il futuro delle maglie da calcio è diy

L'abbiamo imparato al workshop organizzato da Nike durante la Design Week, dove insieme a designer e calciatori abbiamo creato t-shirt che parlano di unicità, moda diy e appartenenza.

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apr 30 2018, 10:29am

Sono stati tre giorni di full immersion tra workshop e partite di calcio. Noi di i-D abbiamo optato per il lato più modaiolo di questa esperienza e ci siamo battuti sul campo della creazione di maglie sportive guidati dall’expertise di designers internazionali e atleti da sogno. Per condividere l’esperienza con voi abbiamo intervistato i designer Matthew Williams, Heron Preston, Arthur Huang, Maria Lemus e Victor Alonso, il duo di fashion designer dietro allo street brand madrileno Maria Ke Fisherman e gli atleti Sara Gama, Barbara Bonansea, Andre Silva e Manuel Locatelli.

L’obiettivo di questi workshop è stato quello di offrire spunti e nuove ispirazioni agli appassionati di calcio, ma non solo. Il goal definitivo l'hanno segnato spirito di unione e amicizia, il sentirsi parte di una stessa squadra, quella dei "Brothers of the World", che con slancio agonistico si sfidano a colpi di creatività.

Maria Lemus e Victor Alonso, il duo di stilisti dietro lo street brand madrileno Maria Ke Fisherman

Gloria: È arrivata moltissima gente al vostro workshop. Quale messaggio volete dare con le grafiche che avete preparato?
Victor: Ci piacciono molto le grafiche giapponesi degli anni ’70 e le anime degli anni ’80 cosi abbiamo dato degli elementi con questo stile che possano comunque essere interpretati in modo personale sulle jersey di Nike.

Maria: Stiamo già vedendo delle maglie bellissime, ognuno sta dando una forte identità al proprio lavoro.

Gloria: Giocate a calcio?
Victor: Ogni tanto sì, mi piace.

Maria: Io non gioco, ma mi piacciono le maglie, ne ho vista una del Sud Tirolo che è la mia preferita, la trovo super, divertente, perfetta!

Gloria: Mi viene in mente il grande pensatore madrileno Ortega y Gasset, quando ha detto che la forma superiore dell'esistenza umana è proprio lo sport, inteso come slancio vitale libero e agonistico. Voi siete spagnoli e il vostro lavoro emana questa energia positiva.
Maria: Tutto il nostro lavoro si basa sul valore dell’identita’ e quindi il nostro spirito spagnolo e’ sempre presente in quello che facciamo. Innanzitutto vogliamo stare bene e far stare bene chi indossa le nostre collezioni.

Victor: Si vogliamo dare sempre e solo messaggi molto solari e positivi!

Matthew Williams, designer inglese del brand emergente ALYX

Gloria: Quindi tu giochi a calcio, esatto? Quando hai iniziato?
Matthew: Ho giocato a calcio durante tutta la mia infanzia, e poi anche crescendo, quando andavo al college. È sempre stata una delle mie grandi passioni, sono decisamente fissato con questo sport.

Gloria: Questo progetto finanzierà un nuovo campo da calcio qui a Milano destinato a bambini e adolescenti della città. Qual è il tuo ricordo d'infanzia più bello legato allo sport?
Matthew: È difficile sceglierne uno solo. In generale direi la sensazione di essere parte di un gruppo, sapere che i ragazzi della tua squadra sono dei veri amici. Poi crescendo la competizione si fa più forte; se sei bravo inizi a viaggiare e fare partite importanti. Lo sport e tutte le sue regole sono una grande palestra di vita, perché ti insegnano a collaborare, ad accettare le sconfitte e dare sempre il massimo per ottenere i risultati in cui speri.

Poi è arrivata la moda, che è stato un altro momento che ha rivoluzionato la mia vita. Entrando a far parte di questo mondo mi sono reso conto che è un po' una sorta di specchio della società in generale.

Gloria: Sono d'accordo. Attraverso una t-shirt puoi esprimere moltissimo, e questo workshop vuole che ognuno dia un'impronta personale alla sua creazione. Quindi la domanda è: qual è la tua jersey preferita?
Matthew: Beh, la stiamo realizzando proprio adesso qui al workshop. Se devo sognare in grande, beh, sarebbe fantastico se una squadra di calcio la indossasse ai mondiali. La vedo piuttosto dura, però. Magari riuscirò almeno a farla mettere ai giocatori di un videogame!

