cos'è la "lettering culture", spiegato dal tatuatore marco sorgato

"Le linee sono sottili, tremanti, quasi caduche. A volte intervengo con piccoli disegni, astrazioni sottostanti, macchie di colore e geometrie rigide che si dissolvono in loro stesse."

di Amanda Margiaria
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09 maggio 2019, 3:20pm

Tatuaggini è la rubrica di i-D che vi fa conoscere i nuovi tattoo artist italiani di cui non avete mai sentito parlare. Sono giovani, hanno uno stile unico e stanno riscrivendo le regole della loro industria. Li scegliamo perché rispettano i valori in cui i-D crede e per cui lotta da sempre, che sono tolleranza, diversity e inclusività. Oggi vi presentiamo Marco Sorgato, basato un po' ovunque in Europa. Se volete farvi tatuare da lui, questo è il suo account Instagram. Siamo sicuri risponderà ai vostri DM in tempo zero.

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Ci racconti il primo tatuaggio che hai fatto? Quanto eri terrorizzato da 1 a 10?
A dire il vero non ero terrorizzato. Una mia ex mi aveva fatto questo tatuaggio handpoke, l'ho guardata e mi sono detto: "Mi sembra facile, domani provo anche io." E così è stato: mi sono impiastricciato la gamba, ci ho messo tre mesi a finirlo, mi sono fatto un quadrato nero con delle croci dentro in negativo. Nel frattempo ho iniziato a fare qualche scritta ad amici e amiche. Son venute tutte bene, super punk. La cosa importante e determinante nei primi tatuaggi—che è poi il motivo per cui continui e non lasci perdere—è che ti vengano bene. Se te la fai sotto o li sbagli, non fa per te.

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Come descriveresti il tuo stile? E come lo hai sviluppato?
Vedo il tatuaggio come un mezzo espressivo e non come un fine, una transizione creativa che abbraccia questo periodo della mia vita. Mi distacco dal mondo tradizionale del tatuaggio e dalla figura professionale del tatuatore. Cerco di lavorare in quanto artista che opera sul supporto umano pelle. Lavoro site specific, costruisco e destrutturo al momento sulla pelle. Considerando l’unicità della persona, non confeziono le opere a priori ma le costruisco nel corpo, al momento.

Do importanza e dignità al lettering, e cerco di farmi scegliere per la scritta così come un artista o un tatuatore si fa scegliere per la propria arte figurativa e non. La mia grafia è molto personale, prevalentemente stampatello maiuscolo scritto rigorosamente a mano. Il posizionamento nel corpo è parte fondante dell’atto e caratteristica della mia ricerca di armonia nel caos, nell’asimmetria e nell’irregolarità, che destrutturo poi facendo fluttuare i versi o le lettere nella parte di corpo dedicata.

Abbraccio l’estetica minimale, pertanto le mie scritte sono piccole e spesso occupano una porzione di corpo notevole, che sarebbe usuale utilizzare per un disegno medio/grande: l’effetto che ne deriva è di straniamento. Spesso non si capisce perché una frase così breve occupi una porzione di spazio così ampia. È questo il mio minimal, il mio less is more. Le linee sono sottili, flebili, spesso tremanti, quasi caduche. A volte intervengo con piccoli disegni, astrazioni sottostanti, linee, macchie di colore, geometrie rigide che si dissolvono in loro stesse. Questa è la mia l e t t e r i n g culture.

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Il tatuaggio in assoluto più assurdo che hai fatto?
Tempo fa probabilmente ti avrei risposto: "Una combo di infinito, orma di zampa del cane, cuore rosso e fiorellino in un unico tatuaggio," ovviamente mai pubblicato e risalente quando ho lavorato in un walk-in studio. Poi, recentissimamente, ho perso la persona più importante nella mia vita e ho sentito la necessità di farmi tatuare la sua data di nascita per portarla con me sempre. Lì ho capito quanto coglione sono stato a considerare "da meno" i tatuaggi di un certo tipo. Tutto può sembrare assurdo, finché non ti capita.

