“un'espressione continua di femminismo”—cass bird sul dior di maria grazia chiuri

In esclusiva mondiale per i-D il cortometraggio Dior Cruise 2018, che Cass Bird commenta alla luce dell'importanza di raccontare HERstory. La storia dal punto di vista delle donne.

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nov 20 2017, 2:33pm

Per la sua prima collezione cruise Dior, Maria Grazia Chiuri ha scelto la donna selvaggia e il Wild West, il Selvaggio Ovest, accompagnando gli spettatori in un viaggio nel pittoresco deserto tra le Santa Monica Mountains. E se per la maggior parte di loro era la prima volta in questa località così rurale, c’era una fotografa nata e cresciuta a Los Angeles che la conosceva invece come le sue tasche. “Ho passato l’infanzia su quelle colline, è lì che giocavo, da bambina. Il team di Dior mi è sembrato familiare sin dall’inizio,” mi spiega Cass Bird in un’email. “Mi ha dato la possibilità di fotografare i luoghi in cui sono cresciuta, un’accoppiata perfetta per me,” aggiunge. Questo momento è stato ripreso in uno speciale corto in cui la collezione Cruise 2018 viene indossata da alcune delle modelle preferite di i-D e habitué delle passerelle come Ruth Bell e Grace Hartzel. In sottofondo c’è Always in the Sun, del gruppo punk-rock francese La Femme—con alcune parti cantate dalla molto-più-che-modella Hartzel—e con questa colonna sonora torniamo a Calabasas per scoprire il debutto di Chiuri per la collezione cruise di Dior, ancora una volta.

Sebbene la sfilata si sia tenuta a poca distanza dal luogo in cui da dieci anni vengono fatte le riprese de Al Passo con le Kardashian, tra questo mondo e gli alti e bassi del reality show vi sono anni luce di differenza. “Volevo esplorare un lato diverso della città, quello più vicino agli spazi aperti e alla natura,” ha spiegato Maria Grazia Chiuri a Maggio, mentre il sole tramontava sulle colline californiane. “È troppo facile pensare a Hollywood e ai suoi red carpet.” Quindi, la stilista ha deciso di concentrarsi sulle Grotte di Lascaux e sui suoi dipinti rupestri, sulla vita e sul lavoro di Georgia O’Keeffe e sulle guaritrici femministe. “Le donne qui avevano forza e determinazione,” fa notare Bird. “Il misticismo faceva sempre parte del gioco, e questo elemento si nota in tutta la collezione. Mi ha fatto ricordare la lunga storia di donne perseguitate perché associate alla stregoneria. È stata una mossa coraggiosa da parte di Maria.”

“Le donne vengono spesso definite dagli altri,” ci ha ricordato Chiuri a Maggio. “Adesso tocca a noi definirci e scegliere cosa vogliamo.” Negli ultimi dodici mesi, la prima direttrice creativa donna di Dior ha rielaborato l’eredità della maison creando abiti per la donna contemporanea. Utilizzando le grafiche della collezione 1951 e i tropi sartoriali più tradizionali in un nuovo contesto, pronti a essere mixati a discrezione del consumatore.

“Se pensiamo al passato, spesso vediamo come la moda fosse qualcosa di imposto sulle donne, principalmente dagli uomini,” ha commentato. “Oggi, una nuova generazione vuole esprimersi a modo suo.” L’intento della Chiuri è infatti quello di condividere il suo punto di vista, incoraggiando così la donna Dior a costruirsi autonomamente una propria visione. “Da Dior, Maria Grazia Chiuri esprime con costanza il femminismo,” dichiara Bird a questo proposito. “ Esplora il ruolo della donna oggi, in tutte le sue complessità e contraddizioni.”

Insieme alla Chiuri e al suo team al femminile, la fotografa sta ridefinendo cosa significa essere una donna oggi, nello specifico: “Essere una donna è sempre stata un’estensione o un’opposizione dell’essere uomo. Finché non occuperemo gli stessi spazi, non potremo mai identificare davvero le differenze tra uomo e donna, sempre concesso che ce ne siano.” Da Bird stessa a Collier Schorr e Annie Leibovitz, fino alla nuova generazione che include Harley Weir, Petra Collins e molte altre, le fotografe donne stanno rivoluzionando il modo di creare immagini e vogliono cambiare il modo in cui guardiamo agli abiti e a chi li indossa. Per Bird, l’intervento finora non è però stato abbastanza deciso. “Ci sono sempre state creatrici d’immagine donne, contributor donne, ma la storia semplicemente ha scelto di non tenerne conto. C’è una HERstory [neologismo creato partendo da her, lei, e history, storia, quindi storia di lei, storia al femminile, ndt] e se si vuole che la storia sia onesta, allora dovremmo iniziare a raccontarla.”

“Se gli spettatori impareranno qualcosa da questo film, spero sia che non mi sono mai fermata a quella che la gente considera cultura giovanile,” continua Bird. “Ci diamo il permesso di sbagliare, di esprimere emozioni sublimi, ma perché deve finire tutto a 21 anni? La conseguenza di questo concetto è un mondo di soppressione e aggressione. Nessuno può vivere seguendo quegli ideali.”