The Dictators, 1976 e Blondie, 1977. Entrambe le foto di GODLIS

storia del cbgb, il club-leggenda dov'è nato il punk a new york

Patti Smith, Ramones, Television, Blondie e Debbie Harry: se facevi punk negli Stati Uniti, sicuramente hai suonato al CBGB anche tu.

di Nicole DeMarco; traduzione di Giulia Fornetti
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22 gennaio 2019, 10:15am

The Dictators, 1976 e Blondie, 1977. Entrambe le foto di GODLIS

Sono passati 45 anni da quando il CBGB—storico rock club nel Lower East Side di Manhattan—ha aperto per la prima volta i battenti, e da allora non ha fatto che guadagnare sempre più notorietà; l'aura di fascino e di magia che lo circonda non è mai svanita. Probabilmente è anche grazie alle iconiche fotografie scattate al suo interno da Roberta Bayley e David Godlis che il club newyorkese si è guadagnato tale status. Sembrano sospese fuori dal tempo, e tra le più celebri ricordiamo quella in cui Patti Smith fuma una sigaretta durante una pausa e quella dei Ramones davanti all'ingresso.

È quasi certo che, se siete stati al CBGB tra il 1975 e il 1978, ad accogliervi è stata proprio Roberta. Seduta accanto alla porta d'ingresso, era lei a riscuotere i tre dollari del biglietto. A volte, però, si allontanava dalla sua postazione per scattare qualche foto agli amici che si stavano esibendo sul palco, come Johnny Thunders e i suoi Heartbreakers, i Talking Heads o i Blondie. Le sue foto finivano poi spesso su Punk Magazine, rivista indipendente di cui era direttrice della fotografia.

Nel 1976, alla porta dove stazionava Roberta si presentò David Godlis (alias GODLIS), e nel giro di pochissimo tempo i due fotografi diventarono amici. Dopo essersi trasferito a New York da Boston, dove aveva studiato fotografia insieme a Nan Goldin, GODLIS sviluppò una vera e propria ossessione per la scena underground nata attorno (e grazie) al CBGB, come racconta lui stesso nel suo libro History is Made At Night (2018). "Negli anni '70, la gente percepiva New York come un posto in cui non volevano stare. Ma posso dirti che tutti quelli che frequentavano i CBGB in quei giorni volevano davvero essere lì," dice. "Sapevano che stava accadendo qualcosa. Non potevano immaginare cosa… non sapevano quanto sarebbe durato, ma avevano la sensazione che era qualcosa da non perdere."

Roberta Bayley at CBGB's
Roberta Bayley, 1977. Foto di GODLIS.

Noi di i-D abbiamo fatto quattro chiacchiere con Roberta e Godlis, che ancora oggi vivono a St. Marks, per scoprire cosa ha reso così speciale quel locale oggi indimenticabile.

Quando avete iniziato con la fotografia?
Roberta Bayley: Io ho preso le prime lezioni di fotografia al liceo, avevo 15 o 16 anni, e ho imparato a sviluppare nella camera oscura e a stampare. Facevo foto per divertimento, non era una cosa seria e non ho studiato fotografia. Sono andata al college alla San Francisco State University e lì il dipartimento di fotografia era tra i più gettonati. Tutti volevano diventare fotografi. Io ho iniziato vendendo foto per pochissimi soldi. Non capivo perché avrei dovuto fare foto ma non venderle, oggi sembra stupido. E infatti vorrei uccidermi perché avrei dovuto scattare migliaia di foto in più, in particolare in alcune situazioni. Ne ho fatte un bel po’ con i Blondie, ma solo perché fotografarli era molto semplice e avevo viaggiato un po’ con loro. Sono felice di essermi fermata, in realtà, perché poi guardo Godlis e la quantità assurda di rullini che ha, io non saprei cosa farmene.

