il lato nascosto dell'arte in mostra alla fondazione prada

Abbiamo parlato con i curatori di "Recto Verso", la nuova mostra della Fondazione Prada, della tridimensionalità della pittura, dei selfie e se esista o meno l'opposto della parola arte.

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dic 3 2015, 1:50pm

Vi siete mai domandati cosa nasconda il retro della vostra opera preferita? Avete mai pensato di attraversare un Concetto spaziale di Fontana, di superare un Quadro specchiato di Pistoletto o semplicemente di scoprire l'appunto (nascosto alla vista) del pittore di cui avete sempre creduto di conoscere ogni aspetto?
Siamo soliti leggere secondo un determinato verso, guardare ogni cosa secondo un determinato ordine, non abbiamo capacità che ci permettano di superare con uno sguardo la materia e abbiamo imparato a usare gli occhi secondo questo nostro limite. Vediamo ciò che ci sta davanti. Ma la domanda che dobbiamo porci è: siamo sicuri che questo sia l'unico modo di vedere le cose? Per la Fondazione Prada la risposta è no.
A Milano, è stata inaugurata ieri Recto Verso, la mostra tematica che presenta al pubblico una nuovo modo di fruire l'opera d'arte. Dal 3 dicembre 2015 fino al 14 febbraio 2016, sarà possibile dare uno sguardo a 360° al nucleo di opere scelto dalla collezione. Da Roy Lichtenstein a Carla Accadi fino ad Alberto Burri e Michelangelo Pistoletto, ogni lavoro è stato collocato in modo da mettere in primo piano il lato che solitamente viene nascosto, trascurato o dimenticato. Durante i secoli, gli artisti avevano ripetutamente provato a "metterci in guardia" sia attraverso il mito di un'arte universale e mancina, come quella di Leonardo Da Vinci, sia attraverso "trucchi" geniali, come i trompe-l'oeil fiamminghi o l'utilizzo di materiali innovativi e trasparenti che fendessero l'aria, bruciassero la superficie o semplicemente ne mettessero a nudo la struttura. Ma cosa rappresenta "Recto Verso" nel mondo di oggi così come nella storia dei tempi moderni? L'abbiamo chiesto a Shumon Basar e Cédric Libert, due dei quattro curatori della mostra, rappresentanti dei Thought Council che ha concepito l'esposizione. E abbiamo imparato che il contrario della parola "arte" è l'arte stessa, che il recto verso dei nostri giorni è il selfie e che i dipinti e le fotografie sono più tridimensionali delle statue.

Come nasce Recto Verso e di questa una nuova mostra tematica curata dal Thought Concil alla Fondazione Prada?
Shumon Basar: Penso che come prima cosa sia importante dire che Cédric ed io siamo parte del Thought Council e che abbiamo scelto di guardare alla Fondazione Prada con l'obbiettivo di dare una nuova interpretazione a opere d'arte che godevano di letture già consolidate. Abbiamo voluto osservare i lavori della collezione considerandoli oggetti appartenenti a una determinata storia e a un determinato passato per dare loro un nuovo sguardo rivolto al futuro. L'idea dell'esposizione è nata diversi mesi fa quando ci siamo accorti che alla Fondazione (e non solo) c'erano numerosi lavori che non nascevano soltanto per una fruizione frontale. Infatti erano molti gli autori che avevano realizzato opere a partire dal retro, che avevano usato materiali trasparenti per valorizzare la struttura del lavoro, il loro retro e non soltanto la superficie che sarebbe stata visibile al pubblico. Questo è stato il punto di partenza. La mostra ospita opere della collezione ma anche lavori significativi dell'arte contemporanea.
Cédric Libert: Tutto si può spiegare attraverso un'immagine chiave: la collezione è come un grande biblioteca e noi abbiamo attinto dai suoi scaffali per dare ai libri una nuova lettura. Recto Verso si presenta quindi come un continuum della mostra In part, curata da Nicholas Cullinan negli stessi spazi di questa che comincia oggi, incentrata sui particolari, i frammenti di corpo e di immagine.

