Fotografia di Giorgia Imbrenda

Chi è Muriel, attivista e YouTuber che lotta per la body positivity

"Ho capito che con le mie parole e numeri potevo essere una voce per tutte quelle persone che si sentono sole, non capite dalla società."

di Giorgia Imbrenda; foto di Giorgia Imbrenda
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27 novembre 2019, 1:52pm

Fotografia di Giorgia Imbrenda

Come vi raccontavamo qui, per celebrare i 50 anni di Calvin Klein siamo stati a Berlino per una notte in pieno stile Studio 54. Insieme a noi c'era Muriel, una giovane YouTuber, cantante e attivista che sui suoi canali tratta tre temi cardine: diritti LGBTQ+, body positivity e inclusività.

Finito il party #CK50 siamo tornate in hotel, dove abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Muriel. Nonostante la mezzanotte fosse passata da un po', ci siamo scambiate qualche consiglio, abbiamo parlato del suo coming-out e mi ha raccontato del suo diario di bordo virtuale, in cui affronta tutte le tematiche che considera più intime.

Su i-D, Muriel ha condiviso con noi un messaggio ben chiaro e sincero su cosa significhi oggi intraprendere un percorso verso l'accettazione profonda di sé stessi, consapevole che là fuori ci sono oltre 600.000 persone che vedono, commentano e riflettono su ciò che lei condivide sui social.

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Nel remoto caso in cui tu non fossi così famosa e conosciuta, ti presenteresti allo stesso modo al pubblico? Ti chiediamo quindi di raccontarci di te, come ti chiami, quanti anni hai e da dove vieni, ad esempio.
Parto col dire che io non mi considero famosa, per niente, mi vedo più come una persona “popolare” sul web che ha tanta voglia di comunicare messaggi e di condividere esperienze. Mi chiamo Muriel, ho 23 anni e sono una ragazza brianzola di sangue ma che, non appena ha finito il liceo, è scappata a Milano per via del suo amore nei confronti di questa città. Su YouTube e Instagram tratto tematiche quali i diritti LGBTQ+, la body positivity e tutto ciò che riguarda l’inclusività. Ci sto provando, nel mio piccolo, ma la strada è ancora lunga!

Com’è nata l’idea di avere un tuo canale YouTube in cui parlare di problemi che tutti noi affrontiamo nel nostro privato, ma su cui spesso non ci si apre neanche con le persone che più ci stanno vicine, figuriamoci con milioni di perfetti sconosciuti?
Tratto di tematiche LGBTQ+ dal 2016 circa, quando ho fatto coming out sul mio canale. Questa piattaforma è sempre stata il mio diario di bordo, in cui racconto tutto ciò che fa parte della mia vita, quindi aprirmi dal punto di vista dell’orientamento sessuale è stato spontaneo ed automatico per me. Un anno fa ho deciso di dare uno switch drastico al mio canale, dedicandomi completamente all’inclusività. Ho capito che con le mie parole e i miei numeri potevo rappresentare ed essere una voce per tutte quelle persone che a casa si sentono sole e non comprese dalla società.

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Quello che mi piace di te è che sei colorata, appariscente. Ti si nota e ti si vede da lontano grazie ai tuoi capelli, le tue unghie e gli outfit che scegli. Come sei arrivata nel tempo ad avere un rapporto positivo con il tuo corpo?
In realtà sono sempre stata una persona molto eccentrica, sin da bambina. Non mi è mai piaciuta l’idea di omologarmi, ho sempre seguito il mio istinto. Il mio stile, nel corso degli anni, è stata l’unica cosa che mi ha aiutato ad avere sicurezza in me stessa, mi faceva dimenticare l’odio nei confronti del mio corpo. Ad oggi c’è ancora molto lavoro da fare, ho ancora tanti demoni da combattere, ma sicuramente un po’ di passi avanti sono stati fatti. Bisogna parlare TANTO con se stessi, è così che ho iniziato a far pace con il mio corpo.

Hai un modello a cui ti sei ispirata per portare avanti quello in cui credi?
La mia community sicuramente, ci ispiriamo tanto a vicenda. È anche grazie a loro se oggi sono una persona più forte! Avere delle persone che ti supportano mi ha fatto capire che non sono poi così tanto sbagliata. Un’altra grossa fonte di ispirazione sono i profili body positive che seguo su Instagram. Da quando ho iniziato a far pace con me stessa ho fatto una sorta di cernita degli account che seguivo: sulla mia home volevo solo positività, persone che potessero ispirarmi e farmi riflettere.

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Vedendo il video di quando hai sfilato il 3 marzo in Piazza Duomo in intimo, mi ha colpito una tua osservazione, in cui lamentavi la scelta super ristretta di capi d’abbigliamento sia per le taglie più piccole che quelle più grandi. Secondo te, perché ancora oggi molti brand non ampliano il loro ventaglio nel sizing, come ad esempio ha fatto Calvin Klein?
Secondo me è solo questione di abitudine. Negli ultimi decenni la moda si è concentrata sull'idea di fisico perfetto. Il movimento verso la body positivity è un fenomeno recente, serve tempo affinché la mentalità di ognuno di noi cambi. Ci sono già stati tanti passi avanti, brand che hanno deciso di abbracciare la causa, cambiare e stravolgere il loro marchio. Io non condanno nessuno, perché capisco che non sia un passaggio immediato, e sono anche molto positiva! Basta avere ancora un pochino di pazienza e continuare a fare capire ai brand che anche noi esistiamo.

È indubbio che l’idea di perfezione estetica del passato si sta lentamente deteriorando, anche grazie ai forti messaggi mandati dalle campagne pubblicitarie degli ultimi tempi. Un esempio è "I Speak My Truth" di Calvin Klein, in cui il brand invita a essere se stessi, usando modelle come Beth Ditto, Chika e Indya Moore. Ma al di là di facili semplificazioni, qual è in concreto la situazione? Quando hai pubblicato questa foto, ad esempio, quali sono state le reazioni?
C’è sicuramente più tolleranza nei confronti del diverso, soprattutto nelle generazioni più giovani,, anche se la società, riguardo questa tematica, è quasi spaccata in due, ma è così un po’ per tutto. Nella mia vita quotidiana ricevo ancora critiche, perché alcuni si preoccupano che i miei contenuti possano promuovere l’obesità e sminuire la salute… Ma il messaggio che cerco di dare è totalmente l’opposto! Cerco di far capire l’importanza di migliorarsi per se stessi.

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Cosa ne pensi della community che ha lanciato Calvin Klein, la #CONFIDENTINMYCALVINS dedicata alla positività del corpo, l'autenticità e il sex appeal?
Penso che Calvin Klein abbia dato il via a una grossa rivoluzione, è importante che un marchio così conosciuto a livello globale abbia deciso di schierarsi e di lanciare un messaggio. E spero che in futuro possa essere preso come esempio anche da altri brand!

Qual è la lezione più importante che hai imparato da quando collabori con Calvin Klein?
Si ha spesso l’idea che i brand di un certo calibro siano fuori portata rispetto alle persone con un fisico diverso da quello canonico, ma Calvin Klein mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto conoscere una realtà che prima ignoravo.

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Crediti

Intervista e fotografia di Giorgia Imbrenda

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