Frame da The Foster Sisters Fashion Film

un po' wes anderson e un po' lynch: ecco le giovani registe alice fassi e claudia campoli

Quattro chiacchiere con Alice e Claudia, videomaker emergenti che ci hanno colpito per la loro maniacale attenzione al dettaglio in ogni frame.

di Carolina Davalli
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07 novembre 2019, 3:21pm

Frame da The Foster Sisters Fashion Film

Alice Fassi e Claudia Campoli sono due giovani registe italiane che con il loro nuovo fashion film The Fosters Sisters ci hanno dimostrato ancora una volta che la loro intesa a livello estetico, tecnico e percettivo è ciò che rende la loro collaborazione professionale vincente. I riferimenti non sono sempre gli stessi, ma tratti comuni (come l’amore spassionato per Lanthimos, Lynch e Wes Anderson) legano queste due giovani creative e sono la benzina che le spinge a intraprendere progetti ambiziosi, con niente altro se non il reciproco supporto. Il nome d’arte del loro collettivo è Victimes, a simboleggiare la loro dinamicità e atteggiamento da problem solver che le porta a riuscire a superare le difficoltà e gli ostacoli di cui sono continuamente vittime.

Noi non abbiamo dubbi che, come li hanno superati per la realizzazione di The Fosters Sisters, li affronteranno anche nel futuro grazie alla forza magnetica della loro energia creativa che si sprigiona dai loro lavori e scaturisce dalle loro immagini.

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Quando avete iniziato a lavorare insieme?
A: Ci siamo conosciute ad un corso di Film Production a Milano, in una classe invasa dal 99% di ragazzi. Volevamo fare entrambe le registe e abbiamo subito avuto affinità artistica, quindi ci siamo dette, perché non farlo assieme?
C: Da quando ci siamo conosciute all’Università, entrambe studentesse di Film. Ci siamo subito trovate bene insieme e abbiamo cominciato a lavorare insieme a progetti universitari, per poi spostarci ad altri lavori esterni e personali.

A livello stilistico, estetico e progettuale, quali sono i vostri punti in comune? Quali invece le cose su cui fate più fatica a mettervi d’accordo?
C: Abbiamo molti interessi in comune e questo sicuramente si riflette nella nostra estetica, che è molto simile. Ci capita spesso di pensare alle stesse identiche cose senza nemmeno esserci confrontate prima (a volte è un po’ inquietante, devo essere sincera). Ma meglio ancora quando abbiamo idee diverse che vanno a completarsi, creando qualcosa di unico. Dato che abbiamo lavorato più volte insieme e sicuramente ci saranno altri progetti futuri, abbiamo deciso di optare per un solo nome che comprendesse tutte e due Victimes, così da non litigare su quale dei due nomi scrivere per primo.
A: Entrambe amiamo le palette di colori, la simmetria alla Wes Anderson e il surrealismo. Poi sul lavoro siamo molto perfezioniste e pretendiamo il massimo, siamo molto autocritiche. “Litighiamo” solo a progetto concluso, quando c’è da inserire i nostri nomi nei titoli di coda e finiamo per giocarci a testa o croce il nome che verrà scritto per primo. Per questo progetto sono stata sfortunata!

Qual è il progetto di cui siete più soddisfatte? E perché?
A: Sicuramente The Foster Sisters. È stata una grande sfida ma alla fine siamo contente del risultato, soprattutto considerando che si trattava di un progetto completamente auto-finanziato. I soldi non fanno la felicità, ma sicuramente risolvono molti problemi! È stato proprio dopo questo set che ci è venuto in mente il nostro nome d’arte Victimes, per sottolineare il fatto che siamo state spesso “vittime della sfortuna”, ma oramai siamo diventate bravissime a risolvere i problemi dell’ultimo minuto.
C: Sicuramente il nostro Fashion Film The Foster Sisters. Abbiamo voluto essere molto ambiziose e realizzare qualcosa più grande di noi, visto il pochissimo budget. Ci abbiamo lavorato molto ed è stato un percorso pieno di ostacoli e difficoltà. Ma vedere un’idea cartacea realizzarsi in un progetto che ci rappresenta appieno ha sicuramente appagato tutte le fatiche.

