Fotografia di Rosario Rex Di Salvo. Feriel indossa tutti abiti e accessori Just Cavalli primavera/estate 19 Resort Donna.

"voglio essere un modello per le nuove generazioni"—feriel moulaï

Abbiamo passato un pomeriggio in compagnia di Feriel, giovane promessa delle passerelle internazionali simbolo dell'apertura del fashion system a culture, religioni e bellezze diverse.

di Gloria Maria Cappelletti; foto di Rosario Rex Di Salvo
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23 novembre 2018, 10:22am

Fotografia di Rosario Rex Di Salvo. Feriel indossa tutti abiti e accessori Just Cavalli primavera/estate 19 Resort Donna.

Se c'è una parola con cui vorremmo poter definire l'industria della moda contemporanea, sarebbe diversity. Usiamo il condizionale perché la strada da fare per una vera inclusività è ancora lunga e tortuosa, ma è bello poter notare che qualcosa si sta muovendo, che in passerella non vediamo più modelle tutte uguali tra loro, che gli editoriali vogliono (e possono) dare sempre maggior risalto a tipi di bellezza che esulano dai canoni prestabiliti.

Parlando di apertura verso nuove culture all'interno del fashion system è impossibile non fermarsi a riflettere sulla portata del fenomeno della cosiddetta moda modesta, quell'insieme di brand, stilisti e modelle che danno vita a un immaginario più vicino alle donne di religione musulmana fatto di abiti lunghi, foulard, pantaloni ampi e fantasie caleidoscopiche. Uno dei volti più affascinanti e freschi di questo movimento è quello di Feriel Moulaï, giovane modella belga che poche settimane fa ha debuttato in passerella durante la Paris Fashion Week.

Così abbiamo deciso di incontrarla, passare un pomeriggio con lei, fotografarla e chiederle di raccontarci meglio com'è essere una modella che indossa l'hijab nel 2018.

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Quando hai deciso di diventare una modella?
La prima volta in cui ho pensato che avrei voluto diventare una modella avevo cinque o sei anni, ma non era tanto un sogno, quanto più un obiettivo che mi ero proprio prefissata. Poi con il passare del tempo ho messo da parte questo goal perché pensavo che non fosse la cosa giusta per me. Così mi sono laureata in biochimica e farmacologia, ma continuavo a pensare a come sarebbe stato diventare una modella professionista.

Poi, circa due anni fa, mi sono accorta che l’industria della moda modesta stava crescendo sempre di più. Vedevo tutti questi editoriali di moda in cui le modelle venivano fotografate con l’hijab, ma solo per scoprire poi che nella vita quotidiana non lo usavano affatto, e spesso neanche erano musulmane. Quindi mi sono chiesta perché non potevo essere io quella ragazza in quegli editoriali, dato che indosso l’hijab tutti i giorni. Volevo rappresentare esattamente quel tipo di donna, perché per me era la normalità.

Così ho iniziato a rifletterci su in modo più serio, finché ho deciso di costruirmi un portfolio e presentarmi alle agenzie. Tutti mi dicevano che potevo diventare una modella, ci ho provato ed è andata bene. Da Bruxelles sono andata a Londra, perché è una città in cui tutto è possibile, specialmente se non sei la classica ragazza caucasica con i capelli biondi e gli occhi azzurri, ma i tuoi tratti sono chiaramente mediorientali.

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Credo sia importante raccontare la tua storia, perché è l'esempio perfetto di come oggi l’industria stia cercando di aprirsi ad altre culture e religioni; averti in questo mondo significa poter dar vita a nuove conversazioni. Quando hai comunicato alla tua famiglia che saresti diventata una modella, come l’hanno presa i tuoi genitori e gli altri parenti?
Sono tutti molto felici per me, perché hanno sempre saputo che fare la modella era il mio sogno. Ora che questo desiderio è diventato realtà mi sostengono, specialmente mia mamma e le mie due sorelle.

Riallacciandomi a quello che dicevi tu, credo che oggi la moda stia davvero diventando per tutti. È una questione di rappresentazione: finalmente anche un’adolescente musulmana che ha deciso di portare il velo può vedere nelle campagne pubblicitarie una ragazza esattamente come lei, e questo le fa capire che anche questo accessorio può essere parte del gioco, esattamente come tutti gli altri.

