Fotografia di Matteo Buonuomo

mac cosmetics collabora con m1992 e crea una nuova t-shirt in edizione limitata!

Si chiama “Digital Degeneration” e ne parliamo con Dorian Tarantini e Michele Magnani, riflettendo sulle intersezioni tra make-up e moda.

di Creato in collaborazione con MAC
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30 settembre 2019, 5:00am

Fotografia di Matteo Buonuomo

Non succede spesso che un colosso del beauty conosciuto in tutto il mondo decida di unire le forze con un brand di moda indipendente italiano. Ancor più raro è un allineamento di pianeti tale per cui la collaborazione sia capace di contenere entrambe le anime dei marchi coinvolti, quella più spiccatamente beauty e l’altra invece più fashion, legata al mondo delle passerelle.

Eppure MAC Cosmetics e M1992 ci sono riusciti, eccome se ci sono riusciti. Il risultato della loro collaborazione prende il nome di Digital Degeneration e si sviluppa sull’arco di diversi mesi. L’ultima novità è una t-shirt che presenta sul davanti la stampa degli scatti backstage realizzati dal fotografo Matteo Buonuomo prima, durante e dopo l’ultima sfilata M1992 S/S 2020 Uomo, tenutasi lo scorso giugno.

Entrando nel dettaglio, Digital Degeneration è una t-shirt in cotone bianco con stampato sul torace un collage che unisce due diverse foto di Buonuomo. La tee verrà messa in vendita a ottobre insieme a un rossetto MAC Cosmetics e una shopper brandizzata, e sarà acquistabile sul sito di MAC Cosmetics, oltre che nello store di Via Dante a Milano per sei settimane dal lancio del progetto.

La über cool t-shirt rappresenta il secondo capitolo della collaborazione tra i due brand, iniziata proprio in quel backstage ritratto nelle foto di Buonuomo, dove il team MAC Cosmetics ha supportato con i propri make-up artist la sfilata di M1992. Da quel momento, i due brand non hanno più voluto separarsi, grazie a un’etica e una filosofia affini che ne fondono abilmente i loro processi creativi.

Ma perché questa coppia creativa funziona così bene? E cosa ha da offrire la t-shirt al mondo del beauty, a cui è indirizzata? Ce lo spiegano Dorian Tarantini, visionario designer di M1992, e Michele Magnani, Global Senior Artist di MAC Cosmetics.

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Durante la nostra ultima conversazione , avvenuta nel backstage della sfilata M1992 S/S 2020, abbiamo avuto la conferma che l’accoppiata MAC Cosmetics e M1992 è davvero vincente. Un incontro di brand ed estetiche complementari. Siete d’accordo? Il vostro è davvero un dream team?
MM: È sempre meraviglioso per MAC Cosmetics poter lavorare con Dorian e tutto il team di M1992. Unire le forze con altri creativi, specialmente se provenienti da settori diversi ma affini al nostro, ci permette di scoprire nuovi punti d’incontro e mille inaspettate potenzialità all’interno di MAC Cosmetics. La filosofia della nostra azienda è quella di mantenersi in costante aggiornamento, ma sempre prendendo come punto di partenza l’immaginario estetico che ci ha reso leader nel settore beauty.

DT: La nostra collaborazione con MAC Cosmetics è la prova che l’unione fa davvero la forza. Michele e tutto il suo team hanno quel gusto, quell’etica-estetica che tanto amo perché sa essere contemporanea, ma sempre strizzando l’occhio al passato e alla bellezza femminile. Quindi, recependo un mio input, MAC Cosmetics riesce a coglierlo nella maniera migliore e a renderlo ancora più bello. Insieme abbiamo celebrato quell’eleganza classica che tanto apprezzo e che, pur osando, cerco di trasmettere sempre nelle mie collezioni e nel make-up delle modelle che indossano i miei capi.

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E proprio lavorando sui make-up realizzati da MAC Cosmetics durante l'ultima sfilata di M1992, la S/S 20 Uomo, siete arrivati a creare insieme qualcosa di nuovo, una t-shirt con stampata un’immagine del backstage di quel fashion show, ennesima dimostrazione di come la linea tra arti applicate stia diventando (o è sempre stata, forse?) davvero molto labile, e che la volontà di utilizzare mezzi espressivi diversi non faccia altro che enfatizzare una visione comune. Vi va di raccontarci come i vostri linguaggi hanno saputo incontrarsi, intrecciarsi e ibridarsi?
DT: Per un brand italiano indipendente come M1992, riuscire a instaurare una collaborazione multi-piattaforma e di lungo periodo con MAC Cosmetics—marchio canadese presente sui principali mercati internazionali del beauty—è un grande risultato. Queste opportunità in Italia non capitano spesso. Se siamo arrivati a fare questa cosa insieme è perchè abbiamo iniziato una collaborazione che durante le stagioni è diventata molto naturale, familiare quasi.