Come si divide il vostro processo creativo? Quali fasi sono secondo voi essenziali per produrre un lavoro di successo?
C: Dapprima capiamo il tipo di prodotto che si vuole andare a realizzare, il mood e il genere. Poi separatamente cerchiamo ispirazioni e scriviamo qualche idea. Poi ci troviamo, ci confrontiamo e mettiamo insieme tutto, arrivando ad un’idea di progetto unica. Per realizzare un buon lavoro è essenziale la fase della pre-produzione, dunque l’organizzazione del tutto, tra casting, locations, email, budgeting. È la parte sicuramente più lunga e noiosa, ma è da essa che si deve partire e ciò che garantirà una buona riuscita o meno.
A: Inizialmente è un lavoro piuttosto individuale, poi ci incontriamo per fare brainstorming e mettere insieme le nostre idee per creare una storia. Abbiamo un approccio molto fotografico, pensiamo prima a cosa sarebbe bello da vedere e poi creiamo una storia attorno che colleghi il tutto. Non so se è il miglior modo per procedere, noi però lo troviamo efficace, è come quel gioco che ti fa unire i puntini. Secondo me è essenziale avere le idee chiare fin da subito e confesso che in un mondo pieno di stimoli è difficile che la prima idea risulti la migliore.

Chi sono i vostri registi preferiti? Tre nomi a testa.
A: Davvero impossibile dirne tre ma posso provare a fare tre categorie. Per il mood: Gondry, Lanthimos, Lynch, Jodorowsky, Gaspar Noé, Dupieux, Wes Anderson. Per la poesia: Godard, Bertolucci e il primo Woody Allen. Per le storie: Lars Von Trier, Refn, Spike Jonze.
C: Domanda difficile. Ce ne sono moltissimi che amo e dai quali sono influenzata per gli aspetti più diversi. Cito quindi alcuni di cui mi sono rimaste particolarmente impresse alcune opere: Yorgos Lanthimos, Michel Gondry, Wes Anderson, David Lynch, Xavier Dolan, Darren Aronofsky.

Cosa ne pensate dei Fashion Film come genere e come piattaforma creativa?
C: ll Fashion Film è un genere sì pubblicitario, ma molto più artistico e meno vincolato rispetto ad uno spot di un dentifricio. Ti permette di osare e dare libero spazio alla propria creatività, che è quello che piace fare a noi. Sono veri e propri cortometraggi, che possono essere sia di stampo narrativo che più sperimentale. Ed è un genere più immediato e veloce per trasmettere il proprio stile visivo e registico rispetto ad un film.
A: È un mondo che è cresciuto a dismisura nell’ultimo decennio, molto aperto alla sperimentazione e dove i creativi hanno indubbiamente meno paletti, per questo motivo vorrei continuare su questa strada. Alla fine tutti ci affezioniamo alle idee che abbiamo, ed è importante che siano ascoltate. Poi ovviamente quando si tratta di lavori commerciali bisogna sempre fare qualche compromesso, ma se si è abbastanza fortunati da trovare un cliente che apprezza la tua visione, non sembra nemmeno più di lavorare quanto di rendere possibile esattamente quello che si sogna di fare.

Quali sono le influenze che subite fuori dal contesto dei film/video/immagini in movimento?
A: Mi faccio influenzare dalle persone che incontro e da quello che raccontano, tendo sempre a caricaturizzare tutto quello che vedo. Sono super emotiva e vivo a 360°, e a volte non è sempre un bene. Sono anche una grande ascoltatrice delle “conversazioni sull’autobus”, curiosissima di molti ambiti lontani da me e questo sicuramente aiuta molto ad avere una visione d'insieme su tutto. Mi piace portare tutti questi stimoli reali, di tutti i giorni, in un contesto completamente surreale. Per l’estetica invece mi faccio ispirare da qualsiasi forma d’arte, sia fisicamente dalle mostre che visito, sia virtualmente dal web.
C: In primis la fotografia e la pittura e lo studio dei mostri mitologici che la rappresentano. Internet è anche una grande influenza. Tante ispirazioni vengono da ore di ricerche tra immagini, opere, social. Poi per quanto mi riguarda qualsiasi cosa può essere una fonte d’ispirazione: le persone che mi circondano, la natura, la musica, i libri, i sogni, il viaggiare; tutto sta nel saper aprire gli occhi e imparare ad osservare. In Italia siamo molto fortunati da questo punto di vista, grazie al suo vastissimo patrimonio culturale artistico e ai suoi suggestivi paesaggi e scorci urbani.

