n come nicola carignani

In occasione della sua partecipazione alla mostra Il Nuovo Vocabolario della Moda Italiana, che inaugura oggi alla Triennale di Milano, abbiamo parlato con Carignani dei singolari individui che ha incontrato, e scattato, durante i suoi viaggi.

di Giorgia Baschirotto
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23 novembre 2015, 9:50am

Nel torrido deserto californiano abita una vivace comunità di artisti che ha deciso di vivere solo secondo le proprie regole. Lontani dall'universo dei social media, dalla crescita silenziosa degli affitti e dai ritmi incalzanti della città, questi individui occupano un fazzoletto di terra donatogli dallo Stato americano e riscrivono la loro vita giorno dopo giorno, in totale libertà. Non sapremmo nulla su di loro se non fosse per Nicola Carignani, che con la sua serie Obtainium ha catturato i soggetti più bizzarri di Joshua Tree, affascinato dalla loro audacia e dal loro inesauribile estro creativo. Spinto dalla curiosità e dalla sua sete di scoperta, Carignani è passato dalle pianure desolate degli Stati Uniti all'assolata Orange County, per poi volare nell'uggioso Cambridgeshire fino alla coloratissima India delle tribù e dei riti ancestrali. Tornato in Italia, oggi Nicola è un fotografo a tutto tondo e vanta collaborazioni con brand come Nike, Adidas, Diesel e Alberto Biani, e con testate del calibro di Mr. Porter, Vogue Japan e Sportweek. Da oggi fino al 6 marzo 2016 sarà possibile vedere alcuni dei suoi lavori alla Triennale di Milano in occasione della mostra Il Nuovo Vocabolario della Moda Italiana, dedicata all'acclamato stilista Elio Fiorucci che con le sue creazioni ha rivoluzionato il mondo della moda, conquistando personalità come Andy Warhol, Keith Haring, Bianca Jagger e Madonna.

Farai parte della mostra Il Nuovo Vocabolario della Moda Italiana alla Triennale di Milano. Quali sono le 5 parole che meglio descrivono la tua fotografia?
Per descrivere la mia fotografia utilizzerei 5 coppie di parole: seriamente ironica, consistentemente inaspettata, elegantemente iconoclasta, pacificamente isterica, realmente surreale.

Come scegli i soggetti delle foto che scatti in giro per il mondo?
Mi interessa chi si prende la briga di mettere in discussione l'educazione ricevuta e crea uno stile di vita personale ed ironico. Chi si prende dei rischi a livello creativo, estetico, atletico. Anche nei luoghi e negli oggetti che fotografo cerco lo stesso feeling...Mi piacciono le immagini che creano un senso di spaesamento, ma in qualche modo confortevole. O che sono un po' irritanti, ma eccitanti.

Qual è il tuo paese preferito tra quelli in cui hai scattato e perché?
Sicuramente Joshua Tree, una zona desertica degli Stati Uniti sul confine tra California e Arizona. È lì che ho trovato il mio paese dei balocchi… Sono stato invitato per fotografare un'artista e a partire da lei sono stato introdotto nella comunità più divertente e surreale che potessi concepire. I vari abitanti, tutti amici, diversissimi tra loro e in qualche modo tutti legati al mondo dell'arte, si danno il permesso di vivere le proprie fantasie e le proprie inclinazioni in maniera assoluta. Con mezzi poveri creano piccoli musei, gallerie bizzarre, arte e musica sperimentale. Ci sono tornato 3 volte per portare avanti il progetto fotografico che ho intitolato Obtainium. È stato in mostra a Pietrasanta e Barcellona, e mi auguro presto anche a Milano.

Hai fatto parte per un periodo della comunità di Osho. Cosa ti ha insegnato questa esperienza?
È difficile sintetizzare gli insegnamenti ricevuti, ma ci proverò dicendo che mi ha insegnato a far convivere in me un profondo silenzio e una grande passione per la vita e per il divertimento. Quel periodo fa parte di un periodo più lungo - ormai circa 12 anni - di profondo interesse per la meditazione, per la ricerca interiore e più in generale per la messa in discussione di tutto ciò che viene dato per scontato. È un continuo work in progress.

Cosa ti insegna invece ogni giorno la fotografia?
La fotografia mi insegna a tenere viva la sensazione di meraviglia nei confronti delle cose, a provare stupore per la bellezza, a trovare questa bellezza ovunque mi trovo. È molto interessante quando vengo mandato a fotografare per qualche rivista un personaggio e un luogo che non conosco. Mi eccita creare qualcosa di bello in una cornice di tempo e spazio limitato. Mi insegna a vivere nel presente perché lo scatto buono è sempre adesso! 

nicolacarignani.com

triennale.org

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto Nicola Carignani

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