Film così brutti da essere belli: una lista non esaustiva

Ecco i film in cui tutto è così terribile e ridicolo da diventare meraviglioso.

di Rob Hill
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12 novembre 2020, 11:04am

Nel cinema, si tende ad utilizzare l’aggettivo “brutto” quando si parla di film per nulla credibili e kitsch, con qualità visive e narrative che sono semplicemente un disastro, a volte (ma non sempre) amplificate da una buona dose di incompetenza sul set. Eppure, i cosiddetti “guilty pleasure”—come Grease o praticamente tutta la filmografia di Patrick Swayze—, anche se non hanno storie coerenti o plot twist da Nobel per la Letteratura, sono paradossalmente tra i film più magnetici di sempre, così assurdi da riuscire a intrattenerci molto di più dei film nominati agli Oscar.

Improvvisamente, tutto quello che vogliamo sono sceneggiature stucchevoli e mielose, recitazioni scarse e ancor più scarse scenografie, circostanze al limite dell’assurdo e mix-and-mash clamorosi. È così, e non dobbiamo vergognarcene. Dopo i blockbuster e il cinema mainstream, nelle nostre watchlist “azzera neuroni” ci sono loro, i film così brutti da essere stupefacenti, quelli che con il tempo si sono guadagnati la fama internazionale e l’appellativo di “cult”, solamente grazie alla loro indicibile e irresistibile bruttezza.

Roger Ebert una volta ha detto: “È difficile spiegare il tipo di divertimento che si prova quando ti trovi di fronte a un preciso tipo di film brutto, quello che riesce ad intrattenerti per davvero,” ed è proprio questa la chiave di volta; bisogna trovare il giusto film brutto: quelli così brutti da essere belli. Eccone dieci.

Colombia Connection - Il massacro (1990)

Con un budget ragionevole e una regia per nulla male, Columbia Connection - Il massacro è il ponte perfetto tra film seri e B movie. Il lungometraggio è l’essenza della cultura sciovinistica e moralizzante degli anni ‘80, e vede niente meno che Chuck Norris dichiarare guerra al nemico numero 1 della nazione: le droghe. Sicurezza nazionale e protocolli militari sono i veri protagonisti, un po’ meno l’intelligenza del pubblico e la credibilità delle gesta di Norris. Il film è esilarante soprattutto per i suoi risvolti politici—oltre che per la sua stupidità paralizzante—ma non si può assolutamente dire che sia un film di scarsa qualità.

Things (1989)

Parlando di film scarsi in regia e produzione, Things è certamente una delle gemme più rare di questo settore. Horror canadese girato in Super 8 e prodotto con un tetto massimo di… zero budget, il film racconta la storia di tre uomini intrappolati in una baracca insieme a piccoli e terrificanti mostri. Things è uno di quegli esemplari di B movie da utilizzare con estrema cautela, pena il totale annullamento di buon gusto.

Godzilla contro i robot (1974)

Toho, il leggendario studio dietro al fenomeno Godzilla, ha veramente fatto tutto quello che ha potuto per riportare a galla la propria serie di film kaijū, la ormai leggendaria Shōwa. Nel tentativo di catturare il pubblico più giovane, distratto da James Bond ed esplorazioni galattiche, hanno cercato di ideare un nemico più contemporaneo: alieni cattivi che se la spassano in una base sotterranea sippando Cognac. LOL. La storia è semplicemente assurda, proprio come i costumi dei mostri e la scenografia.

The Alien Factor (1978)

Non sarebbe corretto parlare della bruttezza dei film anni ‘50, perché il gap generazionale e culturale può portare a farci sorridere anche dei film più seri di allora. Ma se c’è qualcuno che ha preso i loro lati più obsoleti e rétro, per trasportarli direttamente dall’era del drive-al boom delle VHS, è stato lo scrittore e regista Don Dohler. Il suo film di debutto centra tutti gli obiettivi: una bestia per nulla spaventosa, effetti speciali semplicemente terribili, performance oscene e uno charme irresistibile.

For Y'ur Height Only (1981)

Con protagonista il maestro di arti marziali filippino Weng Weng, alto 83 cm, questo elettrizzante film d’azione alla James Bond si prende direttamente gioco dei film esteri. Weng è la star indiscussa del film, e il suo carisma è assolutamente unico e travolgente. Anche la totale mancanza di sicurezza per gli stuntman sul set ha un che di affascinante.

Creature dagli abissi aka Plankton (1994)

Qualsiasi lista di film brutti ha bisogno di qualche pacchianata italiana. Plankton non è uno degli esempi migliori del genere, ma è sicuramente tra i più divertenti. Racconta di un gruppo di teenager che scoprono un laboratorio di ricerca abbandonato dove finiscono per combattere con un pesce radioattivo mutante e volante. Spiace deludere, ma perdono entrambe le parti.

After Last Season (2009)

Quando il trailer di After Last Season è apparso su YouTube nel 2009, tutti credevano che fosse uno scherzo. Il film che ne è seguito, però, non ha fatto che confermare quell’idea iniziale. Come genere, non abbiamo alcun riferimento a cui attingere quando guardiamo un film del genere, e dunque considerarlo “brutto” sembra più un meccanismo di difesa che un giudizio ponderato. La storia è semplicemente incomprensibile, più o meno parla di spiriti, di omicidio e di un “laboratorio di ricerca” (un magazzino ricoperto di carta da parati) dove vengono prodotti dei microchip che, impiantati nel cervello, causano una vista in CGI di metà anni ‘90. Alcuni lo considerano un capolavoro avant garde.

Raw Force aka Kung Fu Cannibals (1982)

La peggior cosa che potrebbe fare un film brutto è essere un mattone noioso. Raw Force è pieno di zombie ninja, voraci piraña, queen del kung fu, trafugatori di gemme nazisti e monaci alieni cannibali. Soddisfatti? La storia che lega tutti questi personaggi è secondaria (così l’hanno intesa anche i filmmaker), la cosa più importante è l’indicibile assurdità che regna sovrana.

The Room (2003)

Se non conosci The Room, forse non hai mai vissuto davvero su questo pianeta. Altresì conosciuto come “il Quarto potere dei film brutti”, è stato il soggetto di una delle ultime commedie firmate James Franco, Seth Rogen, Brian Cranston e una lunga serie di principi della commedia hollywoodiana. La maggior parte dei film brutti cercano di emulare Rambo, Star Wars o qualche altra perla di un specifico genere. The Room vuole essere il Un tram che si chiama Desiderio del cinema, e Tommy Wiseau, l’uomo dietro a questo capolavoro, si merita tutta la gloria ricevuta. Il suo film è diventato una leggenda—come il suo stesso personaggio—, ispirazione e punto di riferimento per infiniti filmmaker di tutto il globo. Il suo film è realmente uno dei capolavori indiscussi di questo millennio.

Double Down (2005)

In Double Down, il primo film in cui Neil Breen svolge il ruolo di scrittore/regista/produttore/star, l’attore interpreta Aaron Brand, il più grande hacker, assassino, biochimico, agente segreto, programmatore, dottore, investigatore e pilota del mondo. Sappiamo tutto questo perché Breen/Brand ce lo racconta nei suoi monologhi in voiceover. Senza. Mai. Zittirsi. Più che un film è un’incessante flusso senza senso di parole e immagini, accompagnato da una folle e maniacale lista di tutto ciò che il creatore pensa sarebbe troppo figo essere o diventare.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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Crediti

Testo di Rob Hill

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