nudi, vulnerabili e sexy: ragazzi italiani fotografati nella loro intimità

Di cosa parliamo quando parliamo di mascolinità oggi? Questa la domanda a cui cerca di rispondere la serie fotografica di Yan Yufeng.

di Amanda Margiaria; foto di Yan Yufeng
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15 ottobre 2018, 8:22am

Ci sono giorni dell'anno più magici di altri. Di solito, sono quelli che precedono cambiamenti, grandi o piccoli che siano, poco importa. Prendiamo l'inizio di settembre, ad esempio: rientriamo dalle vacanze, torniamo alla nostra routine e tutte le mattine ci guardiamo allo specchio per controllare se l'abbronzatura è già svanita nel nulla.

Questo è il momento che ha voluto catturare il fotografo Yan Yufeng nella sua serie Boys Comfort Zoom , che mi dice: "Alla fine dell'estate sono tornato in Italia per fotografare alcuni ragazzi al ritorno dalle loro vacanze. Come la maggior parte degli italiani, sono tornati in città con il segno dell'abbronzatura sui loro corpi."

Yan è nato e cresciuto a Chengdu, e oggi vive a Milano. È qui che ha fotografato i protagonisti di questa nuova narrativa sulla mascolinità. Tra le luci e le ombre settembrine, Yan è entrato nelle loro case per immortalarne vulnerabilità e sensualità in modo inedito. È lui stesso, infatti, a spiegarmi che "ho invaso i loro spazi privati, perché la serie parla di comfort zone, e per approcciare questo tema ho cercato di entrare in contatto con loro in modo intimo, per tenere tensioni e difese al minimo."

Per capire meglio come si può fotografare la mascolinità senza cadere negli stereotipi di genere, abbiamo fatto qualche domanda a Yan sul suo progetto.

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Da dove nasce l'idea di Boys Comfort Zoom?
Tutto è nato, come nella maggior parte dei casi, su internet. Dopo aver visto le foto profilo di alcuni ragazzi, ho pensato che sarebbe stato interessante mostrare un lato diverso dell'essere uomo oggi, partendo dalla mia prospettiva e cercando di rendere giustizia alla loro bellezza.

Come hai scelto i tuoi modelli? Li conoscevi già? Oppure li hai scelti specificatamente per questo progetto?
Innanzitutto, la maggior parte dei ragazzi di Boys Comfort Zoom non sono modelli di professione, ma ragazzi normali a cui ho chiesto di posare per me. Molti li ho trovati attraverso i social media, mentre altri li conoscevo già. E ci sono stati anche alcuni casi in cui sono stati i protagonisti stessi a contattarmi per farsi fotografare!

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È stato difficile convincerli a spogliarsi davanti all'obiettivo?
Prima di iniziare a scattare, chiedo sempre se la persona si sente a suo agio completamente nuda, oppure se preferisce coprire alcune parti del corpo. Molti dei ragazzi che ho fotografato non erano abituati a spogliarsi di fronte a una macchina fotografica, ma il tipo di narrativa che ho deciso di raccontare attraverso le mie immagini li ha convinti a lasciarsi andare.

Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato scattando questa serie?
Sicuramente l'aspetto più complesso di Boys Comfort Zoom è riuscire a far sentire il soggetto a proprio agio davanti all'obiettivo, perché si tratta di un lavoro che valica di molto il perimetro psicologico in cui una persona si sente protetta.

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La cultura italiana spesso impedisce ai ragazzi di esprimere liberamente la loro mascolinità, specie se esula dai canoni della nostra società. È per questo che hai deciso di focalizzare la tua attenzione su un certo tipo di estetica?
Voglio creare immagini che scatenino emozioni in chi le guarda, e non sempre il nudo è un elemento fondamentale per dar vita a questa dinamica. Ho un'idea precisa di mascolinità in testa, ma il mio lavoro non è quello di ritrarre un certo tipo di corpo maschile, quanto quello di catturare un delicato momento d'intimità.

Nella realizzazione del progetto hai notato differenze sostanziali tra l'approccio dei ragazzi italiani rispetto a quelli cinesi?
Non credo che la nazionalità giochi un ruolo fondamentale in queste dinamiche. Ho incontrato ragazzi estremamente timidi in Cina così come in Italia. Ma in entrambi i paesi sono anche entrato in contatto con persone perfettamente a loro agio nel loro corpo.

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La maggior parte degli scatti sono realizzati negli appartamenti dei tuoi soggetti. È un modo per mettere a nudo il loro lato più vulnerabile?
Quella di scattare spesso in camera da letto, o comunque a casa dei miei soggetti, non è una prerogativa di Boys Comfort Zoom. Lascio che siano i modelli a decidere dove farsi fotografare. C'è anche chi ha deciso di andare al parco! Trovare un ambiente in cui si sentano a loro agio è il modo migliore per riuscire a tirar fuori i loro lati più nascosti e le loro vulnerabilità.

Qual è la prima immagine che hai scattato per questa serie?
Ho iniziato a lavorare a questo progetto due anni fa. Alessio è il primo ragazzo a cui ho chiesto di partecipare. Chiacchieravamo da un po' su Instagram, perché abbiamo alcuni amici in comune, e da lì ho pensato di proporgli la mia idea. Sono andato da lui, ho portato un'anguria, e l'ho fotografato mentre la mangiava.

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Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Fotografia di Yan Yufeng