Qual è l'opera simbolo dell'intera mostra?
Stretcher frame with vertical bar di Roy Lichtenstein ne è la chiave e il punto di partenza. Potrebbe risultare assurdo come un'immagine così semplice e basica possa rappresentare l'idea di un'intera mostra ma questo è stato il nostro big bang e da qui si siamo partiti per selezionare tutti gli altri lavori. Ci siamo chiesti e continuiamo a domandarci riguardo a qualunque cosa ci si presenti davanti: cosa vediamo, cosa non vediamo e perché non vediamo? In generale, ci illudiamo di essere capaci di guardare le cose ma la verità è che conosciamo sempre meno la realtà che ci troviamo davanti ai nostri occhi. Secondo un'impostazione curatoriale classica, i dipinti sono sempre andati sulle pareti. Ma noi visitatori non abbiamo mica i superpoteri per poter guardare al di là delle cose?! Qui le tele e le fotografie sono diventate sculture e permettono a tutti di interrogarsi sulla situazione contemporanea del mondo che ci circonda. Cosa vediamo/cosa non vediamo? Cosa sappiamo/cosa non sappiamo?

Quindi anche la pittura ha una sua tridimensionalità?
Assolutamente sì. Potremmo dire che i dipinti sono 2.5D, tra il 2D e il 3D. Ogni opera nasconde un mondo. Sulla stessa linea di Lucio Fontana e del messaggio a cui allude nei suoi lavori. Abbiamo staccato le opere dai muri e le abbiamo collocate al centro della sala. Pensiamo a Burri, il cui recto verso è difficile da differenziare, o a Daniel Dezeuze, che grazie all'uso delle trasparenze mostra struttura della tela che solitamente rimane nascosta, oppure a Giulio Paolini, i cui opposti sono perfettamente riconoscibili... Tutto questo ci porta infatti anche a domandarci: qual è il davanti e qual è il retro delle opere così come degli oggetti della vita?

E qual è il verso di un'opera celebre che avreste voluto veder presente?
Cédric Libert: Jeff Wall nella sua Picture of a Woman del 1979 si era ispirato all'opera di Édouard Manet, Un bar aux Folies Bergère. Il fotografo era riuscito allo stesso tempo a creare un suo ritratto e un gioco di sguardi e riflessi non lineare ma triangolare. Era stato capace di dare un volume. Questa è un'altra perfetta interpretazione di come ricostruire gli spazi tra ciò che vediamo e ciò che non riusciamo a conoscere.

Culturalmente parlando, qual è il recto verso del mondo di oggi?
Abbiamo scritto un saggio che pubblicheremo a breve, ed è da tempo che ci interroghiamo ormai su questo tema. Il recto e il verso della nostra attualità è rappresentato da un gesto diventato moderna ossessione: il selfie, quando decidiamo di non fotografare con la camera posteriore del telefono e decidiamo di cambiare obiettivo rivolgendo a noi lo sguardo. Noi siamo il recto e il verso di noi stessi.

E qual è il verso della parola "arte"?
Shumon Basar: È strano come tu mi ponga questa domanda. Proprio poche ore fa mi interrogavo sulla parola "lonely" e sul fatto che questa non avesse uno specifico contrario. Inizialmente avrei potuto risponderti dicendo che il contrario di "arte" per molto tempo è stato "scienza". Dopo la Teoria della relatività questi due mondi si sono ufficialmente separati rappresentando "due risposte", mentre per lungo tempo sono andati di pari passo. Però, a mio avviso, il contrario della parola "arte" è "arte". Proprio perché oggi continuiamo da spettatori a domandarci di fronte a ogni opera: 'Ma questa è arte?'. Arte e anti-arte, arte concettuale e arte tradizionale... In ogni sua sfaccettatura e contrario contiene già intrinsecamente la sua contraddizione.
Cédric Libert: Nella biblioteca ideale di cui abbiamo parlato all'inizio, l'arte rappresenta un processo che insegna a guardare meglio le cose e allo stesso tempo è una lingua aperta che sempre si trasforma. Questi per me sono i due volti dell'arte. 

Dato il tema della mostra, sono stata tentata di chiedervi quale sia per voi il contrario di bellezza e la definizione di questo opposto. Ma desisto e proprio in virtù di questa dualità tra recto e verso e per questa capacità di dare nuove lettura a opere e simboli dai significati storicamente consolidati cos'è per voi la bellezza?
È una binaria opposizione. Definirla oggi è impossibile. Un po' come la lingua che non è né positiva né negativa ma aperta. Guardiamo a Umberto Eco, per completezza ha dovuto scrivere la Storia della bruttezza insieme a quella della bellezza. Possiamo tentare di descriverla attraverso le nostre suggestione, relazioni ed esperienze personali. La bellezza è una scelta, e siamo noi a decidere cosa vedere. È una personale suggestione.

fondazioneprada.org

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto su cortese concessione di Fondazione Prada