

Ho deciso di prendere in mano la situazione, procedere per vie legali e ottenere la custodia. Come probabilmente sai, non è così comune per un padre riuscirci, specialmente in Svizzera. Il fatto che mi sia stata concessa spiega, senza dover spendere molte altre parole, come stesse andando la sua vita. Era una tragedia. Così mi sono preso tutta la responsabilità, e da quel momento ho iniziato a crescere con lui. È stato bellissimo, una fonte di risorse, disciplina e energia.

Qual è la più importante lezione di vita che impartiresti a Joe e i suoi coetanei?
Non pensateci nemmeno a fare uso di droghe. È una cosa di cui non bisogna sottovalutare l'importanza. È orribile ciò che ti può fare, come ti può fottere. E con droghe intendo anche l'alcol! E le sigarette…

Se dovessi replicare la tua vita, quali parti taglieresti?
Non riesco a pensarci. Ho commesso un sacco di errori e ho fatto anche cose buone. Ma non riesco a pensare alla mia vita come se fosse un film da editare. Sono tutte cose che ho fatto. Sono io. Dalle cazzate alle cose fatte bene. Credo che, per la mia assoluzione, lascerei fuori la parte dove inizio a far uso di droghe—torno sull'argomento proprio perché tante cose brutte sono accadute a causa della dipendenza. Se avessi potuto cancellare quel periodo, una buona parte della mia vita sarebbe stata completamente diversa, come sarebbero stati diversi i sei anni in cui ho cercato di rimettermi in sesto. Questa è l'altra cosa che la gente non capisce, è davvero facile arrendersi. Crescendo, devi affrontare un sacco di cose spaventose, come la depressione e le dipendenze.

Mi ci è voluta un'eternità per riuscire a lasciarmi tutto alle spalle. È qualcosa che va avanti, e sembra trascinarsi all'infinito. Diventa difficile anche perché il tuo metabolismo cambia, a un alcolizzato basta un solo drink ed è andato, completamente sbronzo, e addio al resto del weekend. Torna in sé il lunedì, colmo di rimorsi e sensi di colpa. È stato inoltre provato scientificamente che, se hai una dipendenza, è molto semplice cedere a un'altra. Per questo trovo senza senso cercare di disintossicare gli eroinomani col metadone, perché alla fine crea dipendenza almeno quanto l'eroina. Il mio problema era la cocaina, e poi sono passato all’alcol: è così che funziona. Per uscirne, devi essere tanto fortunato da trovarti circondato da persone che ti sostengono, ma possedere anche la forza di volontà di essere tu stesso a frenarti, di sapere che non puoi continuare così. Questo rappresenta l'ostacolo maggiore: te stesso. Se riesci a superarlo, poi va tutto bene.

Sei un materialista?
A dire il vero, non lo sono mai stato. Per me sono sempre state più importanti le idee. Non ho mai comprato una macchina lussuosa, ad esempio. Una volta me ne hanno data una per andare in giro, ho avuto una limousine per due anni, nel 1973, ma non sono un tipo da limousine, e nemmeno da macchine sportive. Non lavoro per quel genere di cose. A me piace incontrare le persone. Mi piace quando qualcuno arriva inaspettatamente. Quando una persona che mi stava simpatica e che pensavo fosse scomparsa dalla faccia del pianeta ricompare così, dal nulla. Quando incontri qualcuno per caso e capisci che nulla è cambiato. Questa sì che è una bella cosa.

Ci sei rimasto male per il modo in cui i critici hanno bocciato il tuo ultimo LP? Alcuni dei loro commenti sono stati davvero pesanti…
Per niente. Mi hanno bastonato per la prima volta dopo Aladdin Sane nel 1973, e da quel momento non hanno mai smesso. Non mi aspettavo qualcosa di diverso. Sono lieto quando qualcuno ha qualcosa di bello da dire sui miei lavori, altrimenti pazienza.

Il tuo nuovo LP è quello che, ad oggi, possiamo considerare il più “normale”. Perché?
Volevo fare qualcosa di molto essenziale. Volevo che risultasse fattibile con una piccola band. Doveva essere quindi un tipo di musica da band di cinque elementi. Ho scritto un qualcosa di piccolo, ma energico.

kkkk

C'è stato un periodo in cui hai evitato il mainstream. Ora però sembri abbracciarlo.
In realtà, non penso di essermi mai avvicinato al mainstream. Credo che ora, semplicemente, la mia musica sia il mainstream. Lo è diventata. Mi piace pensarla così. Le cose che sto facendo nell'ultimo album non sono così diverse in termini melodici da Aladdin Sane, o dal rock più duro di Heroes o da Scary Monsters. Credo che Let's Dance fosse il più commerciale. Però non credo che questo sia nato per essere commerciale. Se fosse stato così, avrei pubblicato un altro Let's Dance.

A eccezione di Absolute Beginners, nessuno dei tuoi pezzi è riuscito a diventare una grande hit negli ultimi tre anni. Non ti preoccupa questo?
No, a dire il vero. Questo perché in Inghilterra non ho pubblicato alcun singolo, oltre a Day In Day Out. Non mi interessano le hit. Dylan, i Rolling Stones, io stesso, John Lennon: nessuno di noi ha fatto grandi numeri in termini di vendite di album. Ne abbiamo venduti molti meno di quanto la gente immagini. A vendere tanto sono le band come i Foreigner. Quelle che non riesci a inquadrare. Lì fuori ci sono molti artisti come me, musicalmente importanti, ma non altrettanto in termini di numeri. Mi sono sempre ritenuto soddisfatto di come andavano le cose prima di Let's Dance, e quando uscì Let's Dance fui davvero contento. Quella è stata la svolta. Ho molto da dire a livello musicale e teatrale. Sarò felice finché riuscirò a farlo.

Quanto ti interessa il mondo della moda? Ti tieni aggiornato sulle ultime tendenze?
Per niente, non ne capisco nulla di moda.

Dei vestiti che indossi sul palco e nei servizi fotografici, quanti appartengono a te? Hai uno stylist personale?
Scelgo io i vestiti che indosso. Certo, ascolto i consigli dei professionisti, mi vengono proposte tantissime idee e finisco per essere scarrozzato per negozi con qualcuno che ne capisce davvero, per fortuna. Alla fine, però, spetta sempre a me la decisione finale. Quando compro qualcosa per me, compro capi orrendi [ride]. Non sono proprio bravo con queste cose.

In che indumenti ti senti più a tuo agio?
Pantaloni neri in velluto e camicie in jeans.

Il tuo aspetto fisico conta tanto quanto quindici anni fa?
Dipende dalla situazione in cui mi trovo. Se è per un personaggio, allora è fondamentale, e se mi trovo sul palco, ovviamente deve essere in linea con l'atmosfera. È molto importante, importante come qualsiasi altra cosa che faccio. Ma quando non lavoro ho un aspetto orribile. Insomma, non ti volteresti a guardarmi per strada, per fortuna, è una cosa che mi aiuta nella vita di tutti i giorni.

È più importante cercare la giovinezza eterna o invecchiare con grazia?
Ooooooohhh… Penso che la cosa più importante sia provare a diventare vecchi in un modo significativo [ride].

Come vorresti essere ricordato?
Non me ne frega un cazzo. Davvero. Non ci penso nemmeno È semplicemente bello esser riuscito ad arrivare fin qui.

Crediti

Testo Tricia Jones 
Da The Film Issue, i-D No. 49, Luglio 1987

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