MM: MAC Cosmetics ha a cuore la contemporaneità in tutte le sue sfaccettature, nella società come nel mondo del beauty. Ha a cuore i designer che hanno idee forti e che esprimono in modo così incisivo il mercato della moda. Il nostro motto come azienda è “All Ages, All Races, All Genders.” Questa t-shirt è lo strumento perfetto per parlare al nostro pubblico.

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Parliamo della t-shirt: come siete arrivati al prodotto finale? È stato complesso scegliere l’immagine giusta da stampare?
DT: La decisione di utilizzare sulla t-shirt un’immagine scattata nel backstage della sfilata è stata frutto di una scelta condivisa: eravamo d’accordo sul fatto che fosse importante far vedere il lavoro che sta dietro a tutto questo, per dare valore a una collaborazione fra un brand giovane, quasi local mi viene da dire, e uno invece affermato in tutto il mondo.

MM: Proprio così. Attraverso quello scatto traspare l’adrenalina, si sente il movimento del non-finito, del processo, il buzz del pre-sfilata, quando tutto è ancora in divenire. Per noi di MAC Cosmetics, non te lo nascondo, continuare la collaborazione con un brand anche nel post-sfilata e arrivare a creare insieme una t-shirt è una decisione inusuale. Come azienda, non avevamo mai fatto qualcosa del genere.

Scegliere per la t-shirt Digital Degeneration un’immagine scattata proprio nel backstage è un modo per allungare l’effimero ciclo di vita di un fashion show, quindi? Un po’ come se aveste voluto immortalare quell’attimo non solo nei vostri ricordi, ma anche nei vostri armadi e in quelli dei vostri clienti?
MM: Noi di MAC Cosmetics abbiamo tempi ristretti nel lungo lavoro che si nasconde dietro una sfilata, perché siamo coinvolti ed entriamo in azione solo nella parte finale del processo creativo. Nello specifico, il nostro coinvolgimento inizia quando, un paio di giorni prima dello show, decidiamo insieme al designer quale sarà il beauty look da realizzare poi sulle modelle. Il momento più concitato e adrenalinico è sicuramente quello immediatamente precedente la sfilata stessa, che poi appena finisce dà vita a una grande gioia, ma anche a una certa nostalgia. Quindi sì, la t-shirt può essere vista come uno strumento per allontanare quella nostalgia, facendo sì che il momento del trucco pre-sfilata si protragga nel tempo.

DT: Sono d’accordo. Quando finisce una sfilata, quando smontano tutto, l’aria che si respira è molto nostalgica. Quest’anno abbiamo sfilato in una ex-chiesa, quindi ti lascio immaginare quanto fosse alto il coefficiente di decadenza una volta finito lo show. Per la sfilata si crea insieme un momento estetico tanto perfetto quanto breve, che ha termine davvero in un battito di ciglia. Ma è anche un momento corale, perché la community che si crea nel backstage è fortissima, si collabora davvero. In definitiva, anche quando fai una sfilata in qualche modo hai creato una sottocultura, una tua sottocultura estetica.

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Bello questo concetto di sfilata come sottocultura! Del resto, il vostro lavoro, sebbene in modo molto diverso, è profondamente legato allo studio delle sottoculture del Novecento, soprattutto il punk per quanto riguarda M1992. Alcuni teorici sostengono però che proprio il punk sia stata l’ultima sottocultura al mondo, perché per definizione è stata l’ultima ad avere influenze di musica, stile e ideali politici. Cosa ne pensate? Esistono al giorno d’oggi sottoculture che magari hanno una o due dei tre elementi e che possono essere comunque considerate tali?
DT: Secondo me ci sono, assolutamente. Nascono in ambienti differenti, crescono e muoiono molto più velocemente di prima. Ci sono delle sottoculture musicali ed estetiche che nascono su Instagram o su Soundcloud, che diventano una nicchia per un breve periodo, a volte hanno un bacino d’utenza ancora più grande ma sempre virtuale. Diciamo che la maggior parte sono sottoculture molto virtuali, e che per strada è difficile incontrare e ritrovare una cerchia di persone che seguono quella sottocultura tutte assieme. Il digitale ha disperso e ingigantito, non ci sono città legate alle sottoculture, come lo era Londra per il Punk. È molto più difficile captarle ora nella vita reale, e ci sono sottoculture molto più eterogenee.

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Come intendono i vostri brand il concetto di “corpo”? Alcuni lo vedono come una tela su cui poter dipingere, altri come un problema da risolvere attraverso i vestiti (celando, migliorando, evidenziando) … Che relazione ha la vostra arte con questo elemento?
MM: MAC Cosmetics cerca sempre e comunque di l’identità de* modell*. Noi non vogliamo trasformare radicalmente i tratti somatici del soggetto, quanto piuttosto enfatizzarli.

DT: Non mi pongo il problema del corpo, per me un mio abito può metterlo chiunque. Vorrei che la gente utilizzasse i miei abiti per osare, per esprimere un momento di stravaganza momentanea.

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Crediti

Testo di Carolina Davalli
Fotografia di Matteo Buonomo

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