Qual è secondo voi la differenza tra un'immagine statica ed una in movimento?
C: Rispetto ad un’immagine statica, in quella in movimento ci sono molti più elementi con cui giocare: i movimenti di camera, i dialoghi, la musica ecc. che vanno a caratterizzarne ogni aspetto. Sicuramente un’immagine in movimento ti consente di approfondire un personaggio, una storia; grazie anche al sonoro, che è un elemento importantissimo per riuscire a trasmettere l’emozione che si vuole ottenere.
A: L’immagine statica è la rappresentazione di un singolo attimo, di un’emozione. L’immagine in movimento è tutta la storia che ci sta intorno: puoi decidere se spiegare tutto o lasciare tutto in sospeso. La scelta è molto più ampia. A mio parere una non esclude l’altra, infatti sempre più fotografi stanno iniziando a cimentarsi nei video e viceversa.

Dream job? Uno a testa.
Rispondiamo insieme perché condividiamo lo stesso sogno: regista. Sia nel campo del fashion film che nel cinema.

Dream cast?
A: Un cast totalmente alla francese: Lea Seydoux, Louis Garrel, Audrey Tautou, Denis Levant e Brigitte Bardot.
C: Leonardo Di Caprio (ne sono innamorata dai tempi di Titanic), Natalie Portman, Audrey Tautou, Louis Garrel, Jessica Lange. Un mix un po’ strano, ma perché no.

Avete dei progetti nel cassetto che per qualche ragione non siete ancora riuscite a iniziare, portare avanti, completare?
C: Mi piacerebbe continuare a realizzare progetti personali (e chiaramente anche quelli di Victimes!) sperimentare, studiare ed arrivare a realizzare importanti lavori sia nell’ambito della moda che nel cinema. Vorrei in futuro anche fondare una vera e propria rivista d’arte. Il problema di avere una mente creativa è avere sempre troppe idee e sempre troppo poco tempo e mezzi per realizzarle. Ma “ad ogni cosa il suo tempo”.
A: Infatti, come dice Claudia il tempo è troppo poco ed è anche difficile scegliere quale dei tanti progetti provare a realizzare subito e quali mettere da parte. Vorrei concentrarmi sul mio stile registico e realizzare altri lavori nell’ambito del Fashion, cercando di assumere sempre maggiore consapevolezza ed esperienza. Mi piacerebbe anche viaggiare molto e tornare in Giappone, che mi ha rubato il cuore e mi rivedrà questa primavera.

Dove vi vedete tra dieci anni?
A: Ho vissuto due anni in Francia e l’intento è quello di tornarci prima o poi. Tra dieci anni mi vedo a Parigi, con un pain au chocolat in mano (anche due) e con progetti nuovi da realizzare e nuove persone da incontrare.
C: Mi piace immaginarmi in una città calda e vicino al mare, come Lisbona, dove ho metà della mia famiglia. Poter viaggiare per lavoro per realizzare sempre nuovi progetti, conoscere nuovi posti e tonare in quelli che sono stati parte della mia vita e la mia fonte d’ispirazione.

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Ecco qui il Fashion Film "The Foster Sisters" del duo artistico:

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Crediti

Fotografia di Kyrhian Balmelli
Scritto e Diretto da Alice Fassi e Claudia Campoli
Capi di Salvatore Vignola
Accessori di Ilariuss

Intervista di Carolina Davalli

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