designer da tenere d'occhio: vi presentiamo francesco salvi

Solo in apparenza inespressivo, il lavoro di questo giovane laureato IED mette al centro la purezza della forma e nasconde un'altissima complessità formale.

di Riccardo Conti
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17 luglio 2018, 11:41am

Senza girarci troppo intorno, il giovane stilista Francesco Salvi (Brescia, 1996) è uno dei migliori neodiplomati del corso triennale di fashion design dello IED Moda di Milano e il suo nome compare anche nella rosa dei finalisti di Milano Moda Graduate. Per il suo progetto di tesi ha realizzato una collezione che riflette il mondo industriale da cui proviene e in cui si è formato, mixandolo però con suggestioni futuristiche.

Affascinato dall’automatizzazione, dagli standard delle dinamiche amministrative che permettono di governare i processi produttivi, dalle qualità tecniche del disegno e dei materiali che rendono più pratici movimenti e attività quotidiane, il lavoro di Salvi, solo in apparenza inespressivo, mette al centro la consistenza della materia e la complessa purezza della forma. Tutto nei suoi vestiti procede per sottrazione: i capi essenziali si ridefiniscono nella loro struttura diventando uniformi, simili a camici da lavoro, clinici e industriali. Il giovane designer pensa alla contingenza immediata del presente e allo stesso tempo proietta le sue divise in una sorta di futuro prossimo: distopico o semplicemente funzionale? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui, facendoci poi aiutare nella decrittazione della sua visione e del titolo-codice della sua collezione.

Hai ridotto la tua identità e quella della tua collezione a un codice: SLVFNC96P08B157C. Perché?
Il titolo della mia collezione bachelor è un codice, perché il codice rappresenta un’informazione. SLVFNC96P08B157C è la sintesi della mia persona e del mio punto di vista.

Divise tra il corporativo e il clinico, dinamiche aziendali… come nasce il tuo interesse per questa estetica? Che cosa ti affascina maggiormente dell'immaginario legato all'automatizzazione?
La ricerca è partita da questi ambienti per motivi legati al mio vissuto; ho passato infanzia e parte dell'adolescenza nella fabbrica di mio padre. In questi luoghi ho trovato molti spunti e sono entrato in contatto con molte dinamiche che hanno influenzato il mio metodo e approccio alla moda. Da osservatore, ad affascinarmi maggiormente di questa realtà è stata la sua incessante ricerca della perfezione.

Che rapporto hai con divise e uniformi? Per te sono una fonte di ispirazione, magari anche simbolica, o ti interessano di più dal punto di vista strutturale?
Le uniformi sono simbolicamente fonte d’ispirazione e portatrici di segni distinguibili in qualsiasi contesto. Quello che indossiamo tutti giorni, se coscientemente, diventa un’uniforme.

Presumo che molti designer non vadano effettivamente in fabbrica e non siano direttamente coinvolti nel vero sviluppo del loro prodotto. Pensi che la tua presenza aiuti la tua collezione?
Il mio rapporto di controllo nella parte dedicata allo sviluppo è essenziale. Non ho mai smesso di progettare, analizzare e pensare finche l’ultima asola non è stata realizzata e l’ultimo bottone non è stato montato.

Ci spieghi come hai approcciato tecnicamente la realizzazione della tua capsule?
Sono partito dal mio punto di vista, ho individuato schemi e codici che mi hanno fatto da guida. Ho raccolto tutti i materiali necessari e utili alla ricerca, qualsiasi cosa, dalle fotografie scattate negli ambienti indagati fino ai disegni tecnici di automobili. Contemporaneamente, ho dato avvio alla fase progettuale con la ricerca dei materiali. Ho speso molto tempo nella parte di sviluppo del cartamodello e del prototipo, e in questo momento progettuale sono anche nate nuove soluzione e proposte poi diventate definitive nella fase finale di realizzazione.

Le tue collezioni sono androgine, oppure mantengono una polarità sessuale?
Tecnicamente sono realizzate per vestire un corpo maschile, ma la ricerca e lo sviluppo non mantengono polarità. Per la collezione SLVFNC96P08B157C ho scelto di sviluppare la parte maschile.

Quando disegnavi e pensavi alla collezione avevi in mente una persona (o personaggio) in particolare?
Individuo dei luoghi, e anche il rapporto tra ambiente e uomo mi ha aiutato nella progettazione. Avevo in mente un individuo che si potesse muovere all’interno delle tre aree che localizzo in una città: l’area amministrativa/centrale, l’area periferica/abitativa e l’area produttiva/industriale.

Oltre alla moda, quale altro linguaggio t’interessa di più oggi?
Il linguaggio che più mi affascina ed allo stesso tempo mi confonde è il linguaggio contemporaneo associato alla tecnologia e il modo in cui le persone, di qualsiasi genere, lo utilizzino per comunicare.

La tua collezione è l’espressione finale del tuo percorso di studio in IED, lo stilista Fabio Quaranta è stato il tutor che ti ha seguito in questo processo finale: come è stato lavorare con lui?
Fondamentale e produttivo.

Sei d'accordo con l'opinione che le persone hanno bisogno di meno vestiti oggi?
Dipende dalla persona, se questa consuma o accumula. Le persone del XXI secolo sono per la maggior parte consumatrici, quindi hanno bisogno di meno vestiti. Il ciclo di vita di un qualsiasi capo al giorno d’oggi è breve e questo ha abituato la mente delle persone a dar meno valore a quello che indossano.

Hai ambientato lo shooting della tua capsule all’interno di uno ufficio dall’aspetto vagamente hight-tech: se fosse il set di un film, quei personaggi che ruolo interpreterebbero?
Io e il fotografo, Giuseppe Cicala, abbiamo lavorato per realizzare degli scatti che avessero un taglio cinematografico. Questo per inserire il pubblico direttamente nel mio punto di vista. Se fosse il set di un film, le figure presenti avrebbero un ruolo di individui testimoni e osservatori del loro tempo, comunicando tra loro in modo artificiale.

In quattro aggettivi, come descriveresti la tua generazione?
Superata, tecnologica, dominata e social.

Il piano ideale per il futuro?
Imparare, osservare, contribuire e raccontarmi.

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Crediti


Intervista di Riccardo Conti
Immagini di campagna (copertina e 1, 2, 3, 4, 5 e 6) scattate da Giuseppe Cicala
Immagini dalla sfilata Milano Moda Graduate 2018 (7, 8 e 9) su gentile concessione di Camera Nazionale della Moda Italiana