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nel mondo dei sogni di virgilio villoresi

L'artigiano del cinema italiano ci racconta perché non lascerebbe mai Milano, che l'uomo è veramente "della stessa sostanza dei sogni" e che "fare un film con il cellulare sta al cinema come la prostituzione sta all'amore".

di Eloisa Reverie Vezzosi
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04 maggio 2016, 10:20am

"Essere nel mondo dei sogni" è una frase usata spesso - troppo spesso - con valenza negativa. Come se avere la testa tra le nuvole, vivere in realtà parallele, avere una fantasia senza limiti o il dono di sognare a occhi aperti fosse un male. Forse sono di parte (dato il mio nome dal significato intrinsecamente onirico), o forse odio le definizioni statiche, oppure "semplicemente" ho conosciuto personalità come Virgilio Villoresi: ecco perché credo che il mondo sarebbe davvero un posto magico e migliore se non ci si lasciasse ingannare da frasi fatte di questo tipo e se non si cadesse in queste trappole e menzogne... Perché, insieme allo stress, il secondo male del nostro secolo è non credere più nel "C'era una volta...", nel lieto fine e nel vissero tutti felici e contenti...

Virgilio Villoresi è l'eclettico "artigiano del cinema" nato a Fiesole, trapiantato a Milano e che... Perché dovrei continuare con parole a descrivere il regista che ha fatto dell'immagine animata e del dare anima alle immagini il suo cavallo di battaglia? Reputo le risposte di Virgilio Villoresi alla mia intervista così efficaci, taglienti ma allo stesso tempo poetiche che non vorrei aggiungere altro se non copiarle e incollarle proprio qua nell'introduzione e anche nel titolo inserendo una sua frase con tanto di virgolette e cit. finale. Sostengo i suoi lavori così elementarmente belli da stupire, che vorrei riempire ciascuno spazio bianco del testo con tanti mini video delle sue opere... E fidatevi, dato l'alto numero di eccellenti produzioni, potrei farlo senza problemi.

Ma a volte alla parola bisogna cedere.
Quindi, signore e signori, ecco Virgilio Villoresi.

Artista, regista di sogni... Tu come ti definisci?
Mi definisco un artigiano del cinema.

Quando e perché hai deciso di intraprendere questa strada? Il tuo lavoro è nato come vocazione, come spinta naturale, per caso...?
Perché fondamentalmente voglio maturare fino a diventare bambino. Il mio modo di lavorare ha un aspetto ludico e in realtà quando creo gioco, mi sorprendo come un bambino di fronte a un mago.

Il Virgilio Villoresi di "J" è lo stesso del Virgilio Villoresi di oggi?
Il Virgilio Villoresi di oggi è più fracassone e inquietante.

Nato a Fiesole, hai studiato a Bologna e ti sei trasferito a Milano. Niente fughe all'estero? Perché hai scelto di restare qui? E cosa rappresenta per te oggi questa città?
Ci ho pensato spesso di trasferirmi all'estero ma l'Italia per me è una sorta di calamita da cui faccio fatica a staccarmi. Poi con il lavoro diventa sempre più difficile per me programmare un trasferimento a lunga scadenza. Milano… Per me rappresenta tante cose questa città tra cui il risotto, le castagne arrosto, i tram, la metropolitana, le culone in bicicletta, la sambuca bianca della Lina, trovarmi la domenica pomeriggio da solo in parco ravizza, l'ospedale delle bambole, le osterie milanesi, i night club kitsch, lo swing notturno, l'odore della strada bagnata, le portinaie, aspettare gli appuntamenti sperando che l'altro non venga più (anche se è una donna bellissima).

Qual è la tua definizione di fashion film?
Non lo so.

Valentino, Fendi, Smythson Heritage, Moleskine, Dsquared2... Lungo è l'elenco delle tue collaborazioni con il mondo della moda. C'è un brand con cui vorresti particolarmente lavorare e ancora non hai avuto occasione?
Non c'è un brand nello specifico, direi tutti i brand che mi lasciano piena libertà creativa.

