Questa video installazione riporta in luce le scene censurate nel cinema italiano

"When the Towel Drops" indaga i meccanismi che hanno mutilato i film distribuiti in Italia.

di Antonella Di Biase
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28 novembre 2019, 4:15pm

Per gentile concessione di Radha May e MiBACT

Elisa Giardina Papa (italiana), Nupur Mathur (indiana) e Bathsheba Okwenje (ugandese) sono Radha May: un collettivo fondato a New York da tre artiste di diverse nazionalità unite da un comune interesse per le questioni di genere. Quando Elisa è venuta a sapere dell’esistenza dell’Archivio della Censura Cinematografica Italiana — un deposito del Ministero della Cultura dove sono conservati i tagli effettuati su pellicole italiane e straniere a partire dal 1913 —, ha deciso di trascorrere due mesi tra i suoi scaffali, digitalizzando le scene in 35 mm che il pubblico non ha mai potuto vedere e analizzandole alla luce delle informazioni archiviate nei database digitali, dove sono conservate le schede che descrivono le ragioni ufficiali dei tagli censori.

Dalla rielaborazione collettiva di quelle immagini censurate è nato il progetto When the Towel Drops, di cui una parte, in forma di video installazione, sarà in mostra per la prima volta in Italia all’ICA Milano dal 29 novembre al 2 febbraio.

“C’è voluto circa un anno, molti passaggi, e-mail e telefonate per ottenere l’autorizzazione all’utilizzo dei materiali da parte del Ministero,” mi ha raccontato Radha May. “In particolare, ci siamo interessate alla censura avvenuta in Italia dal dopoguerra agli anni Sessanta. Era un periodo di forte trasformazione culturale e politica, che iniziò con la liberazione dal regime nazifascista e finì all’alba delle lotte del Sessantotto. Di solito, queste sono le fasi storiche in cui l’apparato ideologico dello stato diventa più visibile."

Passando in moviola metri e metri di frame censurati, le artiste si sono accorte che le scene più significative per la loro ricerca erano quelle di piacere femminile e queer. “Sono stati censurati solo corpi di donne. Il corpo nudo o seminudo dell’uomo è un vero e proprio tabù nel cinema degli anni Cinquanta e Sessanta. Per vedere un corpo maschile senza vestiti bisogna arrivare a Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni del 1970, oppure a Il fiore delle Mille e una notte di Pier Paolo Pasolini, del 1974. Il contrasto tra i sessi è paradossale,” ha continuato.

When the Towel Drops traccia così un quadro dei canoni della censura italiana del secondo dopoguerra, andando a individuare le principali traiettorie degli interventi del Ministero: una donna non poteva esprimere piacere sessuale, ballare in modo provocante, sfidare le autorità, mostrarsi troppo svestita e, a quanto pare, neppure partorire. “La scena censurata più assurda che abbiamo inserito è quella del parto di Alle soglie della vita di Ingmar Bergman. Nonostante la partoriente sia quasi completamente coperta—si vedono solo le gambe fino alle ginocchia —, il Comitato di Revisione ha deciso di tagliare la scena per il suo ‘carattere impressionante’ e di vietare il film ai minori di sedici anni per ‘la scabrosità della materia’. Con lo stesso film, a Cannes, Ingmar Bergman ha vinto il primo premio per la regia.”

Almeno fino agli anni Settanta inoltrati, la censura in Italia è stata molto severa e bigotta. “Per La Ricotta di Pier Paolo Pasolini, incluso nel film a episodi Ro.Go.Pa.G., il verdetto della commissione prevedeva il sequestro dell’opera e la condanna del regista a quattro mesi di reclusione per vilipendio alla religione — successivamente revocata. Questo vale anche per le scene di interazioni non eteronormative, soprattutto tra donne. Nel progetto abbiamo inserito una scena tagliata da un classico del cinema LGBTQ, L’assassinio di Sister George di Robert Aldrichdel 1968. Il comitato di Revisione Cinematografica Italiana ha giudicato certe parti ‘palesemente contrarie al buon costume’, mentre nei cinema statunitensi il film circolava tranquillamente in versione integrale,” ha aggiunto.

Dopo la tappa italiana, promossa dalla Fondazione il Lazzaretto, When the Towel Drops andrà a indagare la censura in altri angoli del mondo. “Seguendo la stessa logica del circoscrivere la ricerca a fasi storiche di cambiamento, abbiamo deciso di sviluppare il progetto in India appena dopo la dichiarazione di indipendenza dall’Impero Britannico del 1947. Per il terzo volume, invece, ci concentreremo sul Sud Africa durante l’ultimo periodo dell’apartheid.”

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Crediti

Testo di Antonella Di Biase
Immagini per gentile concessione di Radha May e MiBACT