i-Q: karl kolbitz

Il creative director tedesco ha curato un libro fotografico che illustra Milano, città di cui si è innamorato per l'eleganza architettonica dei suoi maestosi edifici.

di Alessio de Navasques
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06 aprile 2017, 9:45am

L'ingresso è un luogo di passaggio, come un filtro delle nostre emozioni tra lo spazio esterno e una dimensione intima. L'art director tedesco Karl Kolbitz ha raccontato la poesia di questi spazi del quotidiano, raccogliendo ben 144 ingressi per il primo libro da lui curato, Ingressi di Milano, edito da Taschen. L'abbiamo incontrato durante la design week, a pochi giorni dal lancio del volume fotografico. L'artista ci ha parlato della sua grande passione per Milano, che con la sua eleganza discreta e razionalista soprende con i suoi dettagli straordinari. Un modo inedito e intimista per raccontare un lato poco conosciuto e privato delle architetture delle città, che Karl ha scoperto in un peregrinare ossessivo per la metropoli. Oltre alla pubblicazione del libro, l'art director ha all'attivo diversi progetti editoriali, ma è conosciuto ai più come protagonista di note campagne pubblicitarie, ritratto da grandi fotografi come Wolfgang Tillmans.

Questo è il tuo primo libro?
Non è la prima pubblicazione a cui lavoro, però effettivamente questo è il mio primo vero e proprio libro. Sono stato diversi anni da Mario Testino e Wolfgang Tillmans, lavorando anche a progetti d'editoria. Mio padre aveva una stamperia di libri a Berlino e, anche se io non ho voluto seguire le sue orme professionali, qualcosa è rimasto nel mio dna.

Da dove è partita l'idea?
Io amo Milano e sono affascinato dalla sua eleganza discreta. La trovo più interessante di Parigi per la sua storia legata all'architettura, al modernismo. Ogni portone è diverso dagli altri, è incredibile la quantità di dettagli che caratterizza ogni edificio. Nessuno aveva ancora documentato questo aspetto, così ho iniziato a cercare i fotografi e selezionare gli edifici più interessanti. Non volevo raccontare solo il lavoro dei grandi architetti, ma anche tutte quelle architetture anche poco conosciute ma allo stesso tempo straordinarie. Il mix di stili, quella varietà eclettica che caratterizza gli ingressi di Milano.

La tua è stata una ricerca storica e filologica?
In parte sì. Quando ho deciso di trasformare l'idea del libro in un progetto concreto ho iniziato a studiare la storia architettonica di Milano, facendo ricerca anche negli archivi. Sapevo che delle aree erano state costruite in determinati periodi da questo o da quell'architetto, ma ho anche esplorato la città liberamente, procedendo da Est verso Ovest. Ero quasi ossesionato, non facevo altro che andare in giro.

Quanto è durata la ricerca?
Un paio d'anni.

Qual'è il tuo ingresso preferito?
Non puoi chiedermi questo! Comunque due che sono qui in mostra alla Taschen mi hanno colpito molto. Uno è un progetto del 1935 ed è in piazza Sei Febbraio, ha questo elegante rivestimento in marmo zebrino. L'altro è un progetto di Umberto Riva, un allievo di Carlo Scarpa, è particolare perché il soffitto è dipinto in due colori diversi che quando si riflettono nel vetro diventano una tonalità unica, come metafore del passaggio dall'interno all'esterno.

Che rapporto hai con l'architettura?
Mi interessa l'architettura, capire la struttura degli edifici e come condiziona le nostre vite. Mi piace compredere gli spazi che mi circodano e dove passo la mia vita. I luoghi pubblici, ad esempio, spesso non sono così considerati.

Questo libro è il primo di una serie?
Mi piacerebbe fare una serie sulle architetture moderniste. Ho in programma diversi progetti su cui sto iniziando a lavorare.

Con che occhio hai deciso di raccontare la città?
Ho scelto quattro fotografi che avessero background diversi tra di loro, mettendo insieme italiani e non. C'è stato un buon feeling con la Taschen e il libro è di buona qualità: può essere una pubblicazione di studio e ricerca, ma anche un libro da lasciare in soggiorno perché esteticamente interessante, un 'coffee table book'.

Hai lavorato tanti anni nella mondo della fotografia e della moda, pensi di continuare?
Ho lavorato tanti anni al fianco di Mario Testino e Wolfagang Tillmans, e da ormai diversi anni sono freelance. Se mi chiamano per dei progetti interessanti, perché no?

La mostra 'Entryways of Milan - Ingressi di Milano' è visitabile dall 5 aprile al 18 giugno 2017 presso il Taschen Store, Milano.

Crediti


Testo Alessio de Navasques
Foto Alessio Costantino

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