Foto (sinistra): Wolfgang Tillmans, Untitled, 2012, (dettaglio) © Wolfgang Tillman

Foto (destra): Marco, Insel der Jugend, 1991 © Tilman Brembs

a berlino arriva la mostra definitiva sul clubbing e musica underground

Ne parliamo con Heiko Hoffman, storico EiC di 'Groove', Sven Marquardt del Berghain e con alcuni fotografi che catturano la scena del clubbing berlinese da decenni.

di Juule Kay
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12 settembre 2019, 3:37pm

Foto (sinistra): Wolfgang Tillmans, Untitled, 2012, (dettaglio) © Wolfgang Tillman

Foto (destra): Marco, Insel der Jugend, 1991 © Tilman Brembs

"Quella notte ne ho avuto la certezza: questo è il futuro." Con queste parole Heiko Hoffmann descrive la sua prima serata al Tekknozid, uno storico rave della Berlino Est di inizio anni ’90 dove si suonava un mix di techno e acid. L’ex Editor in Chief del magazine Groove ricorda ancora bene quella notte. Ricorda non solo la musica che i DJ suonavano, ma sopratutto il modo in cui veniva percepita dal pubblico. Ricorda eccessi, libertà e assenza di limiti. Ricorda che nell'aria si respirava un'aria unica. Ricorda di aver pensato: "Qui c’è un nuovo modo di fare comunità." In definitiva, mi spiega Hoffmann, quella notte è stata diversa da qualsiasi altra cosa lui avesse mai sperimentato prima; fu lì che nacque quel suono per cui oggi Berlino è conosciuta in tutto il mondo, eufemisticamente parlando.

La capitale tedesca è altrettanto nota per il loro divieto di foto nei club, su cui è dedicata interamente una mostra nel C / O di Berlino. Co-curato da nientemeno che Heiko Hoffmann stesso, ’No Photos on the Dance Floor! Berlino 1989-Oggi ’ ci lascia oltremodo stupiti. Oltre alle fotografie di Wolfgang Tillmans e del buttafuori del Berghain Sven Marquardt, ci sono video e materiale documentario da esplorare, che danno un’idea degli ultimi 30 anni di cultura dei club di Berlino. “La scena dei club di Berlino non sarebbe stata in grado di svilupparsi senza questa politica di non fotografia, che esisteva molto prima dell’emergere degli smartphone”, afferma Hoffmann. “Soprattutto in tempi di” Foto, o non è successo! ” Trovo importante che ci siano luoghi in cui puoi sentirti nel momento giusto, senza pensare al modo migliore per condividere o aggrapparti al mondo esterno “.

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Foto: DJ Keokie, Tresor 1991 © Tilman Brembs

Perché quello che succede nei club, rimane nei club. Sono luoghi in cui ci si può sentire liberi, dimenticando ogni preoccupazione—piccola o grande che sia, poco importa. Posti dove ballare, sorseggiare un drink e ascoltare la cassa che batte pesante, sentendosi se stessi e senza mai doversi nascondere. Questo modo di intendere il dancefloor è andato via via definendosi proprio dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, quando diventò il punto d'incontro preferito per le nuove generazioni, libere finalmente da confini e divisioni geografiche. Con il passare degli anni il club ha assunto un ruolo ancora più importante nelle vite dei suoi frequentatori, assumendo il ruolo di safe space per le comunità marginalizzate. Chi al di fuori delle sue porte incontra quotidianamente odio, pregiudizi e rabbia, all'interno trova invece libertà e protezione. Un contributo fondamentale a questo spostamento di paradigma arriva dal collettivo di DJ No Shade, che lotta (e suona) per diversità e tolleranza nei club berlinesi.

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Foto: Outside Snax Club, 2001 © Wolfgang Tillmans . Courtesy Galerie Buchholz Berlin/Köln
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Foto: o.T., 2015 © Sven Marquardt

Il dancefloor, insomma, è contemporaneamente utopico luogo in cui fuggire e fenomeno globale. "L’ascesa di Berlino come techno-metropoli internazionale e l’emergere di voli a basso costo in Europa ha radicalmente cambiato la scena del clubbing," afferma Hoffmann. Ma cosa c’è dietro a questo fascino? Dietro migliaia di persone che ogni anno si recano in pellegrinaggio nella capitale per diventare parte di quel fenomeno? Per Hoffmann è proprio la comunità in visita che si presenta al meglio. “Una notte in cui non sai dove ti porterà il DJ, dove tu e le altre persone sulla pista da ballo siete imparziali e curiose, vi fate prendere dalla musica e vi sentite nel migliore dei modi (e dei mondi) possibili."

È esattamente questa la sensazione che si ritrova nelle opere della mostra. “Lavoro nella scena dei club di Berlino da oltre 20 anni," afferma Sven Marquardt, che contribuisce anche alla mostra con le sue iconiche fotografie in bianco e nero di colleghi buttafuori e residenti del Berghain come Marcel Dettmann. “È una parte della mia vita che non mi separa in alcun modo dal mio lavoro di fotografo - l’ispirazione e la ricerca dello zeitgeist è sempre autonoma dalle norme e dalle convenzioni sociali.” Creo sempre le mie immagini separandomi dai gusti di Instagram e facendo riferimento invece alla cultura del clubbing come stile di vita."

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Foto: Tama Sumo–25.08.2013, Coronet, Elephant & Castle © Salvatore Di Gregorio
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Foto: Ohm Trade, 2016 © Camille Blake

Anche il fotografo italiano Salvatore Di Gregorio, che aveva già ritratto Nina Kraviz e Tama Sumo, riassume questa fascinazione con parole simili: “È l’esperienza unica e misteriosa che solo il dancefloor può creare - l’estetica e i sentimenti delle persone fanno parte di questo ‘rituale’ molto potente, a cui sono attratto come fotografo." Per Ben de Biel, che gestisce club da 17 anni, la magia sta soprattutto tra le persone sfrenate sulla pista da ballo. “Sono come sono e non si preoccupano se una fotocamera li sta puntando," afferma il fotografo tedesco.

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Foto: Loveparade Ku’damm, 1992 © Ben de Biel

"Negli ultimi 30 anni è emersa una scena nei club a Berlino con una forte identità propria," conclude Hoffmann. "Soprattutto se paragonata ad altre metropoli del divertimento notturno come New York o Londra, è sorprendente quanti spazi e luoghi di sperimentazione ci siano a Berlino." Ma forse il fascino scaturisce sopratutto se si sa di cosa si sta parlando, perché lo hai provato sulla tua pelle. Quando la pista da ballo ti sputa fuori nella strada al mattino presto e il ricordo della notte appena trascorsa è memorizzato nella tua testa invece che sul telefono.

La mostra No Photos On The Dancefloor è visitabile presso C/O Berlin dal 13 settembre all'11 novembre 2019. Tutte le informazioni che ti servono le trovi qui.

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