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Quando si parla di collezioni donna, è fondamentale tenere in considerazione il fatto che esistono migliaia di modi diversi di essere donna. Stereotipi e preconcetti sono all’ordine del giorno, spesso ad esempio si pensa che se indossi l’hijab non sei davvero libera. In realtà, le cose non stanno così e tu lo dimostri: porti il velo, hai preso da sola le tue decisioni professionali e la tua famiglia ti sostiene. Vederti sulla cover di una rivista potrebbe far capire ad altre ragazze che è possibile anche per loro seguire le tue orme, e che la loro religione non è assolutamente un impedimento in questo senso.
Hai assolutamente ragione! Sono orgogliosa di questo. Ho deciso di indossare il velo, è una scelta che ho preso io, così come quella di diventare una modella. Finché rispetti te stessa e gli altri, puoi fare quello che vuoi. Non è la religione il fattore determinante in questo senso: sì, sono musulmana. Sì, sono una musulmana praticante. Sì, indosso l’hijab, ma il mio Dio è un Dio che parla d’amore.

Eppure, io non sono solo questo: sono una ragazza che ama la moda, indossa spesso e volentieri i tacchi ed esprime la sua femminilità. Voglio rappresentare le donne, non “le donne che indossano l’hijab”. Il mio obiettivo, quello che cerco di fare quotidianamente, è essere me stessa. Per me si tratta di trovare un equilibrio tra interiorità ed esteriorità, poi se questo mi dà la possibilità di essere d’aiuto anche agli altri, beh, è fantastico, ma questo viene solo in un secondo momento.

Sono una ragazza europea, ho avuto la possibilità di viaggiare, studiare e conoscere persone delle culture più disparate. E in più sono una musulmana praticante. In passato mi sono sentita spesso dire “sei bellissima, ma troppo araba”. Oggi non succede più, ci sono modelle diverse che riflettono la diversità delle nostre città e dei nostri paesi. Finalmente vediamo passi in avanti verso l'inclusività in tutti gli ambienti, anche in quello della moda, e sono felice di essere parte di questo movimento.

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Durante la Settimana della Moda di Parigi hai sfilato per Koché, un brand francese che ti ha scelta per il tuo stile, non perché porti il velo. Ci racconti un po’ meglio questa esperienza?
Per me è stata una delle esperienze migliori della mia vita, perché la fondatrice di questo brand, Christelle Kocher, è una donna incredibile. Quando sono stata nel suo atelier mi ha detto che apprezzava la mia femminilità, il mio senso dello stile, e non solo il fatto che io indosso il velo.

Voleva che sfilassi indossando i suoi capi perché credeva che io potessi rappresentarli al meglio, ed è per questo che ho accettato. Io sono una donna, sono Feriel, e sono felice quando posso rappresentare me stessa, non quella Feriel. Mi ha resa orgogliosa del mio lavoro, perché voleva me, e non quello che io rappresento per la mia esteriorità.

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Sai, allo stesso modo, quando ti abbiamo proposta per questo progetto per Just Cavalli, lo abbiamo fatto perché ci ha colpito la tua femminilità ed eleganza. Il brand ha subito accolto questa nostra idea, perché è innegabile che il tuo senso estetico si sposi alla grande con le loro collezioni.
E per me è stato lo stesso, davvero! Nella collezione Just Cavalli ho trovato a abiti e accessori che rispecchiano perfettamente il mio senso di femminilità, tutte cose che indosserei anche nella vita quotidiana. Credo sia questo il segreto per ottenere un buon risultato, professionalmente parlando: scegliere sempre progetti che ci fanno sentire a nostro agio e che vanno d'accordo con la nostra sensibilità.

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La comunità musulmana a Milano è piuttosto nutrita, e spesso quando porto mia figlia a scuola vedo queste mamme con il velo, e noto sempre una certa eleganza nel modo in cui si vestono. L’hijab è abbinato ai loro vestiti, si vede non solo l’attenzione al dettaglio, ma anche la cura con cui ogni mattina si preparano davanti allo specchio. Cosa pensi invece dei movimenti che, in modo opposto, cercano di screditare l’hijab e le donne che decidono di indossarlo?
Sinceramente, non mi preoccupo di questo. Cerco di nutrirmi di pensieri positivi, e non voglio fermarmi a riflettere su questi modi di pensare così estremi, semplicemente perché non mi fanno stare bene. Vivo seguendo la filosofia del "se mi fa star male, allora non mi interessa". So che non è così facile, ma ciò che mi interessa davvero è concentrarmi sulle cose positive.

