abbiamo parlato con edward buchanan di denim in maglia, droni e robot danzanti

Intervista al designer di Sansovino 6.

di Marta Stella
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10 novembre 2014, 5:45pm

Ti ricordi di Leflesh? Forse sì, forse no. Forse non eri ancora nato, o comunque non avresti avuto nessun blog che ti tenesse informato sui designer emergenti sul quale passare il tempo al pomeriggio invece di fare i compiti di matematica. Intorno all'inizio del 2001 un giovane stilista americano, già designer da Bottega Veneta, lanciò un nuovo e promettente brand che in poco tempo conquistò la scena internazionale. Da allora, Edward Buchanan è riuscito brillantemente a diventare un consulente per diverse case di moda, lanciare il suo marchio personale Sansovino 6, vestire Erykah Badu e diventare un viaggiatore abituale sulla tratta Milano-Berlino, la città dalla quale è ossessionato.

Nato in Ohio ma poi adottato da New York all'età di 17 anni, dopo la laurea alla Parson Mr Buchanan ha colto al volo la sua occasione a metà degli anni '90, quando si è trasferito in Italia diventando il design director della linea ready-to-wear di Bottega Veneta. Nei primi anni Duemila decide di lanciare, in coppia con la collega Manuela Morin, un brand femminile di abbigliamento e accessori chiamato Leflesh. Quello che è successo dopo, è un mix di progetti personali con la sua linea unisex e orgogliosamente Made in Italy Sansovino 6, incontri con celebrity dei quali non ama troppo parlare - ha lavorato anche con Jennifer Lopez per la sua linea - e una fedeltà costante alla sua filosofia fatta di amore per il disegno, una precisa visione dell'industria della moda e una vita su e giù da un aereo all'altro.

Abbiamo optato per un morbido divano in pelle a Milano per chiacchierare con lui di denim in maglia, droni e robot che ballano. Consiglio-spoiler: trovate la posizione perfetta, stringete un cuscino e mettetevi comodi con noi. E se mai lo incontrerete, non chiedetegli troppo di JLO.

La storia della tua carriera danza sin dal principio tra moda mainstream e tuoi progetti indipendenti. Perché hai deciso di lanciarti come designer emergente proprio in quel momento? 
Cosa voleva dire dieci anni fa lasciare una grande casa di moda per iniziare un nuovo progetto in solitaria?Quando ho iniziato la mia prima collezione con Manuela, il punto era di creare qualcosa che non avesse una storia. Non era un fatto di ribellione, non volevamo essere i cosidetti "young cool kids" a tutti i costi. Volevamo solo lavorare al nostro progetto senza che ci fosse una grande azienda a dirci cosa fare, volevamo scrivere la nostra storia. Volevamo fare qualcosa di creativo e nuovo, ma allo stesso tempo con una grandissima qualità. Ed era difficile in quel momento in Italia...tutti compravano tutti. Bottega, Gucci...In effetti tre diverse compagnie ci contattarono, ma poi non si concretizzò nulla. Eravamo giovani, costosi, la stampa ci amava ed eravamo in tutti i migliori negozi del mondo, ma la gente non sapeva come far crescere il nostro brand. Non avevamo pubblicità né un reparto marketing che spingesse il marchio, era tutto diverso da oggi.

Quindi come hai fatto a sopravvivere?
Per fortuna, contemporaneamente continuavo a lavorare come consulente per molte grandi aziende, per esempio Max Mara, quindi non avevo paura - come non ho paura oggi - perché in questo modo posso permettermi mentalmente e fisicamente di portare avanti i miei progetti. Questo è ancora oggi il mio modo di sopravvivere.

Raccontaci come sei arrivato a lavorare con J. Lo...
Con Leflesh avevamo clienti molto famosi. Ma non regalavamo nulla, erano loro a comprare nei negozi. In quel caso lo stylist di Jennifer ci contattò perché ci trovò in un negozio di LA, e poi lei finì a indossare Leflesh anche per il film Un amore a 5 stelle. Ma oggi anche Erykah Badu indossa un sacco di cose di Sansovino 6.

Credi che lei possa incarnare la tua donna Sansovino 6?
Mi piace la sua libertà e la stimo come artista da sempre. Mi piace il suo modo di esprimersi, così forse e indipendente. È per questo che mi piace il suo stile, non perché indossa abiti di questo o di quel designer. Parlando di moda e celebrity, posso dire che alla fine io sono davvero interessato solo a progettare i miei capi, a disegnare capi che amo e che mi auguro piacciano alle persone. Amo creare e poi vedere come la gente reinterpreta. Non sono molto interessato a tutto ciò che ruota attorno al vestire un personaggio famoso, non è la mia storia. Se fossi in una grande azienda questo verrebbe subito utilizzato. Voglio dire, so e capisco come funzionano le cose, ma non è roba per me. Voglio essere libero di vestire anche...Hillary Clinton, chi lo sa!

Mi ricordo di te ai Vogue Talents del 2010. Mi aggiravo tra gli stand e ho ancora vivido il ricordo di un lookbook con questo splendido nuovo volto in posa davanti a un garage, con una tuta blu di denim in maglia. È stato un momento importante quello per Sansovino 6, giusto?
Conosco Lea da Leo, e tutto quel lookbook era fatto tra amici. Lea T in quel momento era ancora Leo, prima della campagna con Riccardo (Tisci, ndr). Lea era ed è un' amica, come tutti i modelli - che non erano modelli professionisti -, i fotografi e chi aveva lavorato al progetto. Marcelo (Burlon, ndr) e tutte le altre persone più care nella mia vita. Tutti erano parte del mio gruppo.

È totalmente ancora una tendenza oggi. Pensa al successo di Anti-Agency a Londra...
Penso che sia onesto. Anche perché loro mi conoscono, io conosco loro. Io permetto a loro di essere loro stessi, e loro fanno ugualmente con me. Ci si capisce a vicenda. E si ottiene il risultato migliore.

Certo, ma è anche necessario avere amici molto interessanti.
Sì, devo dire che ho amici molto interessanti! (Ride, appoggiandosi elegantemente allo schienale del divano). Lea è stata il volto di tutti i primi tre lookbook, e tutto ruotava attorno al denim in maglia. Ci sono voluti due anni e mezzo per sviluppare questa tecnica. Quando ho iniziato Sansovino 6 sono tornato in questa fabbrica di persone incredibili che ho incontrato nel 1995, quando stavo lavorando ancora con Bottega. Ho deciso di rimanere con loro. A un certo punto in quel periodo ognuno andava ovunque fuori dall'Italia. Capisco il business e capisco che è più economico, ma io ho sempre cercato di lavorare in un modo diverso. In questa fabbrica ci sono queste dieci donne con competenze incredibili, e ho voluto mostrare di cosa queste persone erano capaci. La mia prima collezione non era fatta per essere venduta. Era troppo costosa. Troppo.

Guardi la TV?
No, per niente. La guardavo in passato, ma ora no. Non sono neanche ossessionato da nessuna serie tv. Le uniche cose che guardo ogni tanto online sono le interviste di David Letterman.

Hai sentito che si ritira?
Sì, che peccato. Ma anche Colbert è uno intelligente, dai. Anche se sarà sicuramente una cosa diversa. La domanda è se Colbert manterrà il suo personaggio o meno. Di Dave mi piace il fatto che ha sempre portato nuova musica e nuovi artisti nel suo programma. Di recente c'è stato il live di questo rapper gay, Le1f. È un ragazzo molto intelligente, ed è stato piuttosto cool il fatto che lo abbiano chiamato a cantare lì.

Ti piace il rap quindi?
Amo la musica in generale. Vengo da una famiglia di musicisti. Mia mamma è una pianista e anche mio fratello è musicista.

Ti manca New York?
Mi piace quando sono lì, ma stranamente quando torno alla mia Milano - quando arrivo in aeroporto - mi sento a casa. Sento che la mia base è qui.

Ok, è chiaro che ami Milano. Ma è davvero la città che ti ispira di più?
Amo Milano, ma la mia vera ossessione è Berlino.

Sei un party boy allora...
Già. Sai cosa? Mi piace molto uscire, andare fuori. Non mi drogo, ma qualche drink lo bevo. E poi sono completamente e da sempre ossessionato dalla scena del clubbing. Anche se io sono il tipo che osserva nell' angolo. Mi piace ballare, ma preferisco stare a guardare. Mi piace osservare gli altri intorno a me.

Dunque tu sei quello nell'angolo che è sempre lì a controllare l'iPhone ...
Amo la tecnologia e ho Instagram, ma in questo momento penso che si debbano editare le informazioni che riceviamo. Dobbiamo editare ciò che vediamo, ciò che leggiamo. Perché ci sono così tante cavolate in giro. Sappiamo tanto delle persone, ma sappiamo così poco delle persone. È un gioco, e sta a te scegliere se giocare o meno. Ma hey, parlando di tecnologia, ha mai così visto questa donna robot che balla? È un'opera d'arte di Jordan Wolfson. L'ho vista di recente a New York. È incredibile e così strana allo stesso tempo. Il modo in cui lei ti guarda negli occhi, i suoi movimenti sono così realistici e così forti. È così umana, ma anche così spaventosa. Penso che presto tutti parleremo con i robot. Poi c'è anche questa altra società chiamata Sintetics, che crea delle finte bambole fatte ad esatta somiglianza dei neonati. Puoi scegliere il colore della pelle, il colore degli occhi. Puoi crearti un neonato come ti pare e piace, e tutti sembrano così reali, con una propria sensibilità.

Ti piacciono decisamente i robot e tutte le novità tecnologiche. Ti interessi anche di droni?
I droni ci circonderanno in ufficio, ovunque. Diventeremo come il protagonista del film di Spike Jonze Her. La gente si innamorerà dei robot. Sta accadendo. È il futuro. E questo vuol dire che il nostro futuro sarà decisamente molto spaventoso.

Quindi dobbiamo prepararci a vedere alcuni robot indossare Sansovino 6...
Sicuramente!

sansovino6.it

Crediti


Testo Marta Stella
Foto principale Matteo Ferrigno. Nella gallery, Lea T per Sansovino 6 nel 2010 (foto di Thomas Pierre Schwab) e scatti dal lookbook della nuova collezione resort e autunno/inverno 2014/2015 (foto Zelinda Zanichelli).

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