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Hai mai detto di no alle richieste dei tuoi clienti?
Si certo, non sono capace di tatuare molte cose. Non capisco come uno, guardando la mia pagina, possa chiedermi una pantera traditional o un Freddy Mercury realistico. Passo sempre la palla a chi è più adatto di me in questi casi.

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Quale consiglio daresti a chi vorrebbe iniziare a tatuare oggi?
Di andare a studiare. Più pensatori, meno tatuatori.

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E invece per chi si vuole fare il primo tatuaggio che consigli hai?
Di scegliersi bene l'artista, di non andare a casaccio dove costa meno per risparmiare 30 o 50 euro. Di stare attenti. Di affidarsi. Di lasciarsi andare. Se poi il primo vi prende bene, Dio ve la scampi perché vi tatuerete per tutta la vita.

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Quanto conta la bravura tecnica nel tuo lavoro?
Come disse Gianni Versace, "non conta la qualità del disegno ma la qualità dell'idea". Ovviamente più tecnica possiedi, più possibilità di sviluppare le tue idee hai, sempre con attenzione a non cadere nell'accademismo o nella logica del binomio "giusto" o "sbagliato". Bisogna avere cervello: non fare mai il passo più lungo della gamba. Ma questo non solo nel tatuaggio..

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Tre tatuatori a cui ti ispiri?
Onestamente io sono un personaggio borderline nel mondo del tatuaggio, nonostante ovviamente debba pormi come tatuatore. Non seguo e non conosco praticamente nessuno, mi fanno cagare la maggior parte dei generi e sottogeneri, soprattutto quelli tradizionali. Sono laureato in Beni Culturali (Storia dell'Arte) e sono molto attento sia alle nuove tendenze che alla nostra storia. Molti potrebbero non essere d'accordo con me, ma sono disposto a correre questo rischio per non perdere di sincerità.

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Il miglior studio di tatuaggi in Italia?
Ho il cuore diviso a metà tra il mio studio di Padova (The White Whale Tattoo Society, di Matteo Nangeroni) dove sono resident e lo studio che mi ospita a Milano (Satatttvision), dove mi sento a casa come se fossi resident. Ospiti internazionali, artisti bravissimi e di spessore, ma soprattutto due luoghi in cui non si respira quell'aria stantia da studio di tatuaggi vecchio stampo. Mi piacciono i crocevia, non gli ossari.

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Perché hai scelto di tatuare principalmente scritte? E dove hai imparato a fare linee così sottili?
Quello che faccio di più adesso e che chiamo l e t t e r i n g culture è soltanto una delle cose che ho sempre fatto. Son partito facendo le scritte handpoke nel primo 2016. Poi ho scoperto la macchinetta, e ho iniziato a lavorare in uno studio dove ho imparato a declinare la mia sensibilità con il supporto di una tecnica migliore: l'alto numero di tatuaggi che eseguivo mi permetteva infatti di affinare ogni giorno di più le mie abilità.

Se guardi l'evoluzione nel mio profilo vedrai che ho iniziato facendo un genere molto accartocciato e decadente, riproducendo Schiele e i miei maestri preferiti. Poi hanno prevalso il lettering nelle sue varie declinazioni, il linework e i disegni più infantili. Mi sento sempre in divenire, sto ancora cercando la mia strada. Da poco ho iniziato a usare anche il colore, cosa che dissi che non avrei mai fatto. Poi ho iniziato a fare certe miniature blackwork. Insomma, lettering a manetta, ma anche altro.

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Sei un tatuatore che gira moltissimo per l’Europa. Perché? È stata una scelta voluta o è qualcosa che è successo e basta?
Considerando Europa tutto quel che è fuori dal mio Veneto Stato, allora sì, giro moltissimo! Scherzi a parte, giro molto perché ho molte richieste e la gente è poco incline a spostarsi per una cosa così piccola come una scritta o uno scarabocchio. Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. In Europa giro per farmi conoscere e capire cosa succede là fuori: funziono molto meglio in Italia al momento, però.

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Crediti


Intervista di Amanda Margiaria
Tutte le immagini via @marcosorgato_

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