Qual è la tua opinione sulla regia cinematografica oggi in un mondo caratterizzato sempre di più da social network e film girati col cellulare?
Fare un film con il cellulare sta al cinema come la prostituzione sta all'amore. L'opinione sulla regia in realtà per me non cambia mai ovvero che il concetto di regista è legato al direttore d'orchestra e la regia di un video, corto, film, è un viaggio pieno di imprevisti e problemi da risolvere.

Il mondo della fiabe, il mondo dei sogni e dei sogni a occhi aperti, l'arte, la pittura, la letteratura... Da dove trai ispirazione?
Dalla porta aperta che lascio costantemente tra la realtà e il mio inconscio, il mio universo fantasioso e le coincidenze che mi capita sempre più spesso di vivere durante la vita.

Potresti raccontarci il processo creativo che si cela dietro a un tuo lavoro?
Il mio processo creativo è molto simile all'aspetto del gioco. Tra la creazione e me è molto importante lasciare inalterato questo rapporto bambinesco. Mentre lavoro mi piace suggerire un'altra prospettiva, un altro punto di vista, quasi una filosofia, un'altra religione che rovesci e renda ridicole e inutili tutte le idee e i postulati raggelati di una concettualità adulta.

Come "mago" dell'immagine in movimento hai affermato di creare "legami alchemici" scegliendo tu stesso le musiche dei tuoi lavori. Parlaci di questo rapporto tra suono e immagine e del tuo legame in generale col mondo della musica. Qual è l'opera che al meglio rappresenta questa tua magia?
L'opera credo sia "Frigidaire", il primo cortometraggio in cui io stesso ho curato sia sound design che musica. Il suono è molto importante per me, perché in un certo senso deforma il significato della scena, le dà un ritmo, riesce a suggerire una soluzione narrativa. Il mio legame è molto profondo anche perché ho iniziato facendo danza quando ero piccolo e l'armonia dei movimenti nei miei video nasce proprio dalla sintesi tra musica e danza.

Percorriamo insieme "Una giornata perfetta" con Virgilio Villoresi...
In una mia ipotetica giornata perfetta non voglio rinunciare ai miei sogni e quindi direi che starei a dormire tutto il giorno. ;)

Hai dato anima a oggetti e abitazioni, come in "Fornasetti's Home", testi (parlo di libri e canzoni), come "Vento" il booktrailer del libro di Virginia Mori e non solo questo... Puoi rivelarci un racconto che si cela dietro a queste storie? Una meta-storia dei tuoi backstage o semplicemente un ricordo particolare relativo a un tuo lavoro a cui sei particolarmente legato?
Ci sono molti aneddoti che custodisco affettuosamente nel bagaglio dei miei ricordi. In particolare ricordo che durante la scena finale del video realizzato per Fornasetti c'erano tutti i piatti appoggiati sulla scalinata pronti per essere scattati. Improvvisamente sbuca il gatto di Barnabà Fornasetti con aria distratta e inizia a fare zig zag sulle scale sfiorando i piatti… Ci è mancato poco che li facesse scivolare tutti. Eravamo sbiancati! Per fortuna, con un guizzo sono riuscito a prenderlo per la schiena e a tirarlo via. Sarebbe stato un danno enorme per la scena e per tutta la collezione che ci aveva prestato Barnabà! Eh Eh…

Hai "una formula magica" da consigliare ai giovani creativi che vorrebbero seguire le tue orme?
La formula magica per me è essere sinceri e onesti di fronte all'opera che si sta per creare. Affidarsi alla memoria e a ciò che si ama veramente senza emulare nessuno. Creare uno stile personale che non segua le mode ma solo l'intuito del proprio genio.

Siamo veramente fatti "della stessa sostanza dei sogni"?
Tutta la nostra esistenza è basata sulla sostanza dei sogni, dove l'allegoria e l'aspetto infantile son vissuti nel profondo: un enorme risata silenziosa sul contrasto immenso, inconciliabile, tra i nostri punti di vista da adulti e "il mistero delle cose" che solo un bambino può vivere.

virgiliovilloresi.com

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto su gentile concessione di Virgilio Villoresi

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