veronica sogni: diversa da chi?

La modella di 28 anni ci ha lasciati la scorsa notte, dopo diversi anni di lotta contro la sua malattia. Solo qualche anno fa, nel maggio 2015, aveva accettato di parlarne con noi di i-D, senza tabù. Vi riproponiamo oggi l’intervista.

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14 marzo 2017, 10:30am

La modella di 28 anni ci ha lasciati la scorsa notte, dopo diversi anni di lotta contro la sua malattia. Solo qualche anno fa, nel maggio 2015, aveva accettato di parlarne con noi di i-D, senza tabù. Vi riproponiamo oggi l'intervista.


"Sei la prima persona a non avermi chiesto se 'Sogni' sia un nome d'arte o il mio vero cognome," la mia intervista a Veronica comincia così. Forse in Italia ai sogni non ci siamo tanto abituati. Conosciuta grazie a Instagram, mi ero innamorata del suo stile prima di ammirarla per la sua storia. I social media a volte non permettono di andare oltre gli hashtag. Veronica Sogni è una ragazza di 27 anni, lavora come modella e guarda con interesse al mondo della musica, la sua più grande vocazione e al momento la sua medicina. A 21 anni ha dovuto abbandonare la danza e il sogno di lavorare nel musical perché non riusciva a modificare il suo corpo mettendolo al servizio della disciplina. Ha cominciato a fare la modella con un'agenzia piccola come la Urban per poi approdare alla The Fashion Model Mangement Woman. Nel 2009 ha partecipato a Miss Italia perché voleva conoscere quelli del settore, ed è arrivata in finale a dispetto di ogni pronostico. Ma dal 2012 la sua storia è cambiata, anche se lei è rimasta sempre la stessa. Le è stato diagnosticato un tumore al seno, ha perso tutti i capelli a causa delle chemio e ha capito di dover imparare a contare solo su se stessa e sulle sue forze.

Si è resa così conto come il cancro sia ancora un tabù, che in Italia si parla sempre di "diversità" quando i canoni estetici appaiono contrastanti con la morale comune e ha capito come noi giovani ci piangiamo troppo addosso aspettando che le soluzioni piovano dal cielo quando dovremmo essere noi i primi a investire sulle nostre capacità. Veronica Sogni è una ragazza di 27 anni, è una guerriera e sicuramente un modello per tutti noi.

Qualche anno fa affermavi di "sentirti una modella, brava nel canto, nel ballo e nella recitazione", desiderosa di fare l'artista nella vita e magari entrare in un musical. Oggi chi è Veronica Sogni?
Ho cominciato studiando danza classica e contemporanea per tanti anni e poi mi sono innamorata del canto seguendo l'influenza di mio padre musicista. Ho sofferto molto quando a 21 anni ho dovuto smettere di studiare danza, non riuscivo a mettere muscoli, in più i legamenti delle ginocchia stavano diventando sempre più deboli. Mi ero iscritta al MAS di Milano perché lì avevano molti agganci per lavorare in TV e nel musical, quello che sognavo di fare. E poi mi sono ritrovata a Miss Italia! Ero diversa da tutte le altre: avevo i capelli corti neri e un tatuaggio con una rondine sul fianco destro. Non mi sentivo a mio agio tra tutte quelle ragazzine, erano più piccole di me e spinte dai genitori che erano ancora più agguerriti delle figlie. Dopo Miss Italia, essendo magra di costituzione e avendo look "particolare" a 21 anni ho provato con le agenzie. Ho cominciato a lavorare con un'agenzia piccola. In questo campo non ho mai avuto molte possibilità perché non sono alta, ma non ho sofferto il fatto di non fare sfilate. Ho trovato una mia dimensione. Non sono una modella, mi ci sono trovata perché sono magra di costituzione e ho sfruttato la mia corporatura. 

Numero 53 a Miss Italia 2009. Quali sono stati i numeri della tua vita?
Il 24 dicembre 2012 e il 15 marzo 2013: hanno segnato la mia diagnosi di tumore al seno. Perché il mio look attuale parte da lì. Dopo la consapevolezza della malattia, subito si è passati alla chemioterapia e all'intervento. I medici mi hanno portato in menopausa farmatologica, e così ho perso tutti i capelli. Ma non ho patito questa mancanza. Non ho mai trovato vergognoso il fatto di doversi curare per una malattia. In Italia non si nomina mai il cancro, se ne parla come un "brutto male" e le persone tendono a nascondersi. Il tumore è un tabù. Le terapie ti portano a sentirti umiliato. Si rasavano i capelli ai soldati, ai deportati nei campi di concentramento e si annullava così anche la femminilità delle donne. Io non mi sono mai vergognata, anzi mi sono piaciuta! Avevo provato tutti i colori e tagli possibili, sempre corti, e questa era una novità. Dopo le prime cure è tornato tutto nella norma e ho raggiunto la fase della remissione fino a che quest'anno, dopo 2 anni, sono saltate fuori metastasi al fegato. Stavolta non avrei perso tutti i capelli ma si sarebbero indeboliti. Allora ho voluto io rasarmi tutta la testa e le sopracciglia. Questo mi ha dato psicologicamente forza. Sembro una guerriera masai! Una sorta di Skin caucasica!

