Sulla sinistra, l'opera di Signe Pierce Synthetic Lust; sulla destra, screenshot dal film The Neon Demon

perché siamo completamente ossessionati dalle luci al neon

Via di fuga per entrare nell’iperrealtà o semplice trovata Instagram-friendly?

|
ago 29 2018, 10:39am

Sulla sinistra, l'opera di Signe Pierce Synthetic Lust; sulla destra, screenshot dal film The Neon Demon

Amo le luci al neon da quando ero piccola. I miei genitori sono nati in Russia, e quando ci tornavamo per fare visita ai parenti, i cartelli pubblicitari e le insegne luminose delle sue metropoli esercitavano su di me un fascino unico. Avevano un non so che di magico. Durante le scuole media, come tutti, ho aperto un Tumblr e ci sono rimasta completamente sotto per l’estetica. Volevo che tutto nella mia vita fosse illuminato al neon, dalle luci nella mia cameretta allo specchio del bagno, fino ai miei sentimenti. Volevo che tutto risplendesse al buio, con il rischio che potesse surriscaldarsi troppo ed esplodere da un momento all’altro.

Nel 2018, il neon rappresenta in un certo senso l’estetica decadente e il decadimento stesso, ed è ancora protagonista assoluto della realtà contemporanea. È in tutti i musei e nei film, specie in quelli creati da millennial per altri millennial. Ma perché la nostra generazione ha riscoperto il neon? Cos’è che ci attira così tanto di questa forma ormai antica di illuminazione? C’è un motivo psicologico? O è solo una delle nuove tendenze rilanciate da qualche startup della Silicon Valley che funziona tanto bene su Instagram?

In un mondo in cui il protagonista di un reality è diventato Presidente degli Stati Uniti e le prospettive per il futuro non sono certo delle più rosee, il neon sta forse a rappresentare quel desiderio inconscio di vivere nell’iperrealtà. Per la nostra generazion le luci al neon sono una sorta di via di fuga, un’aggiunta colorata che celebra la nostra esistenza in una dimensione irreale, e chissenefrega se sarà solo poche ore in un cinema di periferia o in una discoteca, fino a quando il sole non tornerà a sorgere sul mondo.

Storicamente parlando, questa forma di illuminazione nasce Parigi nel 1910, inventata dal chimico Georges Claude. Nel giro di pochi anni si diffonde in tutto il mondo, riempie le strade di Hollywood, quelle di Hong Kong e le scene di tantissimi film, come Viale del tramonto, giusto per nominarne uno. Ancora oggi, a 70 anni dalla sua installazione, la storica insegna della Pepsi a New York risplende sulle sponde dell’East River ed è diventata nel corso del tempo un vero e proprio simbolo dell’estate all’americana. All’epoca della sua creazione, il neon era visto come un vero lusso in materia di illuminazione, ma con l’avvento del 20esimo secolo, si è trasformato in un simbolo di trasandatezza, apparendo solo nei bar più squallidi e nei sex shop di periferia.

Flash forward agli anni '10 del nuovo millennio, e vi siete fatti un giro su internet negli ultimi cinque anni, vi sarete sicuramente imbattuti nelle opere di Signe Pierce, che ha esposto nelle gallerie di tutto il mondo le sue immagini iper-saturate. Al telefono, questa artista mi racconta che il suo amore per il neon è nato quando si è trasferita a Los Angeles. "Prima di allora, sentivo che mancava qualcosa alla mia vita a New York. E poi ho capito che era questa luce elettrizzante." E ancora: “Los Angeles è la città culturale più importante della West Coast, è l’avanguardia della modernità. È un posto ricco di stimoli, è la terra dove i media creano cose incredibili, immaginano realtà fantastiche e le trasportano nella vita quotidiana."

Pierce non nega di essersi ispirata molto anche a Spring Breakers - Una vacanza da sballo, film del 2013 diretto da Harmony Korine: "Mi sono sentita profondamente vicina all’estetica e ai colori usati nel film. Credo che fosse un ritratto molto interessante del tardo capitalismo negli Stati Uniti."

Still via YouTube

L'uscita nelle sale di questa pellicola fu una vera novità, perché al cinema non si era mai vista tanta vivacità e tutti quei colori fluo. Si trattò inoltre del primo vero successo della A24, casa di produzione che da quel momento in poi avrebbe dominato la cultura giovanile americana con altre pellicole dal forte impatto visivo, tra cui ricordiamo Hot Summer Nights con Timothée Chalamet, Moonlight e Un sogno chiamato Florida. Anche un’altra azienda, la NEON, ha prodotto film caratterizzati dalle luci da cui prende il nome, come The Bad Batch, Gemini e l’attesissimo Assassination Nation.

