abbiamo parlato con alessandro bava di airbnb, ecologia e willow smith

Abbiamo incontrato l'architetto e designer napoletano con base a Londra alla vigilia dell'inaugurazione del suo AIRBNB Pavillion a Bari.

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dic 13 2014, 6:40pm

Ph. Oskar Proctor

La nostra costante presenza online ha cambiato per sempre la maniera in cui condividiamo sevizi e beni ma anche di come comunità più specifiche, per esempio quella artistica, si relazionano rispetto al dialogo fra i poli tradizionalmente opposti di "centro" e "periferia". Molti millennials nascono con una vocazione nomade appresa prima nel mondo virtuale ma che poi riportano anche nella quotidianità. La vita è, sempre più spesso, trascorsa in un perenne movimento da un luogo all'altro, da una città all'altra, ognuna della quali diventa uno snodo di diffusione di contenuti, messaggi e segnali. In questa nuova eccitante prospettiva luoghi imprescindibili della cultura giovanile come Londra o Berlino possono trovarsi sullo stesso piano di centri minori come la città di Bari. Il team di i-D incontra il giovane architetto Alessandro Bava per parlare di AIRBNB Pavillion una fra le iniziative culturali più innovative nel suo genere. Lo incontriamo mentre sta mettendo a punto il nuovo progetto del collettivo che si terrà a Bari appunto dal 28 novembre al 15 dicembre in collaborazione con il project space più cool in Italia, lo spazio 63rd-77th STEPS fondato e gestito dall'artista Fabio Santacroce, che prende il suo nome dalla parte finale di una scala multi-piano (l'area tra il 63° e il 77° gradino) all'interno di un palazzo dell'inizio del XX secolo a Bari. Ecco: questa è l'avanguardia che ci piace!

Come è nato il progetto AIRBNB Pavilion?
Avevamo un'intensa sensazione di FOMO per la Biennale organizzata da Rem Koolhaas e incentrata sui fondamentali dell'architettura. Quindi al contrario dei padiglioni ufficiali, abbiamo deciso di guardare a un fenomeno contemporaneo che investe l'abitare e la casa. Pensavamo fosse urgente parlare del rapporto tra internet e l'architettura.

Chi sono i tuoi compagni di viaggio? Come vi siete incontrati ?
Luis Ortega Govela, Octave Perrault e Fabrizio Ballabio. Ci siamo incontrati su Tinder e poi ci siamo resi conto che avevamo studiato all'Architectural Association a Londra. Ci vogliamo bene.

Avete delle figure di riferimento nel mondo dell'architettura e del design ? Chi sono i vostri eroi ?
Per il progetto AIRBNB Pavilion: Andrea Branzi, Stéphane Boudin, Adolf Loos, Florian Beigel, Marc Camille Chaimowicz, Hannes Meyer e la comunità degli Host di Airbnb, come abbiamo spiegato nel testo per Rhizome.

Venezia, New York, Parigi e Bari ... Perché Bari?
Ci interessa andare ovunque ci siano delle case, ville, appartamenti, capanne, trulli.

Ci potresti parlare di questo nuovo progetto nel Sud Italia?
Siamo stati invitati dal project space 63rd 77th step a fare una mostra a Bari. Sarà una performance nella meeting room dell'Ex Palazzo delle Poste di Bari, progettato da Roberto Narducci nel 1931 per il governo fascista. Ispirandoci a tecniche e metodi di community development vogliamo esplorare le aporie politiche latenti nelle comunità online. Seguendo le strategie concepite da Douglas Atkin, Global Head of Community di Airbnb, la performance consisterà in un incontro con la comunità locale di Airbnb Hosts, la cui documentazione sarà poi in mostra a 63rd-77th STEPS insieme ad un nuovo testo. In parallelo alla performance abbiamo curato la mostra online Do More Of What They Love che sarà visitabile su www.63rd77thsteps.com e consiste di alcuni video realizzati da quattro artisti che usano la casa e la sua immagine come mezzo espressivo.

Le istituzioni e molti cittadini, in Italia e nel mondo, temono l'affermarsi di modelli di "economia condivisa" come AIRBNB e Uber? Perché secondo te? 
Molti la temono, molti la amano tantissimo! Ma credo sia temuta perché corrobora un modello di capitalismo in cui anche gli asset affettivi vengono commodificati. Funziona benissimo come spalla per democrazie senza welfare, in cui le corporation occupano gli spazi lasciati vuoti dalla politica pubblica. 

La performance è un aspetto molto importante di AIRBNB Pavilion: cosa la lega all'architettura e al design ?
AIRBNB pavilion è un progetto artistico e di ricerca, penso che l'architettura e la performance dovrebbero rimanere lontanissime. Il mio ex-boss Vito Acconci mi ha insegnato a celebrare la distanza tra le due discipline.

Italiano di Napoli ma vivi a Londra, ti senti un cervello in fuga ?
No. Non sono in fuga da nessuno e credo in un mondo senza nazioni. E comunque al massimo potrei sentirmi un emigrato. Se il governo italiano pensa di essere in deficit di cervello dovrebbe aprire le frontiere all'Africa.

Che musica ascolti ? 
Al momento ascolto solo Willow Smith. Poi il 18 dicembre suoneranno al Plastic a Milano i miei queer dj preferiti, Signorina van der Rohe. Save the date!

Il tuo pub preferito a Londra?
Chiltern Firehouse.

L'ultimo film che hai visto al cinema ?
Citizen Four.

Su Facebook il tuo avatar è un orso blu. Scelta interessante, che rapporto hai con i social ?
<3

Parlaci di ECOCOREla tua rivista bimestrale sul tema dell'ecologia.
Penso sia urgente parlare dell'ambiente e della natura. ECOCORE ha appena editato il disaster issue per la rivista online DIS magazine, dove abbiamo esplorato i lati oscuri dell'ecologia.

Cosa ti ha portato questa esperienza editoriale?
Ho iniziato ECOCORE qualche anno fa, mentre ero senza lavoro, quindi mi ha dato un'occupazione. E in più ho potuto lavorare con persone che ammiro e che considero le voci piu interessanti per un discorso culturale sull'ecologia.

Come ci si sente ad essere un 89+ ? Pensi che tua generazione sia investita di una missione speciale?
Secondo me la generazione 00+ sarà ancora più giovane e interessante della generazione 89+.

Sei un talento proteiforme: cosa vuoi fare veramente "da grande" ?
Continuare a fare quello che sto facendo...ma al momento sono concentrato sul mio studio di architettura Bava and Sons,

Quali sono i prossimi progetti di Bava and Sons?
Un progetto alla Fondazione Cartier a Parigi per il Google Cultural Institute che aprirà il 12 dicembre e uno al Moderna Museet a Stoccolma con l'artista Simon Denny.

Crediti


Testo Fabrizio Meris
Foto Oskar Proctor