Tutte le immagini su gentile concessione di TBD'C  / Ilenia Arosio

anche in italia esiste l'attivismo queer e questo collettivo ne è la miglior prova

Tomboys Don't Cry è una serata itinerante, ma anche una label. E fa performance artistiche. Insomma, è difficile definirlo, ma proprio per questo ci piace da morire.

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28 settembre 2018, 5:00am

Tutte le immagini su gentile concessione di TBD'C  / Ilenia Arosio

Tomboys Don't Cry è un essere mutaforme che assume sembianze diverse a seconda delle circostanze, trasformandosi e adattandosi allo spazio che di volta in volta va a occupare. Definirlo è difficile, e per noi lo farà in questa intervista la sua fondatrice Dafne Boggeri, che abbiamo in passato identificato come "nostra ninfa dell'arte contemporanea." Vi voglio però raccontare cos'è per me, e per tutte le persone che conosco, Tomboys Don't Cry: una realtà queer, specificatamente lesbica e non-binaria, che con il suo operato ci dimostra che è possibile fare comunità e creare reti sociali anche in Italia.

Forse avrete visto le loro t-shirt in giro, forse siete stati anche voi alle loro serate, o magari a qualche evento dei mille che organizzano ogni anno. Tutte cose eccellenti e bellissime, ma il vero pregio di questo collettivo è l'incredibile capacità di unire chi ne fa parte, aprendo le sue porte e le sue braccia a tutti, o meglio a tuttǝ—perché, mi spiega Dafne "usiamo la 'ә' ribaltata (detta schwa) come segno di inclusione di genere." Del resto, anche la lingua che usiamo e scriviamo quotidianamente dà forma al mondo in cui viviamo.

Non so se l'esistenza di Tomboys Don't Cry possa essere considerata un simbolo dell'avanzamento culturale italiano verso una società più inclusiva e diversa, perché oggi i segni di una retrocessione si fanno sempre più frequenti e preoccupanti. Quel che so per certo, invece, è che anche nei periodi peggiori non serve piangere, ma resistere. E Tomboys Don't Cry ha fatto del resistere insieme la sua ragione d'esistere.

Come racconteresti Tomboys Don’t Cry a chi non ne ha mai sentito parlare?
Tomboys Don’t Cry è un gruppo di ragazze e creature non binarie composto da ALIENI, ASHASHA, PETRA, SHE, TZAZIKY & CRACK che, dal 2011, promuove avventure post-identitarie a Milano. La dimensione del club è quella che permette di esprimerci meglio come DJ, mentre l’indagine artistico/performativa completa i nostri campi di ricerca.

Come è nato questo progetto? Intendo dire: qual è stata l’esigenza che vi ha spintǝ a dire “ok, adesso fondiamo un collettivo queer e iniziamo a fare cose belle, fighe e importanti a Milano (e oltre)”?
Dal 2001 al 2004 TZAZIKY & CRACK ha fatto parte del primo collettivo queer italiano, i Pornflakes, al quale si è unitǝ successivamente S/HE. Dopo vari progetti personali all’estero, questo background comune ci ha spintǝ a decidere, qualche anno dopo, di fare qualcosa a Milano che desse spazio alle donne, in termini di organizzazione, promozione, dialogo e creatività. La scena commerciale non ci rappresentava e volevamo cercare di capire se esistevano persone che, come noi, avevano voglia di esplorare nuovi immaginari.

