Questa mostra racconta visivamente le origini del caffè

Qual è l'impatto umano e ambientale che comporta ogni tazzina di caffè che beviamo?

di Benedetta Pini
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26 novembre 2019, 5:21pm

Il caffè non è solo una bevanda. Il caffè è un collante sociale potentissimo, un'occasione per fare due chiacchiere con qualcuno che non vediamo da tempo, che incontriamo ogni giorno o che abbiamo appena conosciuto, ma è anche quel momento da soli, in silenzio, al bancone del nostro bar di fiducia, a scambiarci sguardi complici con la persona dietro al bancone che ogni mattina ci accompagna in quella fase difficilissima tra la porta di casa e quella dell'ufficio. Per molti prendere in mano la tazzina e sorseggiare il caffè bollente ancora in pigiama mentre odiamo il mondo e vorremmo solo tornare sotto le coperte è il primo gesto della giornata, e quando viene a mancare sappiamo già che andrà tutto a rotoli.

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Nato in un contesto leggendario mai definito, il caffè ha origini misteriose e affascinanti. Tra le varie leggende, una vuole che sia stato un pastore Etiope di nome Kaldi a scoprire la pianta del caffè per puro caso, mentre portava a pascolare le sue capre. Anzi, furono proprio loro a mangiare le bacche e masticare le foglie di questa pianta sconosciuta. Quando calò la notte, le capre erano sveglie ed energiche come non mai e il pastore capì subito qual era la causa: tornò a raccogliere i semi della pianta, li abbrustolì e ne fece un'infusione. Un'altra leggenda, ancora più mistica, racconta che sia stato il profeta Maometto a scoprirla durante una visione dell'Arcangelo Gabriele che gli offriva una bevanda nera creata da Allah per farlo tornare in forze. Altri racconti riconducono la nascita alla Persia o allo Yemen, nello specifico nella città di Mokha, dove si sostiene venga prodotto il miglior caffè al mondo. Di fatto, dal momento della scoperta in poi il caffè è stato inglobato all'interno di molte culture in tutto il mondo, assumendo sfumature di trattamento, gusto e utilizzo diversissimo: l'espresso italiano, il beverone americano, il caffè napoletano che ha tutta una storia a sé, come anche la tradizione sudamericana. Ma per noi il caffè vero sarà sempre e solo uno: espresso, senza zucchero, al bar. In realtà, però, c'è tutto un universo all'interno del quale noi italiani siamo solo una tra le infinite varietà di usi e cultura del caffè.

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Francesco Senapo è una persona che vive di caffè, che ha trasformato la sua passione in un lavoro e sta scrivendo una nuova pagina della tradizione italiana. Fondatore della Ditta Artigianale a Firenze, vede nel caffè non solo una bevanda ma un'esperienza, che racchiude in sè una storia fatta di amore, sacrifici e cultura. Per questo lo scorso marzo ha deciso di intraprendere un viaggio di 10 giorni per ripercorrere le origini del caffè attraverso i volti delle persone che ne vivono il processo quotidianamente. Destinazione: Uganda, uno dei Paesi attualmente in via di sviluppo e in continua evoluzione che sta puntando su una produzione di caffè di altissima qualità. Insieme a lui soon partiti anche il regista Stefano Conca Bonizzoni - che ha immortalato l'esperienza con una docu-serie - e i fotografi Flavio&Frank, i cui lavori confluiranno in un libro e una mostra. Partendo da Kampala, hanno visitato una serie di coffee shop che hanno elaborato miscele uniche, per poi esplorare la baraccopoli della città di Katanga, parlando con i ragazzi del luogo per scoprire le realtà dei vari quartieri, e spingersi fino alla foresta, dove cresce una qualità di caffè dalle proprietà eccezionali coltivata da farm locali documentate approfonditamente dal lavoro.

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Oltre a un viaggio di esplorazione, il loro è stata un'indagine a ritroso, partito dalla tazzina di un bar di Firenze e culminato dall'altra parte dell'Equatore, per mostrare tutto il processo che fa in modo di portare il caffè ogni mattina nelle nostre colazioni. Perché i caffè non sono tutti uguali e le nostre scelte hanno un impatto umano e ambientale potentissimo, di cui spesso molti non sono neanche consapevoli. L'obiettivo del lavoro è infatti quello di sensibilizzare i consumatori sull'importanza di scegliere consapevolmente, comprendendo che dietro a una tazzina c'è il lavoro di centinaia di donne e uomini, c'è storia, c'è cultura, e solo la conoscenza diffusa potrà permettere a tutti noi di intervenire in modo positivo sul sistema del caffè, valorizzando la diversità e la qualità, a scapito della tendenza all'uniformazione che porterebbe alla scomparsa dei piccoli produttori e a un appiattimento delle sfaccettature di questa bevanda che tutti, ma proprio tutti, amiamo.

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Per vedere tutto questo nel concreto, venerdì aprirà la mostra fotografica Coffè Hunter - Uganda, presso FAEMA Flagship Store Art & Caffeine (via Forcella, 7, Milano) in occasione del Milan Coffee Festival. È a ingresso gratuito e sarà visitabile fino al 20 aprile 2020. Qui trovate tutte le info.

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Crediti

Testo di Benedetta Pini
Fotografie di Flavio&Frank

Ed eccovi la colonna sonora ideale per sorseggiare una tazza di caffè (preferibilmente americano):

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