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Ogni fotografo ha la sua storia da raccontare, e un modo unico di narrarla. La nuova generazione di creativi sceglie di allontanarsi dagli stereotipi, usando la fotografia come mezzo di cambiamento sociale.

di Gloria Maria Cappelletti
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11 maggio 2017, 8:26am

Raccontaci qualcosa di te e del posto in cui sei cresciuta. Come sei entrata in contatto con la fotografia?
Sono nata e cresciuta a Bergamo. Fin da piccola collezionavo immagini, strappando di nascosto pagine di tutte le riviste su cui potevo metter mano, dei miei genitori e parenti, dal dentista e nelle case di amici. Quando è arrivato internet ero al settimo cielo, avevo accesso a così tante immagini. Sono presto diventata il terrore di mio papà per il numero incredibile di cartucce di inchiostro che utilizzavo stampando le foto che mi piacevano. Mi sono poi iscritta al Liceo Classico Paolo Sarpi di Bergamo e molto presto le prime macchine fotografiche incorporate ai cellulari sono diventate la mia scusa preferita per sviare le lezioni di Greco. A 16 anni ho presentato la mia prima mostra personale e preso la decisione che mi sarei trasferita a Londra per studiare fotografia. Ho così iniziato a scattare su commissione per mettere da parte i £3250 annui dell'università. Per essere accettata come studentessa straniera dovevo passare almeno con l'80% del massimo dei voti, questo è bastato per farmi smettere di saltare le lezioni di Greco e farmi studiare come si deve. Appena diplomata, a 19 anni, mi sono trasferita, completamente da sola e senza davvero saper parlare l'Inglese. Ora, a distanza di 8 anni, sono molto grata alla mia sconsiderata temerarietà adolescenziale.

Cosa ti attira di questo medium?
Il fatto che pur essendo un'autentica bugia, come dice Smargiassi, allo stesso tempo ha la capacità di catturare quella particolare espressione in quella frazione di secondo non sempre visibile nella realtà.

Dove hai imparato a scattare?
Credo che si impari continuamente a scattare, ma di certo lavorare come a Rankin ha contribuito notevolmente a migliorare le mie conoscenze tecniche.

È necessaria una laurea per intraprendere la carriera di fotografo?
Necessaria no, l'esperienza sul campo insegna molto di più di mille lezioni. L'università aiuta però molto a costruire un circuito di contatti che più tardi nella carriera torneranno utili. E' anche importante per avere accesso a strutture ed equipment come la camera oscura e certi tipi di macchine fotografiche, a mio parere fondamentali per la formazione di ogni fotografo. Inoltre, molte internship e posizioni lavorative richiedono una laurea come base per potere fare domanda.

Chi o cosa ti ispira?
I viaggi, i film indipendenti e allontanarmi dalla tecnologia.

Come descriveresti la tua estetica?
Mi piace molto cogliere l'attimo in cui il mio soggetto è inconsapevole della macchina, perso nei propri pensieri. Quando ero in tour con la band americana Nothing, scattando per il mio libro 'To anyone who's ever lost someone to the side of the road', la prima settimana ho raramente preso in mano la macchina fotografica. Volevo che i ragazzi si abituassero ad avermi intorno, così che non facessero più caso alla mia lente e potessi scattare senza che nemmeno si accorgessero della mia presenza.

Chi ti piacerebbe scattare?
Pussy Riot, Paz de la Huerta e Die Antwoord.

A cosa stai lavorando al momento?
Ho recentemente scattato per Nylon, Metal e Hero magazine. Sto inoltre pianificando un secondo libro e lavorando su una serie di ritratti in analogico di skaters a Londra e Los Angeles.

Se potessi cambiare una cosa nel mondo quale sarebbe e perché?
Ci sono talmente tante cose che cambierei! Specialmente di fronte alle ultime terribili evoluzioni della politica mondiale. Direi però prima di tutto la salvaguardia dell'ambiente. Abbiamo solo una terra e la stiamo distruggendo irreparabilmente pur essendoci alternative al fracking, energia nucleare, plastica, ecc.

Per cosa ti batti?
Con i miei lavori miro a promuovere uguaglianza, libertà dagli stereotipi sociali e cultura cruelty-free.

Quali sono le tue speranze e i tuoi sogni per il futuro?
Essere felice e continuare a fare quello che amo, scattare e viaggiare.

stellaasiaconsonni.com

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Foto Stella Asia Consonni