Qual è l’evento, l’iniziativa, il progetto che meglio rappresenta il percorso fatto finora da Tomboys Don’t Cry?
Recentemente siamo state invitatǝ dal gruppo Mothers & Daughters - A Lesbian Bar di Bruxelles. Si è trattato di un momento speciale in cui siamo state accoltǝ da un’ampia comunità interrazziale e intergenerazionale. In quest’occasione abbiamo presentato NAIL BAR, uno strambo formato performativo inaugurato nel 2012 che cerca di scardinare le dinamiche di relazione nei luoghi di aggregazione lesbica, proponendo come interferenza la decorazione delle unghie. Nessuno di noi sa veramente come dipingerle, ognuno ha una tecnica personale, che non esclude l’improvvisazione. Questo tipo di attività, così lontana dagli stereotipi, permette di accorciare le distanze fra le persone e il perimetro del tavolino, dove sono raccolti gli strumenti per la decorazione e che diventa così lo stage innescatore di momenti di raro contatto fisico e metafisico.
Oltre a NAIL BAR abbiamo installato un corner di presentazione per t-shirt e felpe, terminando la serata con il dj set di ALIENI, PETRA e TZAZIKY & CRACK. Lo spazio in cui si svolgeva l’evento era un ex ristorante greco, con una grande vetrata su uno dei canali della città e una sala/bar che si sviluppava sino alla zona espositiva occupata dall’installazione dell’archivio Brussels Almanack Lesbian. In questo contesto siamo riuscitǝ ad esprimere tutta la tridimensionalità di TBD’C, grazie anche al supporto di Mothers & Daughters, collettivo che si è creato dalla complicità di Jessica Gysel e Katja Mater del magazine Girls Like Us, Marnie Slater di Buenos Tiempos, Int. (Faggotry as it is today) e di tutta la comunità lesbica, non-binaria, femminista di Bruxelles.

È un momento storico particolare in Italia, in cui la comunità queer riceve minacce e attacchi su base quotidiana. Quale credi sia l’atteggiamento che tutti noi dovremmo assumere in questo contingente?
Suggeriamo: resistenza, consapevolezza e condivisione. Abbiamo strumenti potentissimi dalla nostra parte per cambiare le cose, ad esempio il ‘voto’, mezzo che spesso si sottovaluta, dimenticandosi che le donne, in Italia, hanno iniziato ad averne diritto solo dal 1945 e che oggi c’è tutta una comunità di persone immigrate che vive sul territorio e che non può usufruirne. È importante non sentirsi soli in tutte queste battaglie, partecipare attivamente ad un discorso sociale e politico che dalla micro scala ai massimi sistemi possa farci sentire parte di un corpo unico, senza però essere strumentalizzati.

La cosa che mi piace di Tomboys Don’t Cry è che crea comunità nel mondo reale, non solo in quello virtuale. Per intenderci, non è solo un profilo Instagram ben curato, ma una realtà fisica che permette alle persone di incontrarsi e sentirsi parte di qualcosa. È questo l’obiettivo? O c’è altro nella vostra mission?
TBD’C tenta di essere uno spazio di possibilità in cui i percorsi si incontrano, si mescolano e danno vita a nuove combinazioni. Quello su cui ci concentriamo è il qui e ora, per manifestare una ricerca artistica e critica sul territorio riguardo a tematiche LGBTQAIXYZ.
Se dovessimo sintetizzare la nostra mission probabilmente sarebbe: C’è qualcuno?

Osservando le immagini e materiali d’archivio di TBD'C che dal 2011 a oggi raccontano la vostra storia si rimane esterrefatti. Vogliamo ripercorrerne i momenti decisivi? Quelli che riguardandoti indietro pensi: “Cazzo! Quella roba ci ha fatto svoltare!“.
Il concerto di No Bra, musa del fotografo tedesco Wolfgang Tillmans, organizzato con Key Lime High al Toilet Club sui Navigli nel 2011. L’esibizione di Susanne è stata come una visione di Edvard Munch ispirata a Trainspotting: mistica e indimenticabile. E poi il dj set di S/HE e TZAZIKY & CRACK per la festa alternativa del Pride nazionale di Bologna l'anno successivo nel basement Bunker del centro sociale Ex CAP, dove c'era una folla danzante pronta a rivendicare tutto, anche la macchina del fumo! Ancora, il dj set del duo di New York Light Asylum al Surfer’s Den nel 2013, con una selezione electro fotonica.
Per il 2018 non posso non nominare il set di ASHAHA e TZAZIKY & CRACK per l’inaugurazione del Cruising Pavillion per La Biennale di Architettura di Venezia; quello di ALIENI e ASHASHA per il live del gruppo Sud Africano FAKA; il recentissimo showcase dei N.A.A.F.I. con Fausto Bahìa e Mexican Jihad da Città del Messico e tutti i Pride di Milano in cui abbiamo marciato e gridato insieme, con il supporto di persone incredibili come Adele H e iii (Isamit Morales e Ikram Bouloum), Elena Radice, Giulia Tognon, Zoe De Luca, Barbara Casavecchia, Mattia Capelletti, Stella Succi, Enrico Boccioletti, Marta Collini e tanti altrǝ…