Non fai soltanto la modella, tu sei un modello di vita e di lotta. Che cosa ti ha aiutato a non mollare e ad andare avanti?
Queste malattie finché non ti ci trovi dentro non sai come le affronterai. Io ho sempre avuto il terrore del cancro. Quando mi hanno detto che avevo un tumore al seno, ho visto bianco. In 30 secondi mi sono sentita dire miliardi di cose, di cure e sono andata nel panico. I film ci presentano la chemio come una cosa devastante. La medicina però ha fatto passi avanti e le cure sono sopportabili rispetto ad anni fa e ogni mese brevettano farmaci sempre migliori. Quanto mi hanno detto delle metastasi mi sono sentita ancora peggio perché credevo di stare finalmente bene. Qualche anno fa mi avrebbero dato altri sei mesi di vita, adesso non è più così. I medici cercano di far diventare queste malattie croniche. Io prendo due pastiglie al giorno come se soffrissi di emicrania. La terapia è come una settimana di influenza pesante. Ti rode perché lo colleghi alla malattia. Se separi però il malese psicologico da quello fisico e pensi che tutto questo sia qualcosa che tu stai facendo per sopravvivere, allora cambia tutto. È la testa che può tirarti su. Io in questa esperienza non ho avuto aiuto né affetto dalla mia famiglia, sono sempre stati molto freddi e io ho preferito fare tutto da sola. Oggi ho un compagno che vive con me e che mi aiuta. Ma io voglio stare in piedi con le mie forze, perché se i miei riferimenti e i miei affetti un giorno venissero a mancare allora io potrei crollare. Io per me ci sarò sempre.

Cosa pensi dell'immagine della donna trasmessa dai programmi televisivi e i social media?
A me piace anche provocare. Mi piace essere fuori luogo con l'abbigliamento o il make up. Posso andare a fare la spesa in abito elegante e poi uscire la sera con la tuta. Ci sono persone che si adeguano in base a dove devono andare. A me questa cosa non piace. Ho bisogno di far arrivare la mia individualità. Io invidio le star, soprattutto le musiciste americane come Rihanna, che possono trasformarsi tutti i giorni. Noto che la donna dagli 0 a 90 anni tende a chiudersi in un'immagine proposta da altri e poi ne soffre. Per natura siamo diversi psicologicamente e fisicamente. Trovo inutile voler inseguire l'idea di altri. Ognuno dovrebbe lavorare per tirare fuori la propria personalità e farla trasparire esteriormente.

Noi parliamo di Generazione Z e dell'impegno dei giovani di oggi. Che consiglio ti senti di dare alla nostra generazione per cambiare le cose?
Noi soffriamo il fatto che gli adulti non vogliono lasciare il proprio posto e hanno creato categorie lavorative troppo rigide. Le nostre potenzialità dovrebbero essere premiate con delle opportunità: ho conosciuto tanti truccatori, stylist, fotografi giovani che non vengono scelti perché viene preferito sempre chi ha un nome nel settore, come se la notorietà fosse una sicurezza. E poi chi ha la mia età spesso deve impegnarsi in modo gratuito! Sembra che dobbiamo lavorare per la gloria, ma quando decidi di fare qualcosa è perché vorresti vivere di quello.

Il fatto però è che tante volte noi giovani ci lamentiamo, senza però impegnarci a cambiare davvero le cose. Anche io qualche anno fa se subivo un torto mi sfogavo a casa da sola, poi ho capito che era necessario tirare fuori le palle e reagire. Conosco molti laureati che non si accontentano di trovare un impiego momentaneo che possa magari permettergli di mettere da parte qualcosa e poi concentrarsi su ciò che realmente vogliono fare nella vita. Dobbiamo essere noi i primi a investire su noi stessi. Abbiamo tante possibilità, soprattutto grazie a internet, ma siamo pigri. Io è da quando ho 18 anni che cerco di mantenermi da sola. Noi potremmo cambiare questo Paese, ma è in parte colpa nostra se la possibilità non ci viene data.

Qual è la tua definizione di bellezza?
Sinceramente non ce l'ho. Nel senso che vedendo e conoscendo tante persone capisci come chiunque possa essere bello in modo proprio. In tv e nelle pubblicità c'è sempre lo stesso tipo di donna, ma i modelli che a me piacciono di più non ci azzeccano niente con queste etichette. La questione è che se sei diverso e non hai fortuna di trovare porte aperte, fai fatica. Non è assurdo dover usare la parola "diverso"? Ma diverso da chi?

Sogni di nome e di fatto?
Anche se per l'ambiente sono ritenuta un po' grandina, io non mi sento vecchia e nemmeno arrivata. Io ci spero ancora. Vorrei riuscire a portare avanti tutti i miei interessi e vivere di quello che amo.
Ora come ora la mia seconda medicina è impegnarmi e riuscire a fare qualcosa in ambito musicale. Non ho un genere preferito, a me piace tutto e ogni giorno scopro qualcosa di nuovo. Canto prevalentemente pop, ma non riesco a scrivere testi. Con la musica sono un'autodidatta.

... Allora parteciperesti mai a un talent musicale?
Non sono contraria perché si tratta sempre di opportunità. Bisogna però essere furbi e non crearsi aspettative. Sono pur sempre programmi televisivi e dietro ci sono autori che scrivono chi devi essere. Puoi star certo che non sarai mai te stesso al 100% a meno che tu non sia fortunatissimo e la tua personalità e il tuo personaggio coincidono. Io non parteciperei mai, avrei paura di un vestito che non mi rappresenta.

@vero_sogni

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi