alexander wang e altri creativi ci parlano di coming out e della loro prima volta in un gay bar

Carrie Brownstein e Alexander Wang sono solo due tra coloro che hanno scelto di condividere i propri ricordi e ribadire l'importanza sociale e culturale di questi luoghi d'incontro.

di Wendy Syfret
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23 giugno 2016, 1:47pm

All'alba del terribile attentato al Pulse, a Orlando, molti si sono trovati a riflettere su che ruolo abbiano giocato i locali gay nelle proprie vite. Questi luoghi d'incontro non sono solo posti in cui incontrare persone e ballare, ma si traducono spesso in delle vere e proprie oasi in cui esplorare la propria identità e in cui poter essere se stessi. In un'epoca in cui ancora internet non esisteva, spesso questi ambienti erano l'unico modo per entrare in contatto con gli altri membri della comunità LGBT e un'introduzione ad un mondo che avrebbero finito per chiamare il loro. In un recente articolo del New York Times, creativi della moda, del cinema, dell'arte, della musica e della televisione hanno ricordato la prima volta in cui hanno messo piede in un locale gay e hanno raccontato cosa ha significato per loro quell'esperienza.

Riportando la mente alla sua prima volta nell'Egyptian Room, un locale lesbico di Portland, Carrie Brownstein afferma: "Credo di essere andata all'E Room per essere testimone della libertà delle altre donne e per trovare la mia. Un gay bar è nostro. È nostro come stucco, come argilla. L'ambiente è assurdo, ma è anche profondo. Possiamo decidere quando vogliamo che sia l'uno o l'altro". Per l'attrice di Orange Is The New Black Lea DeLaria, la sua prima visita in uno di questi luoghi è stato ciò che le ha permesso di riconoscersi negli altri. Quando il carretto dei gelati che guidava come lavoro estivo ha avuto un guasto, è stata costretta a fermarsi in un bar vicino di utilizzare il loro telefono. Aveva sentito parlare del luogo prima, ma solo quando la gente del posto si riferiva a chi lo gestiva con termini dispregiativi come "lesbicona" o "donna-uomo". Quando è entrata "era circa mezzogiorno ed era completamente vuoto, se non fosse stato per sei lesbiche dalla stazza notevole che giocavano a poker. Una di loro mi ha vista e ha gridato 'Hey, baby butch!' Non lo dimenticherò mai. All'inizio mi sono guardata intorno, non avevo capito che si stava riferendo a me'".

A New York, Humberto Leon di Opening CeremonyKenzo è andato al Wonder B, dove un martedì sera ha visto "Madonna e il suo gruppo fare festa". Alexander Wang, invece, a sedici anni viveva da solo a San Francisco, ed è lì che si è procurato un documento d'intensità falso e che ha messo piede nel suo primo locale gay: City Nights. "La vita notturna era il mio rifugio dal quotidiano. Ci andavo ogni giovedì, era la serata hip hop. Sono stato fortunato a trovare una comunità che mi sostenesse."

Patricia Field ha iniziato a frequentare questi locali negli anni '60, quando essere gay era ancora illegale in gran parte degli Stati Uniti. "Divertente e liberatorio" sono gli aggettivi con cui descrive la sua prima visita ad un gay bar a Provincetown, Massachusetts. Quel locale, il luogo in cui poco più che ventenne, avrebbe trascorso gran parte del suo tempo, era "la Mecca degli omosessuali in cui ci si poteva sentire a proprio agio e celebrare la propria identità". Aggiunge poi "Era particolarmente invitante perché la società gay dei primi anni '60 era molto più underground nelle metropoli. Lo definirei un riparo dalla realtà gay cittadina."

L'articolo include i ricordi di personaggi del calibro di Jane Lynch, Rachel Maddox, Joseph Altuzarra e Rufus Wainwright. Mentre ci preoccupiamo del futuro dei locali gay come il Pulse, è d'obbligo ricordare quanto siano stati e continuino ad essere importanti.

Crediti


Testo Wendy Syfret
Foto Daniel Jackson
Moda Alastair McKimm

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