David Godlis: Ho comprato una macchina fotografica nel 1970, avevo 18 anni, era una Pentax Spotmatic. Avevo visto Blow-Up un paio d’anni prima, il film che racconta la storia di un fotografo bravo e molto cool. E così, anche io dovevo la mia macchina fotografica. Era solo un hobby all’inizio. Seguivo un corso di letteratura inglese e pensavo che sarei diventato uno scrittore, ma poi in biblioteca sceglievo sempre i libri di fotografia. Non avrei dovuto seguire i corsi di fotografia, ma avevo convinto il mio insegnante che volevo frequentarli comunque per imparare a usare una camera oscura, piuttosto che mandare i miei rullini al negozio a sviluppare. Poi sono andato da Imageworks a Boston. Mi sono appassionato alla fotografia di strada. Ho iniziato a Boston, e poi ho capito che avrei voluto fare la stessa cosa in tutto il mondo. E così ho mollato la scuola, e mi sono trasferito a New York. In quel periodo, anche i Velvet Underground vivevano a NYC e quando sono arrivato ho trovato una scena che ruotava completamente intorno a loro.

Heartbreakers at CBGB's
The Heartbreakers, da sinistra a destra: Walter Lure, Johnny Thunders, Richard Hell, e Jerry Nolan, 1976. Foto di Roberta Bayley.
Ramones at CBGB's
Ramones, 1977. Foto di GODLIS.

Come avete scoperto il CBGB?
RB: Sono arrivata a New York nell’aprile del 1974, prima stavo a Londra, dove avevo vissuto per due o tre anni in tutto. Non conoscevo nessuno. Sono arrivata con un biglietto di sola andata. Qualcuno mi chiese, "Cosa vuoi fare qui?", e io ho detto che avrei voluto vedere dal vivo i New York Dolls; sai, è così, quando sei nuova tutti vogliono aiutarti, farti scoprire la città. È venuto fuori che questo tizio con cui stavo parlando, Dave, non solo era stato il loro fonico durante il tour europeo, ma viveva proprio sopra il Club 82, dove i Dolls avrebbero suonato la settimana successiva.

La prima volta che ho incontrato David Johansen portava un abito lungo, i tacchi alti e una vistosa pelliccia. Ho iniziato a conoscere gente nel giro. Ho visto i Television al Max, con Patti Smith. Poco dopo ho incontrato Richard, ed è nata la nostra storia. Quello era il periodo in cui i Television erano in pianta stabile al CBGB. All’epoca, le band cercavano un posto dove poter suonare con regolarità, per imparare a esibirsi in pubblico e migliorarsi. Non c’era nulla di sbagliato, se ci pensi, era come quando i Beatles suonavano al Cavern Club.

DG: Bastava leggere The Village Voice [il settimanale alternativo della scena newyorchese, NdT] per capire che questo era un posto particolare. La prima volta ho pensato, ci vado solo per vedere com’è. La zona di The Bowery era piuttosto desolata all’epoca. Non c’era nulla, a parte benzinai e squallidi hotel. Quando ho visto quel posto con il tendone ho pensato, "This must be the place", e poi, appena ho messo piede nel locale, la prima persona che ho incontrato è stata Roberta. A New York c’erano locali per professionisti, dove suonavano le band sotto contratto, ma il CBGB era più improvvisato, era diverso. Ed è stato proprio questo che mi ha colpito. Ai tempi facevo l’assistente, e portavo sempre con me la macchina fotografica. Ma non mi sarei mai aspettato di fare foto. Non era considerata una cosa cool o un’arte quella di fare foto alle rockstar, e poi queste non erano vere rockstar, era tutto nuovo. Era una scena che stava nascendo.

Patti Smith at CBGB's
Patti Smith, 1976. Foto di GODLIS.
CBGB's
Da sinistra a destra: Arthur Kane, Dee Dee Ramone, e Richard Loyd, 1977. Foto di Roberta Bayley.

Che cosa aveva di così speciale il CBGB da renderlo un posto unico per fare foto?
RB:Ho fatto foto a un po’ di band che mi piacevano, ma a pochi altri. Non ho quasi nessuna foto dei Blondie perché c’era troppa folla quando suonavano loro. Invece ho delle belle foto dei Ramones, perché agli inizi non c’era nessuno che andava ad ascoltarli. Il palco era proprio attaccato al pubblico. E per qualche motivo lo capivi. Capivi subito quali sarebbero state le band di successo, e quali no. Eppure ci piacevano tanti musicisti di quelle band meno cool, anche quando non ci piacevano le band.

