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i-Q: fantabody

Abbiamo fatto quattro chiacchere con Carolina Amoretti per scoprire qualcosa di più del suo brand di body unici.

di i-D Staff
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28 febbraio 2017, 3:35pm

Carolina Amoretti

Da dove nasce il nome e la filosofia di Fantabody?
Chiacchierando al telefono con il mio caro amico Edu. Gli raccontavo di questo nuovo progetto a cui stavo lavorando senza pretese, e tra le varie proposte uscì la parola "Fantastico". Una parola forte che racchiude molta energia, comprensibile in tutto il mondo. Ovviamente la parola chiave numero 1 era BODY, non solo perché il progetto nasce sul mono prodotto del bodysuit ma perchè il linguaggio è dedicato interamente al corpo femminile in tutte le sue sfacettature; sensuale, sportivo, iconico, reale. Il legame tra le due parole è avvenuto in maniera naturale tra 2 risate e attimi di perplessità. Il motto di Fantabody è "be yourself, be a fantagirl".

Come è nata la sinergia tra fotografia e design? L'elemento DIY quanto influenza Fantabody?
Fantabody nasce in casa tra le vibrazioni di un pezzo Dub e una pila di magazine "PHOTO" (rivista di fotografia '80/'90) che cercavo di collezionare in quegli anni e che poi ha sorretto l'estetica del brand. Lavorando con le immagini - in un periodo storico in cui l'occhio umano è sovraccarico di informazioni tramite i social - mi resi conto che in ogni circostanza, anche nella grande massa, c'è sempre chi fa la differenza. Non importa quanti follower hai, se ti sei portata a letto un super like, se usi gli # giusti o hai matchato con il boss; la qualità di chi crea immagini con un contenuto rimarrà sempre apprezzato dagli addetti ai lavori e non. Almeno questo è quello in cui credo. Seguire un trend è quasi obbligatorio, crearlo è il vero spasso. Tutti i primi contenuti condivisi sono stati scattati da me e su di me oppure sull'amica che entrava nel mio spazio quel giorno, per cui l'elemento DIY è intrinseco nel progetto. Questo continuerà ad essere una forma di linguaggio che vuole mantenere un approccio underground.

Chi sono oltre te le persone dietro al brand?
Il brand che ha compiuto 2 anni dal suo primo prototipo, è stato fin dal principio un mio viaggio estetico. Ho avuto l'appoggio di molte amiche e i body prendono i loro nomi, come lode e ringraziamento per il loro aiuto e per il loro status di donna. Ho portato avanti il progetto con il sostegno di tutte le persone che con entusiasmo hanno recepito e condiviso il mondo Fantabody, richiedendo e utilizzando i capi nei loro video, shooting editoriali o performance (Cassius, M.I.A., Elisa, Dua Lipa, ODDA Magazine ecc.).

Pensavi sarebbe cresciuto così tanto in così poco tempo?
Si è sviluppato in maniera naturale; per ora abbiamo dato solo il 20% delle energie e idee in ballo. Fantabody è nato per passione, senza un piano commerciale, e non è stato fino ad ora vincolato da nessuna restrizione; per questo la sua spontaneità ha coinvolto le persone sui social e in città. Ma particolarmente, oltre all'overdose di immagini di cui parlavo prima, l'intensa vanità che chiunque può esibire gratuitamente, crea nuovi personaggi ambiziosi e boriosi. È cosi che il mondo si intrattiene, tra un selfie e l'altro, e tutto ciò che sostiene l'autocelebrazione e l'esibizione del corpo crea audience.

Le ragazze Fantabody sono di Milano ma il pubblico è globale: qual è la tipologia di donna che vi acquista?
Dietro al cartellino di Fantabody c'è scritto "thank you fantagirl, tag yourself…". In questo modo posso osservare qual'è il vero acquirente, e con piacere vedo che non riflette un solo stereotipo di donna: dalle giovani calde e fisicate per il club a chi preferisce un modello più semplice come swimwear; c'è chi lo indossa sotto la camicia per andare a lavoro e chi in palestra.

A proposito di Milano: quanto della città c'è nel tuo background?
Milano è la città che mi accoglie da 10 anni; mi ha cresciuta, dato modo di imparare sbagliando e guadagnare sgobbando. La amo e la odio ma credo in lei e stiamo lavorando proprio per questo! Il brand sottolinea nel logo Made in Milano, non a caso.

E soprattutto: sta veramente cambiando qualcosa a Milano? stiamo entrando in un periodo con una estetica meno borghese?
Senza troppi trip mentali credo che nel mondo i trend cambino ciclicamente e ritornino sotto nuove forme. Oggi più di ieri è tornato in voga lo streetwear in una versione più sofisticata degli anni 80' quindi lo vediamo in giro per la strada e nelle passerelle, è un tendenza anche ostentare meno borghesia, per lo meno nell'attitude. Se questo può aiutare a bilanciare le disparità sociali, uniformare le culture, i costumi e il pensiero, in modo armonico posso dire di farne parte. A Milano sta cambiando qualcosa ma ancora sento le briglie non del tutto sciolte. Keep in touch! 

fantabody.com
@fantabody_

Crediti


Testo Irene Tamagnone 

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