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dal cocoricò al plastic, dorian ci racconta le subculture italiane

Abbiamo incontrato il DJ e oggi stilista Dorian per conoscere meglio il suo percorso nel mondo della moda e della musica, da Blumarine ai Prodigy.

di Alessio de Navasques
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25 gennaio 2017, 5:55pm

"Perché pensare che le sottoculture esistano solo nell'Europa dell'Est o in Russia, anche l'Italia ha generato movimenti e avanguardie. Ha avuto luoghi e locali come il Cocoricò di Riccione da cui sono emersi musicisti, stilisti e creativi di successo..." così esordisce Dorian, storico DJ e direttore creativo del Plastic per più di 10 anni, che a inizio 2017 ha debuttato con la sua prima collezione Malibù1992 durante la Settimana della Moda Uomo di Milano. Durante la sfilata, gli spettatori hanno assistito a una performance diversa dal solito, che ha racconta il mondo del clubbing dei primi anni '90 attraverso la moda: la prima musica House, la Techno, Crystal Waters, Robin S e Rifat Ozbek, Jean-Paul Gaultier, Claude Montana e Isabella Santacroce. Dorian attinge da questo immaginario in parte dimenticato, restituendo immagini e simboli in ricami, stampe e nuove forme. Incuriositi, abbiamo incontrato Dorian per capire come musica e moda possano andare d'accordo.

Qual è la tua storia?
Sono nato a SanRemo, ma Milano mi ha sempre attratto. Da bambino ci venivo un giorno all'anno, per scegliere il diario scolastico. Finito il liceo ho deciso di trasferirmi qui per frequentare lo IED, ma anche durante l'università sempre lavorato; il mio primo stage fu a Carpi da Blumarine, dove ho conosciuto Anna Molinari. Erano anni incredibili per la moda italiana e per le campagne pubblicitarie di Blumarine venivano chiamati fotografi e modelle internazionali. Più tardi sono stato assistente di Mariuccia Casadio che mi ha insegnato tantissimo, aprendomi gli occhi sull'arte contemporanea, sul rapporto tra l'arte e la moda. Ma è al fianco di Alberto Biani che ho iniziato ad avvicinarmi agli aspetti tecnici e sartoriali di quest'industria. Intanto, immediatamente dopo il trasferimento a Milano ho iniziato a mettere i dischi al Plastic, dove sono stato tra i primi a proporre musica indie-rock e a portare in un club italiano ospiti internazionali. In quegli anni, il Plastic era diventato un vero punto di riferimento per la comunità milanese, e non solo. Questo mi ha permesso di conoscere e stringere amicizie con tanta gente del mondo della moda, tra cui Marco Zanini, che è poi diventato uno dei miei più cari amici.

Qual è il tuo rapporto con la musica?
Il mio background è legato alla musica, che poi a sua volta si collega a un certo senso di stile. Ad esempio, quando sentivo una canzone fighissima ma con un brutto video, smettevo di ascoltarla. Sono sempre stato molto legato alla cultura dell'immagine. Ho seguito la musica underground e la scena punk. Adesso mi interessa di più la musica pop, perché punk e underground non hanno più lo stesso significato di un tempo.

Cosa pensi della scena milanese di oggi?
Credo che Milano sia una città dove stanno succedendo tante cose. Il supporto che mi è stato dato per questo show, sia da parte della Camera della Moda che dall'ufficio stampa Negri Firman, ne sono la prova. Penso ci sia un grande fermento in generale. Sulla scena della moda giovane maschile non c'è tanto di nuovo, io preferisco storie come quella di Versace, che propone sempre un'immagine forte.

Com'è nata la tua collezione Malibù1992?
Sono partito dall'idea di una collezione da presentare con uno show, per cui ho messo insieme un team di amici che potesse aiutarmi. Per partire ci deve essere una struttura, cioè un ufficio vendite, un ufficio stampa e dei produttori per i pezzi della collezione, dal gioiello ai capospalla. Sono stato fortunato e ho trovato tanta disponibilità e umanità in queste aziende che hanno prodotto i pezzi della collezione, che è ricercata e di nicchia. Per i jeans ho collaborato con Melting Pot, una storica azienda del Salento che mi ha aperto i suoi archivi e dove ho trovato incredibili pezzi anni '90.

Cosa distingue la tua collezione da quanto si vede solitamente durante la Settimana della Moda?
Ho ripreso delle grafiche del Cocoricò, facendole diventare simboli stampati su maglie o dettagli 3D in gommato. Il mio immaginario è musicale, per questo "Crystal Waters" è stampato in Swarovski sulle maglie e in qualche modo vuole essere una citazione a Blumarine. Ma anche "Experience", titolo dell'album dei Prodigy, si ritrova in tutta la collezione. Ho fatto realizzare un capo che si vede in uno dei loro video, una maglia con la bandiera americana che è stata rielaborata e riprodotta per Malibu 1992. Ho usato materiali particolari e ricchi come nylon doppiato in pelliccia e tessuti con effetto Reflex. Colori speciali come il viola che potremmo definire ultravioletto. E una grande ricerca sartoriale per tutti i capi più strutturati.

Crediti


Testo Alessio de Navasques
Foto per gentile concessione di Malibu 1992