il viaggio cosmogonico del suono: intervista a caterina barbieri

Per Terraforma 2018 Caterina Barbieri ha creato un'installazione sonora ispirata a stelle, pianeti e movimenti cosmici. Qui ci racconta come è nata, ma anche perché la club culture berlinese non esiste più.

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lug 6 2018, 10:40am

Incontriamo Caterina Barbieri pochi minuti prima dell'apertura di Terraforma 2018, festival alle porte di Milano giunto quest'anno alla sua quinta edizione. Entriamo insieme a lei nel parco di Villa Arconati-FAR, ma prima di arrivare al palco principale svoltiamo sulla destra e ci avviciniamo a una struttura in acciaio di forma semi-sferica. È il Planetario, una cupola realizzata con il collettivo itinerante BUKA che nei tre giorni successivi ospiterà Ecstaticstatic, l'installazione sonora site-specific creata da Caterina, appunto.

L'inaugurazione è prevista per le 20:00, quando alle musiche della giovane artista si uniranno gli effetti di Ortographe; inizia il laser show e ci lasciamo trasportare dal connubio perfetto di stimoli sonori e visivi. È una performance difficile da descrivere, ineffabile quasi. Allora lasciamo che sia Caterina a farlo, quando la intervistiamo. Una piccola anticipazione:

Come pianeti invisibili ma sempre in movimento, la composizione evolve lentamente intorno a infinite ripetizioni e cambiamenti di forme per esplorare il potere generativo e cosmogonico del suono.

Ciao Caterina! La tua installazione site-specific accompagnerà i visitatori di Terraforma fino a domenica notte. Come la descriveresti a chi non riuscirà ad ammirarla dal vivo?
Si tratta di un’installazione sonora intitolata Ecstaticstatic creata per il piccolo Planetario portatile che è stato installato nel parco di Villa Arconati. Io ho composto le musiche originali, che vengono diffuse in loop ogni mezz’ora. Alessandro di Orthographe e l’astrofisico Marco Garoni si sono occupati invece delle proiezioni e del laser show sulla volta del planetario.

Come è nata l'idea di Ecstaticstatic? E quali sono le sfide in più che hai dovuto gestire nel comporla, rispetto a una "normale" esibizione live?
Avevo già avuto modo di collaborare con Orthographe per la rassegna Paradoxes, che si tiene al Planetario di Ravenna e che prevede uno show più complesso, con musiche dal vivo, sensori audio e così via. L’esperienza ci era piaciuta molto e abbiamo cercato di riprodurne una versione tascabile e più bucolica a Villa Arconati-FAR. Ci sembrava che l’installazione sonora fosse il formato più adatto a un festival estivo, immersivo e fluido come Terraforma. Dal punto di vista musicale, però, ho volutamente cercato di evitare l’approccio da installazione sonora, componendo invece musiche che potrei suonare dal vivo in un mio live, anche domani.

Sento che nella mia musica l’ispirazione cosmica è sempre stata molto presente, quindi non ho dovuto faticare a cercare ispirazione in qualcosa che non fosse semplicemente il mio suono. Per me la musica e la performance dal vivo sono a loro modo una forma di cosmogonia, di genesi di un’universo di suono. È un aspetto che mi piace esplorare. Come le traiettorie apparentemente invisibili eppure inesorabili dei pianeti, anche le musiche di Ecstaticstatic ripercorrono la lenta e infinita evoluzione di pattern sonori, esplorando il potere generativo e cosmogonico del suono per indurre uno stato di contemplazione estatica simile a quella che la visione del cielo talvolta ispira.

Terraforma è una realtà unica nel suo genere, quasi di nicchia direi. Credi che sia un format vincente e, soprattutto, replicabile anche in altri festival?
Sì, è un formato vincente, perché fornisce stimoli sempre nuovi al pubblico e lo sfida ad ampliare i propri orizzonti. In tutta Europa ci sono festival di musica sperimentale, e l’Italia non fa certo eccezione.

In che modo credi che gli organizzatori potrebbero sensibilizzare il pubblico sul tema della sostenibilità, che è uno dei capisaldi del Terraforma?
Facendo scelte coraggiose, così da sensibilizzare le persone al tema. Inoltre, la sostenibilità non è un fatto solamente ambientale, ma anche culturale/musicale; è importante, ad esempio, che i festival cerchino di sostenere e far crescere la scena musicale locale e dal mio punto di vista Terraforma sta investendo anche su questo aspetto.

Credi che la club culture berlinese—città dove vivi, nota perché considera il clubbing un vero movimento—stia finalmente arrivando anche in Italia?
A parte qualche eccezione, credo che oggi la club culture berlinese sia entrata in una fase di decadenza, perché ormai si è cristallizzata come prodotto da vendere ai turisti. L'unica soluzione sarebbe quella di smettere di scimmiottare quel tipo di cultura e crearne una nostra, che di energia e idee ne abbiamo da vendere.

I nostri colleghi di Noisey hanno analizzato poche settimane fa le line-up dei principali festival italiani e dalla loro ricerca è emerso che il numero di artiste donne è ridicolmente basso rispetto alla controparte maschile. Pensi che in futuro le cose cambieranno? Siamo sulla strada giusta?
Questa domanda mi fa sorridere, perché in realtà tutti i maggiori problemi che ho avuto come donna da quando ho iniziato a fare musica in Italia un po’ di anni fa sono sempre arrivati da testate mediatiche che si sono successivamente proclamate progressiste e improvvisamente sensibili alla questione. Un po’ in ritardo direi, e soprattutto proprio quando il tema dell’equità di genere nella musica elettronica è diventato puro marketing.

Purtroppo, oggi siamo le donne nella musica elettronica sono spesso strumentalizzate, diventano pedine entro un disegno di marketing. Nella maggior parte dei casi, nessuno ha a cuore gli obiettivi e gli ideali della lotta di genere. Il "femminile" non è un genere musicale, né tantomeno un prodotto di marketing da vendere. Finché si cercherà di etichettarlo in questo modo non si farà altro che parzializzarlo, invece che ascoltarlo nella sua complessità.

Se potessi dividere il palco con qualunque artista del mondo, chi sceglieresti?
Bach?

Qual è il tuo festival preferito in assoluto?
L'Atonal a Berlino.

E la canzone che ti ascolti più spesso in questo periodo?
Rhubarb di Aphex Twin.

Progetti per il futuro?
Eh, sto lavorando a circa 15 progetti contemporaneamente, ma sono tutti top secret : )

In generale posso dirti che sto cercando di selezionare sempre più i contesti in cui suonare, in modo da avere sempre più tempo per fare musica. Mi sento davvero fortunata, perché posso finalmente avere uno stile di vita adatto a me e questo mi dà un sacco di energia. Comunque, è importante avere anche momenti di quiete per poter vedere oltre la frenesia della propria agenda. Un progetto diverso dal solito è quello a cui parteciperò per la prima volta a settembre a Berlino; si chiama Amplify Berlin, al suo interno io e altri musicisti faremo da “mentori” per alcuni giovani produttori di musica elettronica. È un’esperienza che penso mi darà molti stimoli e un’opportunità che anni fa come giovane studentessa a Bologna mi sarei sognata…

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Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Fotografia di Giorgia Imbrenda