Puoi pensare quello che vuoi, e rispetto le tue opinioni. Del resto, viviamo in un paese democratico, dove ognuno può scegliere di credere in ciò che vuole. Solo, io non vedo il mondo in questo modo e non voglio avere nulla a che fare con gli estremisti, di nessuna fazione.

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Come dici tu, una società che funziona è una società che rispetta, dove cui i suoi membri hanno una profonda comprensione del mondo. Anche essere una modella, a modo suo, è un modo per creare energia positiva e ispirare le nuove generazioni. Insomma, abbiamo bisogno di più donne come te nell’industria della moda, e spero di vederti presto sulle passerelle di Milano!
Sai, il bello di questo mondo è che ogni capitale della moda è unica e interessante a modo suo. Milano, per come la vivo io, è quella più femminile delle quattro, una città in cui puoi essere donna, essere sicura di te e andare orgogliosa di chi sei. La considero speciale, perché rappresenta bene la persona che sono: femminile, decisa e indipendente.

Amo la passerella, e a Milano è come se ogni strada e ogni marciapiede fossero le passerelle delle donne che ci camminano. C’è una sorta di alone misterioso che aleggia intorno a loro, come se le italiane fossero fatte di fuoco: ne percepisci la potenza anche da una certa distanza, ma se decidi di avvicinarti lo fai a tuo rischio e pericolo.

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E a Bruxelles come sono le cose?
Ho capito chi sono in questa città, è casa mia ed è il luogo in cui mi sento sicura al 100 percento. Il Belgio accoglie tutti a braccia aperte, poco importa la loro provenienza originaria.

La mia famiglia è algerina e sin dal primo giorno è stata la benvenuta in questo paese. Siamo cresciuti sentendoci dire che avremmo potuto diventare chiunque avremmo voluto, e così è stato. Sarà anche piccolo, ma il Belgio ha un posto enorme nel mio cuore. Magari mi trasferirò in un altro paese, eppure sento che questa è, e sempre sarà, la mia casa.

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La tua famiglia come ha vissuto il trasferimento dall’Algeria al Belgio? Tu avevi tre anni quando siete arrivati in Europa, esatto?
Eravamo rifugiati, ma ci siamo immediatamente sentiti accolti. A volte mi chiedono “da dove vieni?”, sottintendendo che non posso essere belga, ma io mi sento così. È qui che vivono i miei amici, qui ho frequentato la scuola e qui sono cresciuta. Con i miei genitori è stato molto facile in realtà; mio padre discende da una famiglia di cultura europea, e con lui parliamo solo francese, mentre mia madre ci parla in arabo, ma io e le mie sorelle rispondiamo in francese.

La cultura algerina fa parte di noi, ma non ha mai avuto un ruolo determinante nelle nostre scelte di vita. Nessuno mi ha mai fatto sentire il contrasto tra l’essere una donna musulmana tra le pareti di casa e una ragazza europea appena mettevo piede fuori. Mio padre non è molto praticante, quindi non ci ha mai inculcato precetti troppo severi. Non bevo alcool e non mangio maiale, ma i miei genitori non mi hanno imposto dogmi invalicabili. Il velo, come tutto il resto, è stato una mia scelta.

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Feriel, grazie per le tue splendide parole. Siamo alla fine della nostra intervista, e vorrei salutarti con la frase che meglio ti rappresenta in assoluto. Ne hai una?
Love yourself. Perché se ami te stesso, sarai in grado di amare anche gli altri. Non serve essere diversi da quelli che si è per essere accettati dagli altri, quindi concentratevi sull’essere felici per come siete, e tutto arriverà di conseguenza.

Tutte le ragazze devono accettarsi per come sono e amarsi. Se c’è questo, il resto non tarderà a realizzarsi. Oggi è sempre più difficile guardare il proprio corpo in modo sereno, rispettarlo e volergli bene, ma è fondamentale. Grazie, Gloria!

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Crediti


Testo di Gloria Maria Cappelletti
Fotografia di Rosario Rex di Salvo
Moda di Giorgia Imbrenda
Feriel indossa tutti abiti e accessori Just Cavalli primavera/estate 19 Resort Donna