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cosa vale la pena guardarsi su netflix a novembre

Innanzitutto 'Baby', serie italiana liberamente ispirata alla vicenda delle baby-squillo dei Parioli del 2013-2014. Ma anche documentari su celeberrimi registi, qualche guilty pleasure e il ritorno dei fratelli Coen.

di Benedetta Pini
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29 ottobre 2018, 9:26am

Il tempo degli ultimi giorni ci ha tolto ogni speranza. Winter is coming, e dobbiamo farcene tutti una ragione. Ciò significa passare una discreta quantità di tempo chiusi in casa durante il weekend, facendo la spola tra letto e divano, con frequenti deviazioni nella zona cucina. Lì, con ogni probabilità, vi ritroverete ad aprire il frigorifero e fissare il vuoto sperando di trovare il senso della vostra vita tra un barattolo di maionese e un sugo pronto oppure, più semplicemente, annaspando alla ricerca di una soluzione alla vostra noia, forse è il momento di affidarvi a Netflix.

Si sa, Netflix conosce bene le esigenze dei suoi abbonati, e anche questo mese sa dargli ciò di cui hanno bisogno: un po’ di titoli impegnativi per tenere occupato il cervello, stimolare la curiosità e, perché no, fare bella figura con i compagni di Netflix&Chill.

The Other Side of the Wind (2 novembre)
Per Netflix sembra essere tutto possibile, anche resuscitare i morti. E, in questo caso, neanche un morto qualunque, ma il grande regista Orson Welles. Come accadde per il film su Napoleone di Kubrick, che non vide mai la luce del grande schermo, anche The Other Side of the Wind, un racconto satirico sulla vita di un regista in decadenza pensato da Welles rimase per molti anni nel cassetto. Le riprese di quello che sarebbe dovuto essere il suo ultimo film iniziarono nel 1970, ma si interruppero nel 1976 a causa di problemi finanziari. Il girato, di cui Welles montò solo 45 minuti, rimase bloccato in un deposito di Parigi fino a marzo 2017 a causa dei conflitti tra i titolari dei diritti. Nell’ottobre 2014 intervenne Peter Bogdanovich, che prese in mano il lavoro e lo terminò. Sembrava fatta, ma era ancora presto per cantare vittoria: la scorsa primavera il Festival di Cannes ha rifiutato di proiettare il film a causa della politica “anti-Netflix” del direttore Thierry Frémaux. Per fortuna, la Mostra di Venezia non se l’è lasciato sfuggire e l’ha finalmente presentato lo scorso settembre. Lo abbiamo visto, ed è un capolavoro.

Mi ameranno quando sarò morto (2 novembre)
Se la storia che vi abbiamo appena raccontato vi incuriosisce, allora questo documentario vi darà tutte le risposte che cercate. Mi ameranno quando sarà morto ripercorre gli ultimi 15 anni di carriera di Orson Welles; un periodo in cui la sua fama di regista geniale si stava affievolendo e i produttori iniziavano a snobbarlo. Non a caso i suoi ultimi lavori, quali It’s All True, Don Quixote e The Other Side of the Wind, rimasero incompiuti. Fa sempre uno strano effetto pensare che quelli che per noi oggi sono mostri sacri, intoccabili e incrollabili, furono invece esseri umani qualunque e dovettero affrontare situazioni di disagio non così diverse da quelle in cui ci imbattiamo. Tra interviste, fotografie, video inediti, immagini, testimonianze, backstage: cinefili, c’è pane per i vostri denti!

Westside - Stagione 1 (9 novembre)
Eccovi un bel guilty pleasure per le domeniche di hangover sotto al piumone. Se poi siete anche fan di X Factor e tra un giovedì e l’altro rischiate la crisi di astinenza, allora Westside è la serie perfetta per voi. A metà tra Glee e un docu-reality, tra drama e vita in presa diretta, la storia è quella di nove musicisti che aspirano a diventare delle stelle dello show business. Ma preparare uno spettacolo di Hollywood è molto più faticoso e provante di quanto si possa pensare...

La ballata di Buster Scruggss (16 novembre)
Sarebbe dovuta essere una miniserie televisiva di sei episodi, la prima firmata dai fratelli Coen. E dopo la figata che è stata Fargo—non creata, ma prodotta dai Coen—, le aspettative sono altissime. Anche perché i due ci stanno lavorando da ben 25 anni. Solo quest’estate, però, il progetto si è trasformato in un film antologico diviso in sei episodi. Dunque, sei storie western in pieno stile coeniano, con tutto il loro gusto per il paradosso, il cinismo, il nonsense e il grottesco. Un solo filo conduttore: la morte, preferibilmente sanguinolenta.

Baby - Stagione 1 (30 novembre)
Presente il caso delle baby squillo scoppiato qualche anno fa nel quartiere dei Parioli di Roma? Ecco, Baby si ispira proprio a quello scandalo, che fece parlare per mesi. La polemica fu accesissima e fece emergere un nodo problematico che ciclicamente torna a far discutere: c’è un limite alla libertà individuale? Se sì, dove? E chi ha il diritto di stabilirlo? Se poi questa libertà viene scoperta in un periodo psicologicamente complesso come l’adolescenza, è facile che la situazione degeneri in pieno stile Marissa Cooper, e tanti saluti a Dawson’s Creek. In una società che millanta una grande libertà individuale mentre foraggia giudizi e slut shaming, la provocazione di Baby è forte ed evidente: in fondo, girls, just wanna have fun. O no?


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Intanto, nelle serie tv come al cinema, si fa sempre più forte la tendenza a non rappresentare il sesso "alla Titanic" (leggi: fintissimo che più finto non si può), preferendo invece un approccio più reale. Ne parliamo qui: