il mondo nuovo di gucci in giappone

La casa di moda italiana ha chiesto a 4 artisti di interpretare il magico universo di Gucci di Alessandro Michele. In occasione della mostra Gucci 4 Rooms a Tokyo, i-D incontra gli artisti coinvolti per parlare di estetica kitsch, lusso e yankii...

di Tess Lochanski
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13 ottobre 2016, 12:40pm

C'è qualcosa di cacofonico nella reinterpretazione di Gucci da parte di Alessandro Michele; le sue fonti d'ispirazione entrano in contrasto e creano una nuova armonia, le diverse estetiche si scontrano e si mescolano. Il suo mondo è un grande caos barocco, ma dietro al caos prevale ordine. Il tornado Gucci si nutre del mondo circostante ma rimane autosufficiente. Per la mostra Gucci 4 Rooms, inaugurata a Tokyo lo scorso 11 ottobre, la casa di moda ha dato carta bianca a quattro artisti chiedendo a ciascuno di creare una "stanza" ispirata all'universo del brand.

In linea con l'approccio creativo di Michele, i quattro artisti non avevano molto in comune - ma il designer ha lo stesso lasciato che sviluppassero la loro visione della casa di moda. Chiharu Shiota, artista giapponese che ha recentemente esposto i suoi lavori al Padiglione Giappone alla Biennale di Venezia, ha reinterpretato i motivi Gucci Herbarium creando uno spazio da sogno surreale caratterizzato da centinaia di fili rossi. Mr. invece, iconico artista di strada, ha immaginato un mondo kitsch e apocalittico ispirato i personaggi manga giapponesi. Il nuovo volto dell'arte digitale, l'artista giapponese Daito Manabe, ha creato un'istallazione interattiva per omaggiare la mitologia del brand. Infine troviamo l'artista di strada canadese Trouble Andrew, che sta collaborando con Gucci da ben due stagioni ricoprendo il ruolo del famoso Gucci Ghost. Il magnifico caos della mostra riflette il mondo Gucci, un piccolo cosmo lontano dalle tirannie delle tendenze, aperto ai giovani e alla loro creatività.

Gucci Garden Room by Mr. ©2016 Mr./Kaikai Kiki Co., Ltd. All Rights Reserved

MR.

Puoi dirci di più su questo progetto e su come hai concepito l'idea per la tua stanza?
Ero interessato all'ibrido, è questa la parola chiave della mia stanza. È un miscuglio di stile trash e personaggi anime giapponesi.

È stato facile integrare l'immaginario Gucci nel tuo lavoro?
Il mondo di Gucci e il mio sono completamente differenti, abbiamo entrambe i nostri universi distinti. Non siamo simili ma complementari.

Gucci sotto la direzione creativa di Alessandro Michele si rifà alla cultura pop come non aveva mai fatto prima. Sei d'accordo? O continui a vedere Gucci come un brand di lusso? 
Alessandro Michele s'interessa molto alla cultura giapponese: alla cultura yankii, il cattivo ragazzo e la cattiva ragazza - le gang del liceo per esempio. Quando ho guardato il video di questa collezione autunno/inverno ho notato molti riferimenti al Giappone, come Pachinko, il camion decorato e la motocicletta.. Nella sua estetica di Gucci c'è qualcosa di kitsch giapponese.

Il tuo universo s'ispira alla cultura yankii?
Gli anni '80 sono stati anni davvero popolari nell'immaginario della cultura yankii. A quell'epoca avevo 15 anni ed ero molto influenzato da quei personaggi. Mi piaceva anche guidare motociclette truccate.

Pensi che le generazioni più giovani siano tutt'ora influenzate dalla cultura yankii anni '80?
Credo sia diventato un patrimonio culturale ora. Le persone della cultura yankii hanno una cattiva reputazione-- sono spesso considerate persone malfamate che fanno cose negative e infrangono la legge, anche se spesso non è così! Quindi probabilmente le nuove generazioni traggono il meglio da loro, e tendono pian piano ad eliminare gli aspetti negativi.

Cosa pensi della giovane generazione di artisti di strada giapponesi?
Credo ci siano due tipi di street culture in Giappone. Uno che porta la moda sulla strada e l'altro che porta la strada nel mondo della moda.

Virtual Secret Room by Trouble Andrew

TROUBLE ANDREW

Cosa ne pensi di questa mostra? Tu, Gucci e il Giappone siete una cosa sola...
È grandiosa! Questa collaborazione è iniziato qualche mese fa con Alessandro e Gucci, si è sviluppata in modo semplice e naturale. Alessandro è cool e istintivo, non pensiamo troppo alle cose che facciamo, le facciamo e basta.

Come descriveresti il mondo di Alessandro Michele?
È un mondo aperto e accogliente. Dalla prima volta che ho trascorso del tempo con lui ho potuto notare che -- semplicemente dal mondo in cui le persone si sentono quando stanno con lui -- fa sentire tutti benvoluti. È capace di rischiare, e questo dice molto su di lui come individuo. È stato un grande rischio per lui collaborare con me! Ma non se ne è mai preoccupato.

Come vedi questa collaborazione in futuro?
Non abbiamo mai parlato di limiti di tempo, regole o pianificato la cosa. Onestamente tutto questo è venuto fuori trascorrendo del tempo insieme, divertendoci e scambiandoci idee. Questa collaborazione sta continuando a crescere, all'inizio non sapevamo se sarebbe diventata una stampa o cosa. Poi durante la sua prima collezione ha introdotto l'idea nei gioielli e successivamente in tutti questi eventi che nascono come un nostro sogno. Non saprei dire cosa abbiamo in serbo per il futuro, ne parliamo giorno per giorno e fino ad ora questo metodo sta funzionando bene.

È un lusso poter lavorare in modo così spontaneo per te?
Certamente sì, ma allo stesso tempo è un'arte. Questo è il modo in cui voglio vivere la mia vita, questo è quello che faccio -- non saprei farlo in altro modo. Devo amare quello che faccio o smettere di farlo.

Cosa ne pensi della collaborazione tra arte e moda?
Credo si sposino perfettamente. Non c'è una senza l'altra e questo vale anche per la musica. Tutti condividono le loro ispirazioni e questo mi fa pensare ad un rapporto genuino.

Hai in mente qualche progetto personale?
Come ho già detto... Non mi piace pianificare troppo! Per ora so di volere un massaggio!

 Gucci Words Room by Daito Manabe, Getty image for Gucci

DAITO MANABE

Che idea avevi di Gucci prima di questa collaborazione?
Mi sono sempre chiesto come sarei sembrato vestito da vari brand. Gucci, prima di lavorarci, l'avrei indossato per andare a una festa. Ora penso a Gucci in maniera diversa. Indossare Gucci e collaborare con il brand sono due cose completamente diverse, ho dovuto conoscere profondamente la filosofia del brand per riuscire a reinterpretarlo.

Come definiresti la loro filosofia?
I prodotti esposti nella mia istallazione sono ispirati alla mitologia. Gucci ha trasformato la mitologia in qualcosa di contemporaneo. Nel mio lavoro personale, mischio spesso cose antiche con la tecnologia, creo così la mia arte. In questo senso credo che Gucci ed io abbiamo qualcosa in comune. 

Sei un'artista multidisciplinare, lavori con video, musica e motion design... Immagino sia stato facile per te collaborare con un brand di moda.
Per me lavorare con persone diverse con background diversi è un ottimo modo per esprimere me stessa e la mia arte. Ma sono consapevole dal fatto che molti artisti sono conservativi e ritengono che l'arte dovrebbe essere "pura". Ma questo non è il mio modo di vedere le cose. Sento il bisogno di poter lavorare con persone appartenenti ad altre discipline.

Come descriveresti Gucci in poche parole?
Cambiamento dinamico. Secondo me Gucci non ha paura del cambiamento.

Gucci Herbarium Room by Chiharu Shiota

CHIHARU SHIOTA

Come ti è venuta l'idea per la stanza?
Quando mi hanno spiegato che volevano creare quattro camere d'albergo ho deciso di creare una stanza con un letto ed una sedia così che le persone potessero sentire che qualcuno era già stato lì.

Conosco bene il lavoro che fai con il filo -- è stato intuitivo lavorare con questa tecnica ancora una volta? Perchè hai scelto un arancione così brillante?
Sembra arancione ma in realtà è rosso. Credo mi abbia aiutato a creare un cosmo, abbellito con il movito Gucci Herbarium e le line che creo sempre con i miei fili.

Avevi mai lavorato con un brand di moda prima? Com'è stata per te questa collaborazione?
È la mia prima collaborazione con un brand di moda. Credo che i materiali utilizzati nella moda possano essere utilizzata anche per l'arte, come i vestiti possono significare una seconda pelle. La moda può essere espressiva come l'arte. Per questo utilizzare i vestiti per il mio artwork è stato naturale per me.

Cosa pensi degli artisti che difendono l'dea di arte come qualcosa che non ha assolutamente a che fare con la cultura pop e la moda?
Quando Gucci mi ha dato la possibilità di partecipare al progetto mi anno detto che potevo rimanere fedele a ciò che sono, che non dovevo fare qualcosa vicina ai loro prodotti. Mi hanno dato completa libertà.

Come vedevi il brand prima e come lo descriveresti ora?
I prodotti sono di alto livello e possono non essere accessibili per me, ma io credo che molte persone comprano questo brand di lusso perchè vogliono colmare il vuoto che hanno dentro, e questo è simile a quello che faccio io quando faccio arte. La mia arte riempie il vuoto dentro di me.

Come pensi si stia evolvendo il mondo dell'arte?
Viviamo in un mondo di scambi, la comunicazione è facile oggi grazie a internet e ai social media, i confini sono più sottili che mai.

Crediti


Testo Tess Lochanski

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