L'uso di questo tipo di illuminazione nella cinematografia è così ampio da aver dato vita a un sottogenere, il neon-noir, variante del classico noir in cui le ombre sono accentuate dalle luci psichedeliche dei neon e la paranoia è iper-saturata e vibrante. David Lynch è tra i registi che ci hanno fatto amare di più questo tipo di ambientazione escapista—se ci pensate, Twin Peaks e Mulholland Drive strabordano di neon. Nicolas Winding Refn è notoriamente daltonico e per questo le sue opere neon-noir come The Neon Demon e Drive sono ricche di colori primari a contrasto tra loro. Gaspar Noé, un altro regista vicino al genere, si è ispirato all’immaginario di artisti come Frank Ocean e Harmony Korine per la produzione del suo thriller psichedelico Enter the Void nel 2009. Korine stesso contattò il direttore della fotografia di Noé, Benoît Debie, per lavorare a Spring Breakers con l'esplicito scopo di renderlo "molto colorato, molto candy." Da allora, Debie ha lavorato ad altri progetti neon-noir come il video di Rihanna Bitch better have my money, probabilmente tra le canzoni che meglio rappresentano la generazione millennial.

Case di produzione come A24, registi come Gaspar Noé e artisti come Signe Pierce sono in parte responsabili della popolarità dei neon nel 2018 e della loro trasformazione in simbolo della cultura giovanile. Oggi sono in tanti a portare avanti questa tendenza insieme a grandi aziende e gruppi internazionali, prima tra tutti Let There Be Neon a Manhattan che produce insegne luminose da 40 anni e vanta clienti nei settori più disparati, dai fast food a Nike. "I neon sono la perfetta intersezione tra il passato e il futuro," mi spiega il proprietario, Jeff Friedman. Ovviamente, l’idea che i neon siano sempre più popolari e che i giovani artisti li utilizzino per esprimere la propria creatività lo rende una sorta di padre orgoglioso.

E continua poi raccontandomi un aneddoto sul passato dell'azienda: "Rudi Stern, il fondatore di Let There Be Neon, è mancato 11 anni fa. Oltre che uomo d'affari, Rudi era anche un bravissimo scrittore e ha raccontato spesso come il neon facesse parte del panorama americano. 'Per me il neon è il simbolo del romanticismo,' ripeteva sempre. Penso che questa sia un’immagine bellissima—oltre che molto vera."

Quindi forse i neon sono così diffusi perché tutti noi sogniamo una vita più romantica? O c’è di più? Quando ho chiesto a Signe Pierce se avesse mai considerato il neon come un’estetica con un risvolto politico, mi ha risposto così:

"La diffusione dei neon nella cultura pop non rappresenta l’affiliazione a un gruppo politico, quanto piuttosto la ricerca di una via di fuga dalla realtà—trasportando la fantasia nella realtà. Ma ha anche un significato politico, certo. Dato che la realtà di oggi è per molti versi terribile, è normale cercare di mettere un filtro a tutto ciò che ci circonda. A volte, mi chiedo se il mio lavoro stia alimentando il desiderio di esplorare una realtà fittizia. È il tema che affronto nella serie fotografica Faux Realities. A volte ho la sensazione che il mio lavoro risulti un po’ troppo escapista."

Kate Hush, l’artista neon che ha lavorato a Riverdale, è d’accordo con la collega: "I neon rappresentano una sorta di fuga dalla realtà per le persone," dice. "Quando torno a casa, mi metto sul letto, accendo la mia luce al neon rosa e mi sembra di stare in un posto molto più stimolante rispetto a una normale stanza illuminata con una lampadina a LED. Mi calma e mi avvolge. Sono a casa, ma allo stesso tempo sono in questa dimensione irreale."

Forse i neon stanno vivendo questo momento di gloria proprio perché il loro universo colorato e sognante rappresenta la nostra salvezza dalla realtà. O forse ci piacciono perché sono irreali, impossibili da ritrovare in natura, oppure ancora per la dicotomia tra decadenza e decadimento di cui parlavamo all’inizio. È evidente, però, che la nostra generazione sia incredibilmente attratta da questa estetica che non è altro che gas e luce, ma allo stesso tempo è più reale di qualsiasi altra cosa.

"L’estetica neon e psichedelica ha segnato l’era contemporanea, circa dalla fine del periodo di Obama, al primo periodo Trump," mi dice Signe, mentre guarda un cartellone pubblicitario di Fox News schierato contro delle supposte fake news. "Un giorno riguarderemo questa palette di colori e penseremo, 'Ohh, quella era l’epoca di Trump. Quel periodo in cui tutti cercavano di sfuggire alla realtà.'"

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Neon + New York = bellezza infinita. Guardare per credere:

Questo articolo è apparso originariamente su i-D US.