jil sander e il minimalismo estremo

Per la sfilata PE20, il brand ha celebrato l'armonia degli opposti attraverso le contro culture degli anni 60.

di Osman Ahmed
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20 settembre 2019, 8:16am

Jil Sander è indubbiamente uno dei brand che meglio incarna slogan come “Meno è Meglio” e “La qualità sopra alla quantità”, ed è sicuramente pioniere di un design duraturo e persistente. Minimalismo, purezza e il concetto che la via più breve per connettere due punti sia una linea retta sono parte del DNA del marchio. Per i designer Luke e Lucie Meier, che sono al loro terzo anno nella casa di moda, deve esserci sempre e per forza una certa emozione di intimità, che sono riusciti a introdurre attraverso una buona dose di furbizia e sostenere attraverso una riflessione sull’ “armonia degli opposti” nella loro sfilata all’Accademia di Brera, l’accademia d’arte più famosa di Milano.

L'opposto del minimalismo è il massimalismo, ovviamente, concetto che i Meiers sono riusciti abilmente ad esplorare. Si sono concentrati sull’estetica psichedelica degli anni '60 e sul movimento artistico viennese della fine del XIX secolo e hanno usato queste influenze come trampolini di lancio per creare stampe colorate marmorizzate, ricordando anche lussuosi dettagli tipici della carta fiorentina e dei movimenti controculturali di San Francisco (lo spettacolo si è aperto con “White Rabbit” di Jefferson Airplane). La PE20 mostrava anche ricami di raffia in rilievo, rondini fatte di perline, stampe di nudi e pannelli di intricato pizzo guipure fatto di carta. Può sembrare troppo, ma i dettagli sono comparsi in eleganti piccole dosi come fossero accenti sopra una sartoria essenziale, camicie pulite e abiti di seta.

L'idea di semplificazione e abbigliamento duraturo è stata esplorata anche da Miuccia Prada, con la sua sfilata all'inizio della giornata, nel contesto del movimento di una moda sostenibile. Per Jil Sander, i Meiers riconoscono che, sebbene ci sia sempre il desiderio da parte dei consumatori di nuovi ed essenziali vestiti in blu e nero, gli abiti devono anche avere una certa profondità emotiva. Non possono essere solo pile di grigiume, come le montagne di ciottoli che hanno fatto da sfondo allo spettacolo. "Volevamo mostrare l'umanità, il tocco della mano dell’artista - senza che gli oggetti risultassero piatti”, hanno detto l'anno scorso. Questa attenta considerazione del valore dei vestiti in un momento in cui le persone li acquistano con maggiore cautela è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento.

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Questo articolo è originalmente apparso su i-D UK.

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Crediti


Fotografia di Mitchell Sams

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