Tomboys Don’t Cry è anche una linea di t-shirt. Ce ne vuoi parlare?
Le t-shirt hanno lo stesso valore dei flyer e degli sticker, una volta distribuite prendono una vita propria e in molti casi diventano un segnale di appartenenza per una comunità che spesso si sorprende a riconoscersi in mezzo alla folla, con un effetto di prossimità accelerata. Ogni modello decostruisce il suo punto di partenza con l’intento di hackerare un sistema. Il nostro stile è BAFFALO, perché prende spunto dal Buffalo inglese, inventato da Ray Petri (1948–1989) nella Londra degli anni ’80, ma con un’alterazione grammaticale che lo accosta alla versione femminile del baffo. Ogni modello è serigrafato a mano in un piccolo laboratorio di amici a Milano, si tratta di una produzione limitata che ci permette di interferire con la realtà a gamba tesa.

Come vivete il fatto di non avere un locale “vostro”, ma di fare mini residency ogni volta in posti nuovi? A volte sono locali noti per i legami con la comunità, ma in altri casi si tratta di luoghi meno scontati. Insomma: la mancanza di uno spazio propriamente lesbico a Milano è una limitazione o un’opportunità fighissima?
Sperimentare attraverso lo spazio è una delle pratiche che ci interessano di più. Quando scopri, scegli e occupi un luogo, sono tutti passaggi che segnano la dimensione dell’esperienza che stai disegnando e non avere un posto fisso ci permette di diramare la ricerca, anche se amplifica il lavoro. C’è un posto particolare con cui amiamo collaborare, il KO Club, un ex club leather negli ’80 che oggi resiste alla gentrificazione dell’ex-scalo Farini. Mercedes è la drag queen che lo gestisce, una persona fantastica che ci accoglie sempre con gioia in quello che ora definiamo un club eco-pelle e con cui amiamo collaborare, anche per la dimensione di supporto e sostegno tra persone all’interno della stessa comunità. Per noi è fondamentale l’etica dei luoghi, i loro legami autentici con la comunità LGBTQAIXYZ e la sicurezza che devono offrire a chi li attraversa e li vive. Purtroppo Milano spesso soffre di amnesia: cancella, copia e incolla, spazi, storie, percorsi, senza riconoscerne il valore ed esaltarne la storia rischiando di appiattire tutto il panorama.

Cosa c’è nel futuro di Tomboys Don’t Cry? E qual è l’evento organizzato da voi al quale non dobbiamo assolutamente mancare nei prossimi mesi?
Stiamo lavorando ad un progetto segreto, ancora in costruzione di cui possiamo solo anticipare: ABRACADABRA SHAKEDOWN!

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Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Tutte le immagini arrivano dall'archivio di TBD'C / Ilenia Arosio

Qualche tempo fa abbiamo contattato Cathy La Torre, avvocata e giurista italiana che lavora per promuovere e diffondere l'uguaglianza formale e sostanziale contro ogni forma di discriminazione. Ci ha detto cose interessanti e che tutti dovrebbero sapere. Le trovate qui: