Tutte le immagini su gentile concessione di Matteo Masini

tavole botaniche e animali mitologici: ecco i surreali tatuaggi di matteo masini

I suoi tatuaggi uniscono architettura, acqueforti e incisioni in un confondersi di linee che si affastellano una sull'altra a disegnare nuove, misteriose creature.

di Giorgia Imbrenda
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01 ottobre 2019, 6:15am

Tutte le immagini su gentile concessione di Matteo Masini

Tatuaggini è la rubrica di i-D che vi fa conoscere i nuovi tattoo artist italiani di cui non avete mai sentito parlare. Sono giovani, hanno uno stile unico e stanno riscrivendo le regole della loro industria. Li scegliamo perché rispettano i valori in cui i-D crede e per cui lotta da sempre, che sono tolleranza, diversity e inclusività. Oggi vi presentiamo Matteo Masini. Se volete farvi tatuare da lui, questo è il suo account Instagram. Siamo sicuri risponderà ai vostri DM in tempo zero.

Ciao Matteo, ci racconti il primo tatuaggio che hai fatto? Quanto eri terrorizzato da 1 a 10 quando hai preso in mano la macchinetta e ti sei reso conto che per la prima volta stavi per tatuare un’altra persona?
Il primo tatuaggio che ho fatto in vita mia è stato su me stesso. In tutta sincerità non ero terrorizzato, bensì elettrizzato e ignaro di quel che mi aspettasse. Per quanto riguarda la prima “pedalata” con macchinetta in mano è stata magnifica, amore a primo impatto, più che a prima vista. Sono rimasto colpito sopratutto dall’intorpidimento della mano dopo il tatuaggio, dovuto alle vibrazioni. Diverso è stato per il primo tatuaggio su una persona. In quel momento non ero teso, ma impaurito e allo stesso tempo grato. Quella paura sana, quello che ci vuole per riuscire a fare le cose nel miglior modo.

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Come descriveresti il tuo stile di tatuaggio? Ti va di raccontarci un po’ come lo hai sviluppato nel corso del tempo?
Il mio stile rispecchia da un lato tutto ciò che ho studiato nel corso degli anni e dall'altro la mia vita quotidiana. Non ho frequentato Università o Accademie, ma scuole artistiche. Scultura, pittura, acqueforti, incisioni, ed infine Architettura. Ed è proprio dall’unione di queste ultime tre arti che nasce il mio stile. Linee, linee e ancora linee. Difficilmente eseguo sfumature “classiche” con magnum o shader, anche perché sono convinto del fatto che non esiste niente di solido e duraturo come una linea tirata bene.

Cinque anni fa, quando ho cominciato a tatuare, ero ancora fortemente influenzato dal corso di Architettura, lasciato poco meno di un anno prima. Linee lunghissime e parallele tra di loro erano all’ordine del giorno in ogni tatuaggio. Mi piaceva tatuare in modo spreciso, se cosi si può chiamare, lasciando anche le linee di costruzione della bozza. Con il passare del tempo e degli anni è venuta fuori la necessità di essere più preciso, pignolo e quelle linee, inizialmente lunghissime, hanno cominciato ad accorciarsi e avvicinarsi. Questo il richiamo dell’incisione. Inoltre, si affacciava sempre più il bisogno di legare il tatuaggio alla mia personalità, alla mia vita. I miei modi di fare, vestire e pensare. Non è stato semplice inizialmente, ma adesso che comincio a riscontrare interesse da parte dei clienti è molto emozionante per me.

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Momento LOL: qual è il tatuaggio più assurdo che hai mai fatto?
Per quanto riguarda i tatuaggi più assurdi o strani, mi reputo fortunato perché ho un mio caro amico che li colleziona. Pochi mesi fa si è fatto tatuare una fiamma handpoked sul palato, mentre l’anno scorso durante un nostro viaggio on the road gli ho tatuato il nostro pulmino su una natica, nel bagagliaio, mentre viaggiamo per le autostrade spagnole.

Hai mai detto di no alle richieste dei tuoi clienti? Se è successo, per quale motivo lo hai fatto?
Capita quasi tutte le settimane di dire di no. Il no, come cerco di fare capire alle persone che lo ricevono, non è per fare un dispetto o perché non ho voglia di tatuare. Il no indica una presa di coscienza da parte mia. Se mi viene richiesto un tatuaggio maori, traditional, realistico o chi più ne ha più ne metta, io dico di no perché ci sono tanti colleghi specializzati in tali stili, e sono più che felice di indicarli. Siamo sempre di più in questo campo ed è bello darsi mano a vicenda.

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Come mai hai deciso di non fare uso del colore e tatuare rigorosamente in bianco e nero?
Non utilizzo colori perché per il momento non riesco a trovare il giusto compromesso tra i miei disegni e la pelle. Finche si tratta di fogli, tele e tutte le altre cose dipingibili è un conto, mi piace sperimentare. Quando si tratta della pelle vedo solo nero.

I tuoi disegni rappresentano spesso un immaginario vicino al mondo marittimo. Ci sono animali marini, tanta vegetazione e paesaggi rigogliosi. Da cosa è nata questo interesse? E hai altre passioni che influenzano in modo così spiccato il tuo lavoro di tatuatore?
L’interesse verso tutti questi elementi che avete citato è nato insieme a me. Vivo da sempre in campagna, a contatto 365 giorni l’anno con ogni tipo di essere vivente, pianta e paesaggio. Sono un’appassionato di natura a tutto tondo, mi piace osservarla, studiarne i comportamenti. Ho un grande orto a cui sto dietro insieme a mio nonno, mentore di tutto il mio lavoro e della mia filosofia. Amo camminare nella natura, amo pescare. Almeno 2/3 volte a settimana devo assolutamente e rigorosamente dedicare alcune ore alla natura. È la mia fonte d’ispirazione più profonda. Credo si possa intuire dai miei tatuaggi.

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Oltre ai tatuaggi abbiamo visto che dipingi, com’è nata questa passione? E in che modo è legata al tuo lavoro di tatuatore?
Anche il dipingere è nato insieme a me! Ho avuto la fortuna di sapere disegnare fino da piccolo, ed è stato grazie alla mia famiglia che mi sono avvicinato alla pittura e al disegno. Crescendo il “la” finale mi è stato dato da mia mamma, che mi portava tutti i pomeriggi ai corsi di pittura. Poi, quando ho deciso di diventare tatuatore, mi sono imposto di non perdere la pittura ed il disegno. Fondamentali per me, anche perché il dipingere amplia la mia visione. Mi è capitato di avere dei periodi in cui sono stato sovrastato da tatuaggi. Non vivevo bene, non ero pienamente felice quando mi svegliavo. Senza la pittura io non sono nessuno.

Il tuo rapporto con i social? Quanto e come influiscono sul tuo lavoro?
Il mio rapporto con i social è molto tranquillo. Mi piace condividere i miei lavori con quelli dei colleghi che seguo e che mi seguono. Sono molto utili per lavorare, perché al cliente permettono di trovare il tatuatore e lo stile giusto. Come in ogni cosa ci sono pro e contro, però. A mio parere i social nascondono tanta falsità, più di quanto sembri.

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Il miglior studio di tatuaggi in Italia oggi?
Non esiste per me il “migliore studio di tatuaggi”. Esiste quello studio dove non vedi l’ora di tornare, dove tutti ti fanno sentire a casa. Ecco, quello per me è lo studio migliore del mondo.

Chiudiamo con una domanda un po’ più personale: qual è il tatuaggio che hai fatto a cui sei più legato in assoluto?
Ci sono diversi tatuaggi ai quali sono molto legato, in particolare quelli fatti quando ho stabilito una connessione profonda con il cliente. Capita raramente, ma quando succede è palpabile, c’è un’aria strana in postazione ed è bellissimo. In quel momento, lo sento, ho fatto del mio meglio.

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Cercate qualcosa di diverso? Ecco un'altra tatuatrice che abbiamo intervistato di recente, Carlotta Cawa:

Crediti


Intervista di Giorgia Imbrenda
Tutte le immagini via @mattattoodimatteomasini

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