DG: Ero una grande fan di Robert Frank e del suo libro, The Americans. C’è una foto che mi è rimasta in mente, un gruppo di ragazzini seduti attorno a un jukebox in un negozio di caramelle negli anni '50. Volevo scattare una foto simile anche al CBGB. C’era un sacco di materiale interessante, dal modo in cui la gente era vestita, a come appariva il posto. Persino quando andavi a pisciare nel bagno degli uomini, anche lì ti veniva l’idea per una foto. Tutto era molto semplice e naturale, ma travestito da cosa bizzarra e assurda, hai presente? C’erano band che avresti assolutamente voluto sentire, e che non avresti potuto sentire da nessun’altra parte.

Virginia at CBGB's
Virginia Mason nel bagno del CBGB, 1976. Foto di Roberta Bayley.
Talking Heads at CBGB's
Talking Heads, 1977. Foto di GODLIS.

Nel momento in cui scattavate quelle foto, vi immaginavate che ne avreste parlato ancora oggi, molti anni dopo?
RB: No, c’è stato un periodo di calma tra la metà degli anni '80 e la metà degli anni '90, ogni tanto usciva un articolo, ma principalmente il nostro lavoro veniva ignorato. Poi quando è uscito Please Kill Me, nel 1996, ho fatto la mia prima mostra in galleria. Non avevo mai venduto una stampa prima. Quando è iniziato il successo dei Nirvana? All’inizio degli anni '90? Anche quello ha aiutato, il fatto che loro si ispirassero a tante band del passato. Ma no, all’epoca non avevo idea che ne avremmo parlato ancora oggi, e non pensavo che avrei potuto farci dei soldi. O che quegli scatti sarebbero finiti in un museo. E ancora oggi, nell’ambito dell’arte e delle vendite, la fotografia del rock è una battaglia ardua.

DG: No. Ho pensato che avrei potuto pubblicare un libro. Ma poi nel 1980 i Sex Pistols erano già finiti, e le morti di Sid Vicious e Nancy avevano fatto fallire il punk per trasformarlo nella New Wave, e nessuno voleva fare un libro con quelle foto. A un certo punto, però, ho cominciato a ricevere telefonate da gente interessata a quelle foto anni '70, da cui i Nirvana erano così tanto influenzati. Ho provato per tantissimo tempo a convincere tutti su quanto fosse interessante quella scena! È diventato storia, credo. E al tempo stesso, c’era qualcosa che nessuno era riuscito a definire con chiarezza, ed era proprio quello che succedeva al CBGB, ed è stato allora che è uscito Please Kill Me. Il libro fece chiarezza sulle origini della scena, sul fatto che fosse nata prima a New York, e poi fosse arrivata in Inghilterra, ma che fossero entrambe importanti. Nella mente delle persone, quella che sembrava nostalgia era esattamente quello che accadeva al CBGB. È stato come se un fulmine avesse colpito in pieno, all’improvviso. C’erano tantissime idee, c’era sempre qualcosa di interessante ogni sera. Mentre scrivevo il mio libro, mi bastava rimettere un disco dei Television o di Richard Hell per rivivere quell’atmosfera nella mia mente.

Blondie at CBGB's
Blondie, 1977. Foto di GODLIS.
Richard Hell and Elvis Costello
Richard Hell, Elvis Costello e Robert Quine nel backstage, 1978. Foto di Roberta Bayley.
No Wave Punks
No Wave Punks, da sinistra a destra: Harold Paris, Kristian Hoffman, Diego Cortez, Anya Philips, Lydia Lunch, James Chance, Jim Sclavunos, Bradly Field, Liz Seidman. 1978. Foto di GODLIS.
Hilly Kristal
Hilly Kristal, il proprietario del CBGB, 1977. Foto di GODLIS.
CBGB's
CBGB, 1977. Foto di GODLIS.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D US