l'eterno fascino del cinema di jim jarmusch

In attesa dell'uscita del suo ultimo film, Paterson, ci immergiamo nell'inimitabile universo del regista Jim Jarmusch, dedicato a chi è rimasto escluso dal Sogno Americano.

di Colin Crummy
|
28 novembre 2016, 11:39am

Still from 'Stranger Than Paradise'

Dopo il suo secondo lungometraggio Stranger Than Paradise - Più strano del Paradiso, il giovane regista Jim Jarmusch è stato tempestato da offerte da parte di Hollywood che, ovviamente, arrivavano via posta. Correva l'anno 1985 quando, tra le altre lettere, gli è arrivata la proposta di dirigere una sex comedy per ragazzi che fosse una via di mezzo tra Risky Business - Fuori i vecchi... i figli ballano Il laureato.

Per chiunque aveva visto Stranger Than Paradise - Più strano del Paradiso, un road trip movie decisamente diverso dal solito, il regista nato in Ohio sembrava una scelta a dir poco inconsueta per la regia di Porky's - Questi pazzi pazzi porcelloni!. Jarmusch la pensava allo stesso modo, motivo che l'ha spinto a rinunciare ad un'offerta a sei zeri e a rilasciare questa dichiarazione al The Underground Film Bulletin nel 1985: "Beh, vaffanculo, sapete. Devono sempre fare riferimento a qualcos'altro. Niente può più avere una propria identità autonoma."

Jarmusch aveva già vinto a Cannes con Stranger Than Paradise - Più strano del Paradiso ed era reduce da un enorme successo commerciale, ma per lui si trattava molto più che di semplice ambizione. Per Jarmusch, infatti, persino l'ambizione era un problema. L'avidità per i soldi non lo ha mai interessato, come ha dichiarato anche a Film Comment magazine nel 1984: "Non mi interessano i personaggi ossessionati dalle loro ambizioni. Il Sogno americano non mi sembra poi così interessante."

Permanent Vacation

A Jarmusch interessavano di più gli emarginati, il Sogno americano visto dalla prospettiva di chi non è riuscito a farne parte. Si trattava dello stesso sentimento di alienazione che lui stesso aveva provato sin da giovane. I suoi capelli erano già diventati bianchi alla tenera età di 14 anni, caratteristica che ha portato il ragazzo di Akron a venir visto quasi come un alieno nella sua città natale. Il suo collaboratore Tom Waits ha raccontato al New York Times che quest'anomalia faceva di Jarmusch "un immigrante nel mondo dei teenager." La sua carriera giovanile fu soggetta a molteplici influenze esterne. Durante un semestre all'estero per la Columbia University, ha avuto modo di approfondire i suoi studi a Parigi, presso La Cinematheque Francaise, il più grande archivio cinematografico del mondo. Com'è noto, una volta tornato a New York non si è mai laureato, ma ha deciso di usare tutto il denaro in suo possesso per produrre il suo primo film, Permanent Vacation, del 1979. Quando più tardi gli è stato chiesto quale fosse la sua posizione in quanto regista, la sua risposta è stata: 'in una piccola barca nel mezzo dell'Atlantico.'

Nell'universo di Jarmusch, una vastissima serie di influenze culturali - dalla magia del Giappone, fino alla sensibilità europea, passando per la buona e vecchia America - si uniscono per andare a creare qualcosa di stupefacente, inedito, inaspettato. Dall'altro lato, però, è raro che l'attenzione non sia rivolta alla sua terra natia, che guarda sempre con gli occhi di uno straniero.

Nella sua ultima fatica, Paterson, che è ambientato nell'omonima città del New Jersey, anche il protagonista si chiama Paterson: una coincidenza che suscita una certa ilarità e situazioni a dir poco grottesche. Paterson, interpretato da Adam Driver, dovrebbe essere un uomo immerso nella scalata al Sogno americano. È un operaio, il conducente di un bus, un veterano e un poeta. Guida sempre la stessa tratta dal lunedì al venerdì, scrivendo poesie durante la sua pausa pranzo, fermandosi al bar locale per una birra ogni sera. Quando la sua ragazza gli dice che vorrebbe che i suoi lavori venissero notati, lui si limita ad ascoltare.

Quando ho guardato Paterson, mi sono trovato ad aspettare una svolta drammatica - un incidente, un litigio a bordo del bus, qualsiasi cosa che esulasse dalla routine del protagonista - che non arriva mai. Anche nella sua carriera artistica, Paterson non arriva mai a una conclusione, positiva o negativa che sia. Non sente il desiderio profondo di sottoporre i suoi lavori a un pubblico più ampio e persino la sua unica sostenitrice, la sua ragazza Laura [Golshifteh Farahani], è più che contenta di continuare a lavorare al mercato locale piuttosto che fare successo, seguendo il suo recente sogno di diventare una stella della musica country.

Cercare un briciolo di ambizione in Paterson è almeno tanto sbagliato quanto aspettarsi di trovare una trama convenzionale in un film di Jarmush. I suoi film si concentrano principalmente sui momenti compresi tra un'azione e l'altra. In questo suo ultimo film, il regista si concentra su vite che non sono vissute in funzione di obiettivi preconfezionati. Laura è il tipo di donna che, con il suo bisogno impellente di dipingere tende, vestiti e cupcake in bianco e nero, verrebbe sicuramente presa in giro in qualsiasi altro film. Jarmusch, però, è molto meno scontato e per niente ironico quando rivolge lo sguardo a questi due personaggi, facendo sì che Paterson si traduca in una gradita pausa dal cinismo che alimenta tutte queste aspettative.

"Non mi piace l'idea di costruire la tua esistenza attorno al denaro o a un determinato stile di vita" ha affermato Jarmusch in un'intervista del 1984. "Sembra così prevedibile. Ci sono moltissimi altri modi di vivere." In un'epoca in cui il Sogno Americano sta rapidamente cambiando volto, Paterson sembra una temporanea e piacevole inversione di tendenza.

Paterson sarà nei cinema italiani a partire dal 29 dicembre 2016.

Crediti


Testo Colin Crummy

Tagged:
jim jarmusch
paterson
Cultura
sogno americano
stranger than paradise