Gloria: Ottima idea!
Matthew: Sai, una cosa che molti sottovalutano è lo stretto legame che c'è tra il mondo del calcio e quello della moda. Dalla divisa di un giocatore puoi capire qual è il suo ruolo, e comprarmi le maglie ufficiali era una vera ossessione per me. Negli Stati Uniti l'accesso ai merchandising ufficiali non è così immediato come qui in Europa, quindi spesso ordinavo online quelle più cool e poi le indossavo con orgoglio, perché avere la maglia di una squadra europea era piuttosto raro. Era quasi una caccia al tesoro in cui la fase di ricerca era interessante quasi quanto la sensazione di avere qualcosa che nessun altro aveva.

Gloria: Quindi per essere un vero cool kid dovevi avere almeno una maglia ufficiale di una qualche squadra europea?
Matthew: Esatto, proprio così!

Heron Preston, designer e fondatore dell'omonimo brand di streetwear

Gloria: Questo workshop permette ai ragazzi di lavorare con designer e creativi. Qual è il tuo messaggio per loro?
Heron: Divertitevi, sperimentate e provate cose nuove. È questo ciò che sto cercando di fare oggi, creare nuovi codici e nuove regole da seguire, dando vita a nuove storie da condividere. Voglio che usino queste maglie come una sorta di tela bianca su cui raccontare qualcosa di nuovo e inedito.

La mia passione per la moda è legata proprio a questo, al poter raccontare una storia attraverso tessuti e creatività. Lo storytelling è una parte fondamentale del mio lavoro e il workshop è un modo per coinvolgere i ragazzi di Milano in questo tipo di narrativa. A questo si aggiunge lo spirito positivo del lavorare in gruppo, del fare comunità e del collaborare: Nike organizza moltissimi eventi, ma questa è la prima volta in cui mi accorgo davvero di quanto anche un brand possa servire da punto d'aggregazione, da ritrovo per un certo tipo di persone molto creative.

Qui dietro di noi ci sono quarant'anni di storia [a Spazio Maiocchi per l'occasione sono esposte anche storiche maglie da calcio, NdA] e davanti a noi vedo invece i prossimi decenni: è questo che stiamo creando, stiamo scrivendo il futuro della moda e vogliamo farlo insieme ai giovani che amano lo sport.

Gloria: Questo workshop è una sorta di scambio, perché Nike e voi designer fornite ai ragazzi degli strumenti per creare, e le loro creazioni raccontano storie inedite anche per voi.
Heron: Esattamente. Se prima la moda era unidirezionale, andando quindi dallo stilista al pubblico, questo tipo di eventi e workshop sono invece bidirezionali, perché c'è un dialogo continuo tra insider della moda, giovani interessati al mondo dello sport e al design. Credo che il segreto stia nell'accesso, nell'avere l'opportunità di avvicinarci agli ambienti più interessanti e creativi.

Gloria: Tu giochi a calcio?
Heron: Da piccolo ci giocavo, ma non a livello agonistico. Era un modo per divertirmi, anche se poi preferivo skateare. A New York vivo vicino a una palestra, quindi lo sport ha sempre fatto parte della mia vita in diversi modi. L'ho sempre vissuto come un modo per divertirmi e sentirmi libero di esprimermi.

Gloria: Il mondo dello sport è fatto di regole, ma è anche—come dici tu—un modo per liberare la mente e il corpo. La trovo una contrapposizione interessante.
Heron: Lo sport è una delle pochissime cose al mondo che può davvero unire le persone al di là di etnie, religioni e credenze. Ricordo che negli anni '60 Pelé e la sua squadra di allora, il Santos, andarono in tour in Africa e per l'occasione Nigeria e Biafra—due nazioni in cui imperversava la guerra civile—dichiararono un cessare il fuoco per 48 ore. Il calcio ha davvero il potere di fermare le guerre.

Gloria: Anche durante i Giochi Olimpici dell'Antica Grecia era così! Esisteva la tregua olimpica, perché lo sport era vissuto come un qualcosa che supera ogni barriera.
Heron: Che è poi il significato di "Brothers of the World": includere tutti, senza distinzioni né limitazioni. È questo il vero potere dello sport, unire le persone e farle sentire parte di una comunità.

Barbara Bonansea, attaccante, e Sara Gama, difensore e capitano, entrambe giocatrici della Juventus femminile e della nazionale di calcio Italiana

Gloria: Questo progetto finanzierà un nuovo campo da calcio qui a Milano destinato a bambini e adolescenti della città. Qual è il tuo ricordo d'infanzia più bello legato allo sport?
Barbara: Quando penso agli inizi, ricordo il campetto da calcio in cui giocavo da bambina con i miei amici. Fin da piccolina passavo il mio tempo tra la scuola e il campo. Avevo sempre il pallone tra i piedi, immancabilmente. Ero l'unica ragazza, tutti gli altri compagni di squadra erano maschi, ma devo dire che tra noi c'è sempre stata sintonia. Passavamo praticamente tutto il giorno insieme, era bello.

Sara: Non riesco a pensare all'infanzia senza vedere una piccola Sara che gioca con il pallone. Era un'ossessione, una passione vera. I compagni di calcio erano tutti maschi, ma non mi è mai pesato. Ogni tanto mi capita di fare un giro nei luoghi della mia infanzia e purtroppo mi accorgo che lo spazio lasciato al divertimento dei ragazzi è sempre meno: dove prima c'era una porta da calcio disegnata con il gesso oggi ci sono delle panchine, quasi a voler scoraggiare le nuove generazioni a divertirsi in strada, all'aria aperta.

Gloria: È come se lo sport, che dovrebbe portare gioia, diventasse un elemento di disturbo per la quiete pubblica, no?
Sara: Assolutamente, è proprio così! Siamo tutti più intolleranti, non accettiamo il rumore, gli stimoli e le novità. Quello che dovremmo fare è invece creare nuovi spazi dedicati ai ragazzi, luoghi in cui possano passare il tempo libero e divertirsi.

Gloria: E poi siete diventate calciatrici professioniste...
Barbara: Esatto, già al liceo ho iniziato a girare l'Italia con la squadra. Il tempo per uscire era poco, perché tra allenamenti e partite fuori casa ero sempre presa dal calcio.

Gloria: La maglia che hai creato durante questo workshop con Nike cosa rappresenta per te? C'è un messaggio che vuoi dare?
Barbara: Questo è il nostro primo workshop, ma ho comunque cercato di creare qualcosa di personale e vero. Ho scelto di mettere il mio soprannome 'Flash' sul retro, perché è un simbolo che uso spesso anche su Instagram, mentre sul davanti mi sono concentrata sull'elemento del fuoco, che sento molto vicino.

Sara: Volevo che la mia maglia fosse divertente, così ho scelto di stamparci il mio soprannome triestino 'Tonda'. Ha diversi significati, perché è il diminutivo di "rotonda", che è la forma della palla, ma anche perché mi ricorda il proverbio "chi nasce tondo non muore quadrato." E io sono un po' così, decisa e determinata, molto combattiva.

Arthur Huang, designer, architetto e ingegnere, fondatore di Miniwiz Co. Ltd. e specializzato in applicazioni innovative di riciclaggio dei rifiuti industriali

Gloria: È la prima volta che partecipi a questo tipo di workshop?
Arthur: No, non è la prima volta. Ne ho fatti moltissimi, perché lavoravo come professore alla Cornell University e in altri atenei. Insegnare alle nuove generazioni significa cercare di entrare in contatto con loro, cercare di lavorare su un piano affine al loro. Un esempio è la moda ecosostenibile: i giovani si interessano al mondo del riciclo, sono molto sensibili al tema dell'inquinamento e in questo workshop hanno la possibilità di lavorare con materiali innovativi e sviluppare una sensibilità sul tema del riciclaggio.

Gloria: È uno scambio, un lavoro in cui i ragazzi creano insieme ai designer e possono poi tornare a casa arricchiti.
Arthur: Lo vedo come un modo per sensibilizzare i giovani, per far loro capire che è possibile creare oggetti innovativi e interessanti anche, e soprattutto, partendo da materiali di riciclo. Vorrei che il nostro workshop li stimolasse, li aiutasse a trovare la loro strada.

Gloria: Le maglie da calcio stanno diventando parte integrante dello street style. Credi sarà un trend passeggero o una moda che perdurerà nel tempo?
Arthur: Credo che le maglie da calcio piacciano così tanto perché dicono molto di chi le indossa e sono altamente personalizzabili. Oggi, ad esempio, i ragazzi sono liberi di decorarle come preferiscono, inserendo quindi elementi identitari su un oggetto che a priori potrebbe sembrare poco personale. Quindi ecco, no, non credo che la moda delle maglie da calcio passerà tanto presto, perché a tutti piace sentirsi unici e allo stesso tempo essere parte di un team. Sono un simbolo, un'idea trasformata in tessuto, un elemento culturale, politico e di lifestyle.

Gloria: Quale sarebbe il messaggio ideale da stampare su una maglia?
Arthur: "0% Virgin" e "Rubbish is the Future", che sono le due scritte che ho scelto per le mie maglie da calcio oggi e ho chiesto ai ragazzi di interpretarle. Sono entrambi messaggi legati al mio modo di vedere il design e al mio sforzo di rendere il mondo un posto un pò meno inquinato attraverso il mio lavoro. Non saremo mai piu' 'vergini' quindi dovremo imparare a riciclare i materiali in modo costruttivo.

Gloria: Ascoltavo alla radio che alcuni ricercatori hanno scoperto l'esistenza di microrganismi e batteri che mangiano i rifiuti. La notizia ha colpito molto gli ascoltatori, perché subito dopo sono arrivate moltissime telefonate; tutti volevano dire la loro. Questo per dire che oggigiorno il riciclo è uno dei temi più urgenti.
Arthur: La cosa più preoccupante è che anche in Italia, anche nei paesi europei che non hanno una particolare predilezione per i materiali sintetici, il 70 percento dell'economia si basa su prodotti fatti con la plastica. Quindi se oggi eliminassimo questo materiale, con lui se ne andrebbe anche il tessuto economico. Non abbiamo alternative. L'unica soluzione, dal mio punto di vista, è guardare indietro e lasciarci ispirare dalle grandi civiltà del passato, dove tutto era riciclato e tutto veniva riadattato. Per questo ho chiesto ai ragazzi del workshop di riflettere sulla frase "Rubbish is the Future".

Andre Silva, calciatore portoghese, attaccante del Milan e della nazionale portoghese - Manuel Locatelli, centrocampista del Milan e della nazionale Under21 italiana

Gloria: Questo progetto finanzierà un nuovo campo da calcio a Milano destinato a bambini e adolescenti della città. Qual è il tuo ricordo d'infanzia più bello legato allo sport?
Andre: Sai, non sempre avevamo un pallone da calcio vero e proprio con cui giocare, quindi ci aggiustavamo con quello che avevamo, a volte usavamo carta, altre volte ci accontentavamo anche della frutta che trovavamo in giro.

Gloria: Quindi avere un campo da calcio è fondamentale per i giovani, secondo te?
Andre: Assolutamente! Se la tua situazione di vita ti fornisce gli strumenti per allenarti e migliorare, i risultati si vedono, arrivano molto più in fretta e si cresce facilmente. Puoi correre per ore e ore senza doverti preoccupare degli infortuni, puoi tirare tutti i rigori che vuoi senza pensare "oddio sto per rompere una finestra," puoi giocare anche tutto il giorno senza che i vicini di casa si lamentino.

Gloria: La maglia che hai creato durante il workshop con Nike cosa rappresenta per te? C'è un messaggio che vuoi dare?
Andre: Bella domanda! Ci ho pensato un bel po', perché per me creare una t-shirt è qualcosa di completamente nuovo. Diciamo che è un work in progress, non l'ho ancora finita a essere sincero.

Gloria: Il successo di questo workshop credo sia determinato dalla partecipazione dei ragazzi. Sei d'accordo?
Andre: Assolutamente sì! Da solo puoi fare grandi cose, ma insieme ad altre persone le possibilità si moltiplicano e anche i risultati sono migliori. È dal lavoro di squadra che nascono i veri successi.

Gloria: Manuel, e tu cosa ricordi di quando eri bambino e hai giocato per la prima volta a calcio? Manuel: L'emozione di fare goal! Tutti i bambini quando segnano poi vanno a casa orgogliosi di condividere la vittoria con i genitori. E' una bella sensazione che fa stare bene.

Gloria: Anche tu hai creato una maglia durante il workshop. Ci racconti il messaggio che hai voluto dare con questa tua personalizzazione? Manuel: Ho messo una palla da calcio dove c'è il cuore. Poi ho scritto 'Future' perchè sono giovane e mi piace pensare al futuro, anche se sono molto concentrato sul presente. Dietro c’è il mio cognome perchè sono orgoglioso di mostrarlo. In fondo ho scritto 'Never give up' perchè è ciò in cui credo fortemente, non bisogna mollare mai e lavorare sodo per migliorarsi sempre.

Crediti


Testo e interviste di Gloria Maria Cappelletti
Fotografia di Rosario Rex Di Salvo