luca magliano e la sua collezione "per un uomo innamorato"

Al Pitti Uomo abbiamo incontrato lo stilista più romantico del momento. Ah, l'amour!

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22 gennaio 2018, 11:45am

Abbiamo incontrato lo stilista Luca Magliano al Pitti Uomo, dove ci ha emozionato con una sfilata anticonvenzionale e inaspettata. Ad accoglierci sulla passerella una montagna di rose rosse che ricordavano un cuore pulsante; in sottofondo, un remix di musica italiana ci ha riportati agli anni del grande cantautorato. La "moda vernacolare" di Magliano cerca di ritrovare l'anima più profonda e pop dello stile italiano, quello vero, quello degli abiti da cerimonia dei paesi italiani degli anni '90 e del “vestito buono” della domenica. I suoi capi sono come emozioni da indossare, raccontano quell'italianità povera e vera, in qualche modo popolare di cui tutti sembrano essersi dimenticati, ma che ha reso il cinema italiano del dopoguerra famoso nel mondo. Di quella poesia neorealista e bohemian, quell'arte dell'arrangiarsi, celebrata da registi come De Sica e Pasolini, oggi rimane lo spirito di certi personaggi senza tempo che è ancora possibile trovare nei sobborghi e nelle province multietniche d'Italia. A pochi giorni dalla sua sfilata al Pitti Uomo, Luca Magliano ci ha raccontato come sta andando il suo progetto.

Perché "il guardaroba per un uomo innamorato"? Pensi ci sia ancora spazio per l'amore al giorno d'oggi?
Per noi parlare d’amore è stato necessario perché è un argomento che riguarda tutti. L’amore e la gentilezza sono le uniche armi che abbiamo per combattere sessismo, razzismo e classismo.

Sei innamorato di qualcuno?
Sempre.

La tua è una visione personale della moda, da dove deriva?
Nasce dalle suggestioni anni '90 e '00 combinate a una grande passione per la narrativa e lo storytelling, che ci spinge a ricercare l’emotività dei personaggi che rappresentiamo.

Cosa guardi, cosa leggi, cosa ti piace? Quali sono le tue ispirazioni?
Veramente di tutto: serie, film, ascolto tanto Radio3. Le ispirazioni sono tantissime, ma tutto parte sempre dai grandi classici. La nostra è in qualche modo una “moda vernacolare”.

Come è nato Magliano?
Nel 2016, in modo del tutto spontaneo. Tutto è partito dall’esigenza di mettere in discussione i capi fondamentali del guardaroba.

Qual è il capo che può riassumere l'identità del tuo brand?
La maglieria mini e tagliata, o i completi da cerimonia all'italiana anni '90.

Non ti sembra che tutti copino tutti, che ci siano poche idee nuove, nonostante una ricerca di identità forte da parte della nuova generazione di designer? La moda può ancora emozionare?
Sinceramente non è una cosa a cui penso, non sono un moralista e non mi piace misurare il lavoro degli altri. Oggi è il 20 di Gennaio e ci sono state almeno quattro sfilate che mi hanno emozionato molto, quindi direi di sì, la moda può ancora emozionare. Eccome.

Se parliamo di cultura italiana, dalla letteratura al cinema, fino all'arte contemporanea, quali sono i tuoi punti di riferimento?
Sono molto affezionato agli autori della mia adolescenza: Tondelli e il suo romanzo Un weekend post moderno mi hanno segnato profondamente. In questo momento adoro i libri di Roberto Calasso e il mio regista italiano preferito è Roberto Minervini.

Lo "stile italiano" ha ancora un significato al giorno d'oggi?
Secondo me sì, nel senso di indagine e riscoperta dei capi simbolo della nostra storia.

Come è andata la tua sfilata durante l'ultima di Pitti Uomo?
Non lo so, direi bene, ci siamo divertiti molto.

La musica era speciale, so che è stata composta appositamente per te, con chi hai lavorato?
Con Stefano Riva, che ha composto e scritto Uomo Innamorato, e con Luca Galizia che l’ha interpretata.

Dopo Pitti Uomo quali sono i prossimi progetti?
Stiamo decidendo in questi giorni quali saranno i prossimi passi.

Crediti


Testo Alessio de Navasques